a volte penso di prendere un treno
e sparire per sempre,
anadre lontano,
vagare per il mondo senza meta.
sentirsi soli nel periodo più magico dell'anno
senza poter contare sui tuio affetti
rende la magia inutile.
passeggiare in centro,
o semplicemente predere un caffè caldo
nelle giornate fredde,
ma c'è sempre qualcosa prima,
non sentirsi più amata,
ti fa soffrire,
ma ciò che causa più dolore
è la consapevolezza che tu sappia
del dolore che mi causi.
lacrime,lacrime,
troppe ne ho versate,
essere terrorizzata
nel perdere l'ultimo punto di riferimento,
voglio sparire nel nulla,
partire senza meta,
voglio non pensare più a nulla.
aurea d.
venerdì 10 dicembre 2010
lunedì 6 dicembre 2010
Casomai Babbo Natale dovesse venire a L'Aquila
Caro Babbo Natale,
Ti scrivo da L'Aquila.
Visto che qua le cose non è che vanno tanto bene, io ti volevo chiedere un pò di cose:
se decidi di venire a L'Aquila, metti le termiche perchè sono obbligatorie. Ma se tante le volte volessi venire comunque, avrei bisogno di un pò di cose:
prima di tutto, portami un pò di pazienza. Già che fai lo sforzo di venì, portamene tanta, perchè io l'ho finita.
Dato che io c'ho la casa tutta rotta, portamene una nuova. Ma voglio che sta dove stava quella vecchia. E tanto che me la porti, riporta pure le case nuove ai miei amichetti così giochiamo di nuovo insieme.
Tanto tempo fa, papà mi sgridava perchè col pallone rompevo i vetri del vicino. Mo', sto terremoto che pallone c'aveva che al vicino gli ha rotto pure i muri? Ecco, voglio un pallone come il suo, così ci rompo le case dei politici di Roma, così papà non ci va più a fare le manifestazioni.
Porta di nuovo il lavoro a mamma.
Portami una scuola vecchia, di quelle che erano chiuse se nevicava: queste nuove sono tutte colorate, e pure quando nevica le trovi lo stesso.
Poi, porta un pò di soldi per tutti: io lo so che li avevi mandati anche l'anno scorso, ma quelli se li so' magnati tutti, e c’è ancora tanto da fare.
Quando arrivi, stai attento al camino: qua la caldaia sta sempre accesa, e finisce che ti scotti il culo.
Porta i regali alla mia casa vecchia, tanto ci vado sempre pure se è inagibile. Ma lascia scritto che sono per me, perchè mi hanno detto che in giro ci sono dei cattivi che si fregano le cose nostre.
Ti puoi riprendere indietro le rotonde che mi hai portato l’anno scorso: io non te le avevo chieste, e non mi servono poi a tanto.
Ti voglio sempre tanto bene, pure se qua passi una volta sola e, a dire di qualcuno, sei passato già tante volte.
P.S.: papà dice che non esisti, ma io non ci credo: perchè ieri nevicava, e io lo so che sei stato tu per non farmi vedere, per un pò, tutte le ferite di questa città.
Furbo da Pianola
Ti scrivo da L'Aquila.
Visto che qua le cose non è che vanno tanto bene, io ti volevo chiedere un pò di cose:
se decidi di venire a L'Aquila, metti le termiche perchè sono obbligatorie. Ma se tante le volte volessi venire comunque, avrei bisogno di un pò di cose:
prima di tutto, portami un pò di pazienza. Già che fai lo sforzo di venì, portamene tanta, perchè io l'ho finita.
Dato che io c'ho la casa tutta rotta, portamene una nuova. Ma voglio che sta dove stava quella vecchia. E tanto che me la porti, riporta pure le case nuove ai miei amichetti così giochiamo di nuovo insieme.
Tanto tempo fa, papà mi sgridava perchè col pallone rompevo i vetri del vicino. Mo', sto terremoto che pallone c'aveva che al vicino gli ha rotto pure i muri? Ecco, voglio un pallone come il suo, così ci rompo le case dei politici di Roma, così papà non ci va più a fare le manifestazioni.
Porta di nuovo il lavoro a mamma.
Portami una scuola vecchia, di quelle che erano chiuse se nevicava: queste nuove sono tutte colorate, e pure quando nevica le trovi lo stesso.
Poi, porta un pò di soldi per tutti: io lo so che li avevi mandati anche l'anno scorso, ma quelli se li so' magnati tutti, e c’è ancora tanto da fare.
Quando arrivi, stai attento al camino: qua la caldaia sta sempre accesa, e finisce che ti scotti il culo.
Porta i regali alla mia casa vecchia, tanto ci vado sempre pure se è inagibile. Ma lascia scritto che sono per me, perchè mi hanno detto che in giro ci sono dei cattivi che si fregano le cose nostre.
Ti puoi riprendere indietro le rotonde che mi hai portato l’anno scorso: io non te le avevo chieste, e non mi servono poi a tanto.
Ti voglio sempre tanto bene, pure se qua passi una volta sola e, a dire di qualcuno, sei passato già tante volte.
P.S.: papà dice che non esisti, ma io non ci credo: perchè ieri nevicava, e io lo so che sei stato tu per non farmi vedere, per un pò, tutte le ferite di questa città.
Furbo da Pianola
sabato 27 novembre 2010
scatole
ieri sera sono tornata a l'aquila da roma accolta da mille fiocchi di neve e mi sono sentita a casa,ho sentito il cuore gonfio di gioia come quando ero bambina.questa mattina con calma,dopo aver dormito con il pail e il cappuccio,mi sonoa lazata e la neve è quasi tutta sciolta.sono salita al piano di sopra ed ho inziato a cercare i miei scatoloni,questa settimana mio fratello con un gruppo di amici ha svuotato casa in centro,ne ho trovati due.con il cuore triste li ho aperti ed ho incominciato a fare una cernita delle cose che potevo tenere e quelle che inevitabilbante devo prendere la via del secchio.tante cose che per me erano importatnti ora non lo sono più,così una marea di cosmetici del primo cassetto del comodino sono finiti in una busta,idem per delle borse.aperto lo scatolone della mia scrivania hanno preso la stessa via le vecchie agende,lettere,cartoline,fogli dell'università,il libretto del tirocinio che tanto avevo cercato e tra polvere e calcinacci sono ho tirato fuori un po'di libri la pergamena ciancicata della mia prima laurea,i documenti della tesi su sant'agnese,le foto,alcune sono di una festa di hallowen a casa di manu,tra le streghette c'è anche daniela. e poi,e poi tanti ricordi,i miei diari,i miei piccoli oggetti .... tra tutto ho ritovato il mio "Piccolo Principe" e tante altre cose che in questi anni mi hanno accompagnato.le scatole da aprire sono ancora molte,e con enorme tristezza farò ancora una cernita di quelle da tenere e quelle che a cui dovrò dire addio per sempre .......
giovedì 21 ottobre 2010
coraggiosamente
penso ai miei coraggiosi genitori,a mia madre che con coraggio a 65 anni ha dovuto ricominciare tutto da capo.a mio padre checoraggiosamnete a 67 anni ha vissuto per 18 mesi, e tutt'ora è così, dentro una cucina rustica,con la stufa a legna per scaladrsi e il bagno fuori.
penso all'inverno scorso,al freddo, a quando si sono gelate le tubature dell'acqua e sono rimasti senz'acqua per giorni.
vivere in una stanza,tutto lì,letto,cucina,tutto.
penso a mio fratello che a 34 anni si è ritrovato a vivere in una stanza con i miei genitori,che ha lavorato al freddo con una ditta di traslochi,che per mesi è stato in zona rossa a recuperare gli oggetti,gli affetti,le emozioni delle vite delle persone.
penso a quanto abbiamo perso e a quanto ancora non ci rendiamo conto di cosa abbiamo perso.
dobbiamo ancora metabolizzare,quando torno a l'aquila mi sento spaesata,perchè non ho più punti di riferimento,qui a roma mi sono ambientata ma anche qui è come se fossi un pesce fuor d'acqua.lo dico spesso ma è così mi sento sospesa a mezz'aria,mi sembra di non vivere il tempo,o meglio mi sembra di vivere fuori dal tempo.
riuscirò a tornare a vivere il tempo?a sentire il tempo? non lo so quanto ci vorrà,e non so neanche se ci riuscirò.per ora è come se non penzassi,o meglio non ci penzo e basta. a volte vorrei essere più coraggiosa,ma non ci riesco,mi si riempiono gli occhi di lacrime e mi sento fragilissima,è come se un soffio di vento bastasse a frantumarmi,prima non ero così mi sentivo una roccia ora non più
mi sento persa eppure cerco di farmi coraggio,di essere forte.
prima o poi tornerò a volare
penso all'inverno scorso,al freddo, a quando si sono gelate le tubature dell'acqua e sono rimasti senz'acqua per giorni.
vivere in una stanza,tutto lì,letto,cucina,tutto.
penso a mio fratello che a 34 anni si è ritrovato a vivere in una stanza con i miei genitori,che ha lavorato al freddo con una ditta di traslochi,che per mesi è stato in zona rossa a recuperare gli oggetti,gli affetti,le emozioni delle vite delle persone.
penso a quanto abbiamo perso e a quanto ancora non ci rendiamo conto di cosa abbiamo perso.
dobbiamo ancora metabolizzare,quando torno a l'aquila mi sento spaesata,perchè non ho più punti di riferimento,qui a roma mi sono ambientata ma anche qui è come se fossi un pesce fuor d'acqua.lo dico spesso ma è così mi sento sospesa a mezz'aria,mi sembra di non vivere il tempo,o meglio mi sembra di vivere fuori dal tempo.
riuscirò a tornare a vivere il tempo?a sentire il tempo? non lo so quanto ci vorrà,e non so neanche se ci riuscirò.per ora è come se non penzassi,o meglio non ci penzo e basta. a volte vorrei essere più coraggiosa,ma non ci riesco,mi si riempiono gli occhi di lacrime e mi sento fragilissima,è come se un soffio di vento bastasse a frantumarmi,prima non ero così mi sentivo una roccia ora non più
mi sento persa eppure cerco di farmi coraggio,di essere forte.
prima o poi tornerò a volare
venerdì 15 ottobre 2010
la scelta
due strade,
una scelta,
una in salita
una da struzzo.
la più irta
è la più difficle,
centinaia di piccole goccie
si affacciano tra le ciglia
e si incastrano lì
per poi vorticare
precivitevolmente libere sul volto.
il cuore si strizza,
si spezza
e velocevolmente si ricompone,
ogni ferita si rimargina
e non lascia cicatrici.
tutto torna limpido
e solare
senza nessuna burrasca
una scelta,
una in salita
una da struzzo.
la più irta
è la più difficle,
centinaia di piccole goccie
si affacciano tra le ciglia
e si incastrano lì
per poi vorticare
precivitevolmente libere sul volto.
il cuore si strizza,
si spezza
e velocevolmente si ricompone,
ogni ferita si rimargina
e non lascia cicatrici.
tutto torna limpido
e solare
senza nessuna burrasca
il bivio
ci sono momenti nella vita in cui sei a un bivio,è difficile scegliere la strada ma avolte bisogna avere il coraggio di prendere la più irta.
le scelte difficili ti mettono davanti ad un priodo doloroso,ma attraverso il dolore si può risorgere.il cuore va in frantumi,gli occhi sono perennemente umidi ma poi ti sembra che non ti importi nulla è come se la scelta fatta sia la più logica la più naturale. ti senti finalmente libera,serena,tranquilla. ma allo stesso tempo questo mi da ai nervi perchè io ci ho creduto fino in fondo,ho lottato,ma ora basta è ora di voltare pagina
di rincominciare a volare alto
le scelte difficili ti mettono davanti ad un priodo doloroso,ma attraverso il dolore si può risorgere.il cuore va in frantumi,gli occhi sono perennemente umidi ma poi ti sembra che non ti importi nulla è come se la scelta fatta sia la più logica la più naturale. ti senti finalmente libera,serena,tranquilla. ma allo stesso tempo questo mi da ai nervi perchè io ci ho creduto fino in fondo,ho lottato,ma ora basta è ora di voltare pagina
di rincominciare a volare alto
mercoledì 6 ottobre 2010
una favola per l'aquila
oggi sono molto felice perchè mi hanno comunicato che il 17 ottobre alle ore 11 verrà presentato il libro di fiabe in cui ci sono ber tre mie favole. spero che il libro sia un successo perchè l'intero ricavato andrà in beneficenza.
domenica 3 ottobre 2010
ci sono giorni speciali in cui tutto è meraviglioso, ecco oggi è un giorno meraviglioso perchè il mio amore è qui con me. oggi il sole era più bello,più caldo nonostante sia il 2 ottobre,l'aria era più limpida la vita è più bella. oggi è uno è uno di quei giorni in cui ti alzi e dici BUONGIORNO MONDO!!
i pensieri tristi sono bandidi oggi solo pensieri felici.
si oggi sono felice,ultra felice
i pensieri tristi sono bandidi oggi solo pensieri felici.
si oggi sono felice,ultra felice
martedì 14 settembre 2010
il caos cosmico
quando si dice il caos! a volte ci si trova in situazioni non volute ma che comunque ti mettono al centro dell'attenzione,il problema è che spesso chi hai di fronte non è in grado di capire che tu non c'entri nulla e ti ritrovi in mezzo alla guerra.
si in mezzo alla guerra,ad una guerra sottile fatta di sguardi negati,di parole soffocate in gola. tutto questo è folle eppure è così,l'unica cosa da fare è aspettare,aspettare che la bufera passi che gli animi si rasserenino anche se ci vorrà del tempo.
speriamo che questa burasca passi al piu presto.
in compenso oggi ho mandato uan mia poesia ad una rivista di poesia,sperimo che la pubblichino,non sarebbe male.
ho voglia di rincominciare a scrivere,mi manca la carta e la penna.
si in mezzo alla guerra,ad una guerra sottile fatta di sguardi negati,di parole soffocate in gola. tutto questo è folle eppure è così,l'unica cosa da fare è aspettare,aspettare che la bufera passi che gli animi si rasserenino anche se ci vorrà del tempo.
speriamo che questa burasca passi al piu presto.
in compenso oggi ho mandato uan mia poesia ad una rivista di poesia,sperimo che la pubblichino,non sarebbe male.
ho voglia di rincominciare a scrivere,mi manca la carta e la penna.
venerdì 3 settembre 2010
Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante! [Charlie Chaplin]
giovedì 2 settembre 2010
GRAZIE CHIUNQUE TU SIA
Sono stato a L'Aquila
Perché poi uno si stufa di sentirli per ore a far cagnara fra “il governo dei record” e il “li avete dimenticati”.
Quindi, ho preso la macchina è sono andato a L'Aquila. Mai stato prima.
Ci arrivo dalla statale 17 che scende da Scoppito, che poi capisci che non è Coppito, che sta poco più sotto, e quindi è inutile girarsi a destra e sinistra, cercando la caserma del G8. Alla memoria basta una sola lettera per guastarsi.
L'Aquila è in fondo ad un'ampia vallata, una piana aperta circondata dai monti e la giornata di metà agosto mi prende a sorridere per il maglioncino di cotone che mi sono portato dietro, memore di tutte quelle volte che ho sentito le temperature alla radio e L'Aquila era sempre inevitabilmente lì, una decina di gradi meno delle altre.
Oggi no, fa quasi caldo, solo un po' di vento in una giornata tersa.
La luce limpida fa risaltare i colori delle case lungo la strada, intonacate di fresco, di quei gialli e arancio carichi e densi che oggi sembrano andare di moda. Niente macerie in giro e neanche crepe lungo i muri. Mi scopro stupido a pensare di trovare chissà che, 14 mesi da quel 6 aprile. L'intonaco fresco ha già ricoperto le fessure, o forse sono proprio mura ricostruite da cima a fondo.
Proseguo e a sinistra li noto subito, tanto ce li hanno fatti vedere più e più volte, i condomini del progetto C.A.S.E., quelli del record, consegnati con tanto di dedica presidenziale. Uno spiazzo ricoperto di edifici che galleggiano, moderne palafitte antisismiche. Sotto ci mettono le automobili, a mo' di garage. Attorno capannoni industriali, commerciali. Un lavaggio auto talmente nuovo che brilla. In giro nessuno, ma è agosto.
Sembra tutto normale.
Poi arrivo.
Dopo un'altra rotonda, scorgo la prima transenna davanti alla casa. E collegata alla prima, un'altra. E un'altra ancora e ancora e ancora.
Tutto transennato. Zona rossa. Inviolabile.
In fondo, la prima jeep con i militari di pattuglia.
Alzo lo sguardo, e la prima cosa che noto sono le piante che sporgono da un balcone. Secche. Sono 14 mesi che nessuno le ha più inaffiate.
Proseguo e ancora transenne, transenne. Su ogni transenna la targhetta dell'appaltatore.
Che poi è difficile da spiegare, senza vederlo.
Per chi è di Trieste, come me, si immagini tutto il centro città, da piazza Goldoni alle Rive, tutte le case in mezzo, nessuna esclusa, dietro una transenna. Chiuso. Da 14 mesi. E, quel che è peggio ancora, non si sa per quanto lo sarà, ma sarà ancora tantissimo. Però vi hanno messo a dormire nelle C.A.S.E. del record. A Borgo San Sergio. Reso l'idea?
Proseguo a piedi. Ogni casa, ogni palazzo, tamponato, incerottato, intravato e imbullonato, dietro la sua invalicabile transenna. Affacciate alla strada le insegne dei negozi che c'erano e non ci sono più, vetrine dentro cui intravedo manichini nudi accatastati tra i detriti crollati dal soffitto. Un poster fatto in casa avvisa che la pasticceria ha riaperto. Ti aspettano al nuovo indirizzo. Qui, chiuso.
In giro poche persone, dai discorsi sembrano per lo più ex-studenti universitari che sono tornati a vedere i posti dove hanno vissuto per anni. Ricostruiscono i ricordi, a fatica. Increduli.
E poi, sparsi per le vie del centro, militari, di guardia vicino alle jeep. E' L'Aquila ma ricorda Baghdad.
Ecco, è anche difficile spiegare e, credetemi, non è una sensazione facile da descrivere. Ma per la prima volta ho avuto il timore di tirare fuori la Nikon sotto lo sguardo di un soldato italiano. Da cittadino italiano, libero, in Italia. No, nessuno mi ha detto niente, nessuno me l'ha impedito, ma la sensazione addosso di essere osservato, come se stessero cercando di capire chi ero e cosa fossi venuto a fare lì, non la dimenticherò.
Poi, su un'altra fila di ennesime transenne, le lettere di protesta, le foto, le poesie. 308 fiocchi nero e verde, i colori della città, uno per ogni morto del 6 aprile. Le iniziative del movimento “Riprendiamoci la città”. Vi siete mai chiesti cosa fareste voi se un giorno la vostra città ve la facessero trovare incerottata, inscatolata e inaccessibile? Beh, chiedetevelo. C'è chi lo sta vivendo, oggi.
Sì, qualche palazzo lo stanno ristrutturando, da qualche parte bisognerà pur cominciare e forse stanno anche iniziando a farlo. Ma è un lavoro immane. E ogni muro sta lì a trasudare la paura di restare ancora così, estati ed inverni, tenuto su dall sua impalcatura in attesa che ci siano soldi e volontà di buttarlo giù del tutto e rifarlo.
Quello che penso, mentre risalgo in macchina e riparto, è che qualcuno ad un certo punto ha deciso. E non per un fatto di convenienza corruttiva, si specula sulla costruzione come sulla ristrutturazione. Ha scelto la strada, anche impegnativa – và riconosciuto – che mostrasse il risultato più evidente e prima. Ha scelto la strada del record, la casa prefabbricata a tutti o almeno a quanti più possibile, perchè per farla ci si mette meno tempo e ci si fa una bella inaugurazione per aggiunta. Perchè è la strada del successo più veloce e più visibile. Il resto, si transenni, si tamponi, si dimentichi. Tanto ci vorranno anni e anni per riveder rivivere quel centro storico e i meriti non avranno padri riconoscibili. Non vale la pena, se non c'è un nome da spendere.
Qualcuno, uno o più cambia poco, ad un certo punto, ha fatto questa scelta, senza chiedere a chi lì ci vive se fosse quella giusta o comunque non avrebbe mai potuto dire di no.
L'attimo in cui quella scelta è stata fatta è un momento di vergogna.
E se non riuscite a coglierlo, andate a L'Aquila.
p.s.: Ho fatto in tutto 5 scatti a L'Aquila. Tre sono qui. E non per la presenza dell'Esercito. E' un fatto di pudore. Tutti, credo, fotograferebbero un malato in via di guarigione; nessuno si fermerebbe facilmente a ritrarre quello che sembra diagnosticato come terminale. Io almeno, non ce l'ho fatta.
Perché poi uno si stufa di sentirli per ore a far cagnara fra “il governo dei record” e il “li avete dimenticati”.
Quindi, ho preso la macchina è sono andato a L'Aquila. Mai stato prima.
Ci arrivo dalla statale 17 che scende da Scoppito, che poi capisci che non è Coppito, che sta poco più sotto, e quindi è inutile girarsi a destra e sinistra, cercando la caserma del G8. Alla memoria basta una sola lettera per guastarsi.
L'Aquila è in fondo ad un'ampia vallata, una piana aperta circondata dai monti e la giornata di metà agosto mi prende a sorridere per il maglioncino di cotone che mi sono portato dietro, memore di tutte quelle volte che ho sentito le temperature alla radio e L'Aquila era sempre inevitabilmente lì, una decina di gradi meno delle altre.
Oggi no, fa quasi caldo, solo un po' di vento in una giornata tersa.
La luce limpida fa risaltare i colori delle case lungo la strada, intonacate di fresco, di quei gialli e arancio carichi e densi che oggi sembrano andare di moda. Niente macerie in giro e neanche crepe lungo i muri. Mi scopro stupido a pensare di trovare chissà che, 14 mesi da quel 6 aprile. L'intonaco fresco ha già ricoperto le fessure, o forse sono proprio mura ricostruite da cima a fondo.
Proseguo e a sinistra li noto subito, tanto ce li hanno fatti vedere più e più volte, i condomini del progetto C.A.S.E., quelli del record, consegnati con tanto di dedica presidenziale. Uno spiazzo ricoperto di edifici che galleggiano, moderne palafitte antisismiche. Sotto ci mettono le automobili, a mo' di garage. Attorno capannoni industriali, commerciali. Un lavaggio auto talmente nuovo che brilla. In giro nessuno, ma è agosto.
Sembra tutto normale.
Poi arrivo.
Dopo un'altra rotonda, scorgo la prima transenna davanti alla casa. E collegata alla prima, un'altra. E un'altra ancora e ancora e ancora.
Tutto transennato. Zona rossa. Inviolabile.
In fondo, la prima jeep con i militari di pattuglia.
Alzo lo sguardo, e la prima cosa che noto sono le piante che sporgono da un balcone. Secche. Sono 14 mesi che nessuno le ha più inaffiate.
Proseguo e ancora transenne, transenne. Su ogni transenna la targhetta dell'appaltatore.
Che poi è difficile da spiegare, senza vederlo.
Per chi è di Trieste, come me, si immagini tutto il centro città, da piazza Goldoni alle Rive, tutte le case in mezzo, nessuna esclusa, dietro una transenna. Chiuso. Da 14 mesi. E, quel che è peggio ancora, non si sa per quanto lo sarà, ma sarà ancora tantissimo. Però vi hanno messo a dormire nelle C.A.S.E. del record. A Borgo San Sergio. Reso l'idea?
Proseguo a piedi. Ogni casa, ogni palazzo, tamponato, incerottato, intravato e imbullonato, dietro la sua invalicabile transenna. Affacciate alla strada le insegne dei negozi che c'erano e non ci sono più, vetrine dentro cui intravedo manichini nudi accatastati tra i detriti crollati dal soffitto. Un poster fatto in casa avvisa che la pasticceria ha riaperto. Ti aspettano al nuovo indirizzo. Qui, chiuso.
In giro poche persone, dai discorsi sembrano per lo più ex-studenti universitari che sono tornati a vedere i posti dove hanno vissuto per anni. Ricostruiscono i ricordi, a fatica. Increduli.
E poi, sparsi per le vie del centro, militari, di guardia vicino alle jeep. E' L'Aquila ma ricorda Baghdad.
Ecco, è anche difficile spiegare e, credetemi, non è una sensazione facile da descrivere. Ma per la prima volta ho avuto il timore di tirare fuori la Nikon sotto lo sguardo di un soldato italiano. Da cittadino italiano, libero, in Italia. No, nessuno mi ha detto niente, nessuno me l'ha impedito, ma la sensazione addosso di essere osservato, come se stessero cercando di capire chi ero e cosa fossi venuto a fare lì, non la dimenticherò.
Poi, su un'altra fila di ennesime transenne, le lettere di protesta, le foto, le poesie. 308 fiocchi nero e verde, i colori della città, uno per ogni morto del 6 aprile. Le iniziative del movimento “Riprendiamoci la città”. Vi siete mai chiesti cosa fareste voi se un giorno la vostra città ve la facessero trovare incerottata, inscatolata e inaccessibile? Beh, chiedetevelo. C'è chi lo sta vivendo, oggi.
Sì, qualche palazzo lo stanno ristrutturando, da qualche parte bisognerà pur cominciare e forse stanno anche iniziando a farlo. Ma è un lavoro immane. E ogni muro sta lì a trasudare la paura di restare ancora così, estati ed inverni, tenuto su dall sua impalcatura in attesa che ci siano soldi e volontà di buttarlo giù del tutto e rifarlo.
Quello che penso, mentre risalgo in macchina e riparto, è che qualcuno ad un certo punto ha deciso. E non per un fatto di convenienza corruttiva, si specula sulla costruzione come sulla ristrutturazione. Ha scelto la strada, anche impegnativa – và riconosciuto – che mostrasse il risultato più evidente e prima. Ha scelto la strada del record, la casa prefabbricata a tutti o almeno a quanti più possibile, perchè per farla ci si mette meno tempo e ci si fa una bella inaugurazione per aggiunta. Perchè è la strada del successo più veloce e più visibile. Il resto, si transenni, si tamponi, si dimentichi. Tanto ci vorranno anni e anni per riveder rivivere quel centro storico e i meriti non avranno padri riconoscibili. Non vale la pena, se non c'è un nome da spendere.
Qualcuno, uno o più cambia poco, ad un certo punto, ha fatto questa scelta, senza chiedere a chi lì ci vive se fosse quella giusta o comunque non avrebbe mai potuto dire di no.
L'attimo in cui quella scelta è stata fatta è un momento di vergogna.
E se non riuscite a coglierlo, andate a L'Aquila.
p.s.: Ho fatto in tutto 5 scatti a L'Aquila. Tre sono qui. E non per la presenza dell'Esercito. E' un fatto di pudore. Tutti, credo, fotograferebbero un malato in via di guarigione; nessuno si fermerebbe facilmente a ritrarre quello che sembra diagnosticato come terminale. Io almeno, non ce l'ho fatta.
VENITE ALL'AQUILA
Venite all’Aquila. Venite a vedere cosa fa male all’anima. Venite a vedere le pietre che parlano, sussurrano e gridano. Erano frontoni, architravi, basamenti, capitelli. Venite a vedere quelle finestre che hanno per muro il cielo e che resistono ancora come una preghiera disperata. Venite a sentire il silenzio e il freddo dei vicoli, anche in piena estate: gli armadi che ancora si intravvedono dietro i tramezzi ostinati che continuano ciecamente a sorreggere l’inutile. Venite a vedere i telefoni delle docce penzolare nel vuoto , i quadri storti eppure ancora appesi ad un pezzo di muro; la carta da parati staccata e aperta sul vuoto, gli stendini ai balconi con i panni ormai anneriti , le bandiere della pace a brandelli. Venite a vedere come debordano dai muri di cinta le piante non potate, le schiere insolenti della parietaria che avanzano sulle macerie, l’erba che cresce davanti i portoni chiusi delle case, tra i ciottoli dei vicoli che nessuno calpesta più. Venite a vedere quel caro piccolo disordine sparso un pò dovunque, dettagli di una vita abbandonata in fretta, un attimo prima che si spalancasse l’inferno. Dopo aver visto tutto, sbirciato tra le transenne dell’unica strada aperta nel centro ( come una ferita) potrete parlare di noi e della nostra città. Potrete discutere di responsabilità, progetti, finanziamenti, ritardi, norme, tempi, crono- programmi. O forse non parlerete, per un po’. Continuerete a scattare foto pensando che il disastro non vi era sembrato così grande . Scattate tutte le foto che volete, ma testimoniate la verità. Date parole a quel poco che hanno potuto vedere i vostri occhi. Riferite che la nostra cocciuta ostinazione ha radici profonde. Che vogliamo tornare a viverci , nonostante tutto, nella nostra città morta e nei piccoli centri morti. E se qualcuno non vi crederà, ditegli di venire all’Aquila. Non abbiamo altre prove a nostro favore.
Patrizia Tocci
( PUBBLICATO SU IL QUOTIDIANO IL CENTRO 18/08/10
Patrizia Tocci
( PUBBLICATO SU IL QUOTIDIANO IL CENTRO 18/08/10
sabato 7 agosto 2010
Perchè tu possa ascoltarmi
Perché tu possa ascoltarmi
Le mie parole
Si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.
Collana, sonaglio ebbro
Per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.
Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.
Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
Perché tu le ascolti come voglio essere ascoltato.
Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.
Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.
E io le intreccio tutte in una collana infinita
Per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
Le mie parole
Si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.
Collana, sonaglio ebbro
Per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.
Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.
Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
Perché tu le ascolti come voglio essere ascoltato.
Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.
Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.
E io le intreccio tutte in una collana infinita
Per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
Qui io ti amo
Qui io ti amo.
Tra i pini scuri si srotola il vento.
Brilla fosforescente la luna su acque erranti.
Passano giorni uguali, inseguendosi l'un l'altro.
Si dirada la nebbia in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.
O la croce nera di una nave. Solo.
A volte mi alzo all'alba e persino la mia anima è umida.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui io ti amo.
Qui io ti amo e invano l'orizzonte ti occulta.
Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
che corrono sul mare dove non arriveranno.
Mi vedo già dimenticato come quelle vecchie ancore.
Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.
Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
Amo quel che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia lotta con lenti crepuscoli.
Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
La luna proietta la sua pellicola di sogno.
Mi guardano con i tuoi occhi le stelle più grandi.
E poichè io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie metalliche.
Tra i pini scuri si srotola il vento.
Brilla fosforescente la luna su acque erranti.
Passano giorni uguali, inseguendosi l'un l'altro.
Si dirada la nebbia in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.
O la croce nera di una nave. Solo.
A volte mi alzo all'alba e persino la mia anima è umida.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui io ti amo.
Qui io ti amo e invano l'orizzonte ti occulta.
Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
che corrono sul mare dove non arriveranno.
Mi vedo già dimenticato come quelle vecchie ancore.
Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.
Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
Amo quel che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia lotta con lenti crepuscoli.
Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
La luna proietta la sua pellicola di sogno.
Mi guardano con i tuoi occhi le stelle più grandi.
E poichè io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie metalliche.
Questa volta lasciami
Questa volta lasciami
essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice,
sono più innumerabile
dell'erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,
di sotto l'acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra
l'aria canta come una chitarra
essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice,
sono più innumerabile
dell'erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,
di sotto l'acqua,
sopra gli uccelli,
il mare come un anello
intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra
l'aria canta come una chitarra
Addio ai monti
Addio
monti sorgenti dall'acque- ed elevati al cielo
cime inuguali
note a chi è cresciuto tra voi
e impresse nella sua mente
non meno che l’aspetto de' suoi familiari
torrenti- de' quali si distingue lo scroscio
come il suono delle voci domestiche
ville sparse e biancheggianti sul pendìo
come branchi di pecore pascenti
addio!
Quanto è tristo il passo di chi
cresciuto tra voi
se ne allontana!
Alla fantasia
di quello stesso che se ne parte volontariamente
tratto dalla speranza di fare altrove fortuna
si disabbelliscono
in quel momento
i sogni della ricchezza
egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere
e tornerebbe allora indietro
se non pensasse che, un giorno- tornerà dovizioso
Quanto più si avanza nel piano
il suo occhio si ritira
disgustato e stanco
da quell'ampiezza uniforme
l'aria gli par gravosa e morta
s'inoltra mesto e disattento
nelle città tumultuose
le case aggiunte a case
le strade che sboccano nelle strade
pare che gli levino il respiro
e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero
pensa
con desiderio inquieto
al campicello del suo paese
alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso
da gran tempo
e che comprerà
tornando ricco
a' suoi monti
Ma chi
non aveva mai spinto
al di là di quelli
neppure un desiderio fuggitivo
chi
aveva composti in essi
tutti i disegni dell'avvenire
e n'è sbalzato lontano/ da una forza perversa!
Chi
staccato a un tempo
dalle più care abitudini
e disturbato nelle più care speranze
lascia que' monti
per avviarsi in traccia di sconosciuti
che non ha mai desiderato di conoscere
e non può
con l'immaginazione
arrivare a un momento stabilito per il ritorno!
Addio
casa natìa
dove
sedendo
con un pensiero occulto
s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni- il rumore d'un passo aspettato con un misterioso timore
Addio
casa ancora straniera
casa sogguardata tante volte alla sfuggita
nella quale la mente- si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa
Addio
chiesa
dove l'animo tornò tante volte sereno
cantando le lodi del Signore
dov'era promesso
preparato un rito
dove il sospiro segreto del cuore- doveva essere solennemente benedetto
e l'amore venir comandato
e chiamarsi santo
addio!
Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto
e non turba mai la gioia de' suoi figli
se non per prepararne loro- una più certa e più grande.
monti sorgenti dall'acque- ed elevati al cielo
cime inuguali
note a chi è cresciuto tra voi
e impresse nella sua mente
non meno che l’aspetto de' suoi familiari
torrenti- de' quali si distingue lo scroscio
come il suono delle voci domestiche
ville sparse e biancheggianti sul pendìo
come branchi di pecore pascenti
addio!
Quanto è tristo il passo di chi
cresciuto tra voi
se ne allontana!
Alla fantasia
di quello stesso che se ne parte volontariamente
tratto dalla speranza di fare altrove fortuna
si disabbelliscono
in quel momento
i sogni della ricchezza
egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere
e tornerebbe allora indietro
se non pensasse che, un giorno- tornerà dovizioso
Quanto più si avanza nel piano
il suo occhio si ritira
disgustato e stanco
da quell'ampiezza uniforme
l'aria gli par gravosa e morta
s'inoltra mesto e disattento
nelle città tumultuose
le case aggiunte a case
le strade che sboccano nelle strade
pare che gli levino il respiro
e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero
pensa
con desiderio inquieto
al campicello del suo paese
alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso
da gran tempo
e che comprerà
tornando ricco
a' suoi monti
Ma chi
non aveva mai spinto
al di là di quelli
neppure un desiderio fuggitivo
chi
aveva composti in essi
tutti i disegni dell'avvenire
e n'è sbalzato lontano/ da una forza perversa!
Chi
staccato a un tempo
dalle più care abitudini
e disturbato nelle più care speranze
lascia que' monti
per avviarsi in traccia di sconosciuti
che non ha mai desiderato di conoscere
e non può
con l'immaginazione
arrivare a un momento stabilito per il ritorno!
Addio
casa natìa
dove
sedendo
con un pensiero occulto
s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni- il rumore d'un passo aspettato con un misterioso timore
Addio
casa ancora straniera
casa sogguardata tante volte alla sfuggita
nella quale la mente- si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa
Addio
chiesa
dove l'animo tornò tante volte sereno
cantando le lodi del Signore
dov'era promesso
preparato un rito
dove il sospiro segreto del cuore- doveva essere solennemente benedetto
e l'amore venir comandato
e chiamarsi santo
addio!
Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto
e non turba mai la gioia de' suoi figli
se non per prepararne loro- una più certa e più grande.
sono a casa,o meglio sono tornata tra i monti.arrivata a l'aquila sono andata a casa mia in centro,senza vigili ma ci hanno beccato i militari per fortuna sono stati comprensivi e ci hanno accompagnato. entrare a casa è sempre un'emozione,soprattutto in cameretta tra i resti dei calcinacci caduti quella notte. i miei amati libri sono pieni di polvere,tutto il lavoro per la tesi di Santa Agnese è sparso ovunque,i fogli sono completamente mischiati. le fatine sono tutte a terra,ho ripreso una scatoletta che mi ha riportato dalle seichell A. e l'elefantino d'argento che mi aveva regalato per il mio compleanno. piccole cose forse inutili ma che fanno tornare un po' di normalità nelle nostre vite.
è un periodo difficile tra me e la mia metà,siamo stati sottoposti ad un stress incredibile,in questi 16 mesi le nostre vite sono state capovolte,stravolte
è un periodo difficile tra me e la mia metà,siamo stati sottoposti ad un stress incredibile,in questi 16 mesi le nostre vite sono state capovolte,stravolte
venerdì 30 luglio 2010
vivere e non esistere
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca o colore dei vestiti, chi non rischia, chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione, chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni; emozioni che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia e pace in se stesso.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare!
Lentamente muore chi evita una passione, chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni; emozioni che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia e pace in se stesso.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare!
mercoledì 28 luglio 2010
Un amico degli aquilani: "Una realtà diversa da quella dei media"
Ricevo da un'amica milanese questa e-mail che lei, a sua volta, riceve da amici. Conosce bene la fonte e io conosco bene lei. Il messaggio è autentico.
A. P. è un uomo che frequenta L'Aquila e che vi si reca spesso. Scrive questo messaggio di ritorno da uno dei suoi ultimi viaggi.
Ho lasciato le sole iniziali di chi l'ha scritto, per condividere questa testimoinanza.
_______________________________
Cara Benedetta e cari Tutti,
che dire... se non confermare col groppo alla gola.
Sono ripartito da L'Aquila alle 15 di oggi, ci tornerò lunedì e risarò aquilano per quasi tutta la settimana.
Groppo alla gola, dicevo. Lo stesso groppo di questa mattina mentre col mio elmetto calzato e gli scarponi antinfortunistici mi aggiravo per la zona rossa: avete mai provato ad attraversare una città senza gente? Una città che porta solo il rumore dei passi vostri e dei pochi avventori che, come voi, s'aggirano come fantasmi in una città fantasma? (non riesco ad abituarmi alla morte di questa splendida città, alla morte delle genti aquilane, io che aquilano non sono, che aquilano sono diventato).
A L'Aquila ho imparato a piangermi dentro, contaminato, forse, dagli aquilani: che non urlano, non piangono e se lo fanno, lo fanno in silenzio. Piangendosi dentro, appunto.
Consapevoli che la "cosa" non interessa più a nessuno fuori da L'Aquila.
Non al Governo: sapete che Berlusconi non si reca più a L'Aquila dal 29 gennaio?
Sapete che tra cinque giorni saranno 15 mesi dalle 3,32 del 6 aprile 2009?
Sapete che la zona rossa (ben più grande del centro storico) è ancora transennata e vigilata dall'esercito (non vi si può accedere) e le macerie sono li come quella notte caddero e anche nei mesi successivi a causa delle scosse che si susseguirono e furono anche di 4,5 gradi?
Sapete che oltre quelle costosissime case realizzate a prezzi di costo più alti dei costi di costruzione milanesi non v'è progetto? Non v'è programma? Non v'è speranza? Non v'è futuro?
Sapete cosa vuol dire essere aquilano oggi?
Sapete, anche, cosa vuole dire essere aquilano madre o padre di bambini dell'età dei vostri bambini?
Non al Governo dicevo.
Non all'opposizione!
Sapete che a L'Aquila gli psicofarmaci (tra i medicinali) hanno subito una impennata paurosa delle ventite?
Sapete del crescente alcolismo degli adolescenti e dei giovani?
Sapete che i giovani e i vecchi e le donne e gli uomini mi fermano per strada e mi dicono: architetto ci aiuti a realizzare dei punti di aggregazione che non siano i centri commerciali (unici luoghi periurbani rimasti in piedi, dove si vive una vita finta), ci aiuti a far rivivere la nostra città.
Sapete quanto disperanti siano queste richieste di aiuto?
Sapete cosa vuol dire ritornare alla vita normale, milanese o romana, e cogliere il fastidio di chi vi ascolta perché raccontate una realtà dissimile da quella che è stata veicolata da media?
Sapete che davanti a tragedie di questa portata una città, un popolo, da soli non possono farcela?
Milano non ce la farebbe e Roma, ed Aosta o Palermo o Torino non ce la farebbero.
So che voi lo sapete!
E mi scuso per questo sfogo notturno generato dalle parole di quella donna aquilana che ha raccontato verità e dolore.
Già in un altra mia notte insonne vi ho mandato, in passato, le seguenti strofe di Martin Niemoller:
Prima vennero a prendere gli zingari,
Io restai in silenzio.
Rubacchiavano.
Quando vennero a prendere gli ebrei
Io restai in silenzio.
Mi stavano antipatici.
Quando vennero a prendere gli omosessuali
Io restai in silenzio.
Mi erano fastidiosi.
Quando vennero a prendere i comunisti
Io restai in silenzio.
Non ero comunista.
Quando vennero per me,
Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.
Non dimentichiamo L'Aquila e gli aquilani, nonostante la cattiva e pessima informazione. Facciamolo per loro. Ma facciamolo anche per noi, affinchè se un giorno ci toccasse di vivere una tragedia analoga si possa avere la speranza che, da qualche parte, possa essere rimasto qualcuno pronto a far sentire la nostra voce.
Buona notte o buongiorno
A. P. è un uomo che frequenta L'Aquila e che vi si reca spesso. Scrive questo messaggio di ritorno da uno dei suoi ultimi viaggi.
Ho lasciato le sole iniziali di chi l'ha scritto, per condividere questa testimoinanza.
_______________________________
Cara Benedetta e cari Tutti,
che dire... se non confermare col groppo alla gola.
Sono ripartito da L'Aquila alle 15 di oggi, ci tornerò lunedì e risarò aquilano per quasi tutta la settimana.
Groppo alla gola, dicevo. Lo stesso groppo di questa mattina mentre col mio elmetto calzato e gli scarponi antinfortunistici mi aggiravo per la zona rossa: avete mai provato ad attraversare una città senza gente? Una città che porta solo il rumore dei passi vostri e dei pochi avventori che, come voi, s'aggirano come fantasmi in una città fantasma? (non riesco ad abituarmi alla morte di questa splendida città, alla morte delle genti aquilane, io che aquilano non sono, che aquilano sono diventato).
A L'Aquila ho imparato a piangermi dentro, contaminato, forse, dagli aquilani: che non urlano, non piangono e se lo fanno, lo fanno in silenzio. Piangendosi dentro, appunto.
Consapevoli che la "cosa" non interessa più a nessuno fuori da L'Aquila.
Non al Governo: sapete che Berlusconi non si reca più a L'Aquila dal 29 gennaio?
Sapete che tra cinque giorni saranno 15 mesi dalle 3,32 del 6 aprile 2009?
Sapete che la zona rossa (ben più grande del centro storico) è ancora transennata e vigilata dall'esercito (non vi si può accedere) e le macerie sono li come quella notte caddero e anche nei mesi successivi a causa delle scosse che si susseguirono e furono anche di 4,5 gradi?
Sapete che oltre quelle costosissime case realizzate a prezzi di costo più alti dei costi di costruzione milanesi non v'è progetto? Non v'è programma? Non v'è speranza? Non v'è futuro?
Sapete cosa vuol dire essere aquilano oggi?
Sapete, anche, cosa vuole dire essere aquilano madre o padre di bambini dell'età dei vostri bambini?
Non al Governo dicevo.
Non all'opposizione!
Sapete che a L'Aquila gli psicofarmaci (tra i medicinali) hanno subito una impennata paurosa delle ventite?
Sapete del crescente alcolismo degli adolescenti e dei giovani?
Sapete che i giovani e i vecchi e le donne e gli uomini mi fermano per strada e mi dicono: architetto ci aiuti a realizzare dei punti di aggregazione che non siano i centri commerciali (unici luoghi periurbani rimasti in piedi, dove si vive una vita finta), ci aiuti a far rivivere la nostra città.
Sapete quanto disperanti siano queste richieste di aiuto?
Sapete cosa vuol dire ritornare alla vita normale, milanese o romana, e cogliere il fastidio di chi vi ascolta perché raccontate una realtà dissimile da quella che è stata veicolata da media?
Sapete che davanti a tragedie di questa portata una città, un popolo, da soli non possono farcela?
Milano non ce la farebbe e Roma, ed Aosta o Palermo o Torino non ce la farebbero.
So che voi lo sapete!
E mi scuso per questo sfogo notturno generato dalle parole di quella donna aquilana che ha raccontato verità e dolore.
Già in un altra mia notte insonne vi ho mandato, in passato, le seguenti strofe di Martin Niemoller:
Prima vennero a prendere gli zingari,
Io restai in silenzio.
Rubacchiavano.
Quando vennero a prendere gli ebrei
Io restai in silenzio.
Mi stavano antipatici.
Quando vennero a prendere gli omosessuali
Io restai in silenzio.
Mi erano fastidiosi.
Quando vennero a prendere i comunisti
Io restai in silenzio.
Non ero comunista.
Quando vennero per me,
Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.
Non dimentichiamo L'Aquila e gli aquilani, nonostante la cattiva e pessima informazione. Facciamolo per loro. Ma facciamolo anche per noi, affinchè se un giorno ci toccasse di vivere una tragedia analoga si possa avere la speranza che, da qualche parte, possa essere rimasto qualcuno pronto a far sentire la nostra voce.
Buona notte o buongiorno
sopresa in classe
"un piccolo pensiero per esprimerti gratitudine per il bellissimo lavoro svolto con F. quest'anno scolastico,per i suoi evidenti progressi e per la tua ttenzione particolare in questo delicato momento.
Un augurio per un futuro un po' più sereno.
buone vacanze
L.,F.,M."
questa è la sorpresa che ho trovato in classe questa mattina insiemead una sciarpa bellissima tessuta a mano con il telaio.mi sono emozionata e mi sono venuti i brividi tanto più che la sciarpa è stata acquistata in una bottega artigiana a Civitella Alfedena.
grazie a voi per questo anno scolastico fatto di crescita reciproca,grazie bimbi per esservi fidati di me e di avrmi seguito in questa meravigliosa avventura chiamata conoscenza.
Un augurio per un futuro un po' più sereno.
buone vacanze
L.,F.,M."
questa è la sorpresa che ho trovato in classe questa mattina insiemead una sciarpa bellissima tessuta a mano con il telaio.mi sono emozionata e mi sono venuti i brividi tanto più che la sciarpa è stata acquistata in una bottega artigiana a Civitella Alfedena.
grazie a voi per questo anno scolastico fatto di crescita reciproca,grazie bimbi per esservi fidati di me e di avrmi seguito in questa meravigliosa avventura chiamata conoscenza.
martedì 27 luglio 2010
pensieri
a volte penso che la vita sia ingiusta,quando pensi che tutto sia ok e poi invece scopri che di ok non c'è nulla.
non so se si potrà recuperare un rapporto interrotto,se una litigata furente può far finre tutto in una strada di non ritorno.
ho la testa che mi scoppia,penso,penso e forse ha ragione la mamma di daniela io penso troppo.
ma che ci posso fare se le cose le devo capire?
non ci riesco a far finta di nulla ho bisogno di comprendere.
pensare,pensare mi va in pappe il cervello.
spero che tutto si risolva al più presto che questo periodo buio finisca e che il mio piccolo raggio di sole torni a squarciare le tenebre
non so se si potrà recuperare un rapporto interrotto,se una litigata furente può far finre tutto in una strada di non ritorno.
ho la testa che mi scoppia,penso,penso e forse ha ragione la mamma di daniela io penso troppo.
ma che ci posso fare se le cose le devo capire?
non ci riesco a far finta di nulla ho bisogno di comprendere.
pensare,pensare mi va in pappe il cervello.
spero che tutto si risolva al più presto che questo periodo buio finisca e che il mio piccolo raggio di sole torni a squarciare le tenebre
lunedì 19 luglio 2010
vorrei
questa sera sono finita sul terrazzo di marì pur di riuscire a respirare un po'.
la mia camera è caldissima ma soprattutto non tira un alito di vento,qui invece si sta benissimo.
grazie marì perchè anche se non ci sei mi hai dato il permesso di entrare nella tua camera e venire qui a prendere il fresco.
questa sera sono stanchissima,perchè stamane mi sono alzata alle 4.45 per poter prendere il pulman delle 5.30 e venire a roma.
viaggiare mi è sembrato così strano e poi ci sono voluti ben 25 min per arrivare alla fermata del motel,se fossi stata a casa mia ci avrei messo 5 min a scendere alla fermata della questura.
già casa mia .... forse un giorno potrò tornarci.... forse
su al terminillo ieri era fantastico,caldo al punto giusto e con un leggero venticello.
l'innaugurazione è andata benissimo c'era molta gente e in più iri c'erano moltissimi turisti,si è lavorato molto.
sono stanca,si stanca mentelmente, incomincio a risentire di tutto lo stress di questo periodo,in fondo dal 6 aprile non ho mai staccato la spina,ho sempre lavorato e fatto mille cose per avere la giornata piena;forse è il caso di fermarsi un momento a pensare.
e sì a pensare senza correre,pensare tranquillamente a qualsiasi cosa come facevo una volta.
perdermi nell'immaginazione,nei miei voli pindarici.
prima lo facevo spesso,volavo con la fantasia,sognavo ad occhi aperti come fanno i bambini.
ora mi sembra che qualcosa dentro di me si sia spento, sento solo una grande tristezza che maschero con un sorriso. ho smesso di sognare.
vorrei che la mia vita prendesse una piega diversa,mi piacerebbe poter progettare di fare un figlio di creare una vita a due,ma tutto questo è impossibile,mi è negato e mi fa soffrire.
scarico su alberto tutto,perchè ciò che io voglio lui non può darmi.
non la sopporto più questa situazione e mi sto disinnamorando della vita.
sotto certi punti di vista mi sembro un' automa,è come se facessi tutto in modo meccanico,
vorrei ritrovare la mia originalità,la mia curiosità nella vita.
vorrei .... quante cose vorrei ....
la mia camera è caldissima ma soprattutto non tira un alito di vento,qui invece si sta benissimo.
grazie marì perchè anche se non ci sei mi hai dato il permesso di entrare nella tua camera e venire qui a prendere il fresco.
questa sera sono stanchissima,perchè stamane mi sono alzata alle 4.45 per poter prendere il pulman delle 5.30 e venire a roma.
viaggiare mi è sembrato così strano e poi ci sono voluti ben 25 min per arrivare alla fermata del motel,se fossi stata a casa mia ci avrei messo 5 min a scendere alla fermata della questura.
già casa mia .... forse un giorno potrò tornarci.... forse
su al terminillo ieri era fantastico,caldo al punto giusto e con un leggero venticello.
l'innaugurazione è andata benissimo c'era molta gente e in più iri c'erano moltissimi turisti,si è lavorato molto.
sono stanca,si stanca mentelmente, incomincio a risentire di tutto lo stress di questo periodo,in fondo dal 6 aprile non ho mai staccato la spina,ho sempre lavorato e fatto mille cose per avere la giornata piena;forse è il caso di fermarsi un momento a pensare.
e sì a pensare senza correre,pensare tranquillamente a qualsiasi cosa come facevo una volta.
perdermi nell'immaginazione,nei miei voli pindarici.
prima lo facevo spesso,volavo con la fantasia,sognavo ad occhi aperti come fanno i bambini.
ora mi sembra che qualcosa dentro di me si sia spento, sento solo una grande tristezza che maschero con un sorriso. ho smesso di sognare.
vorrei che la mia vita prendesse una piega diversa,mi piacerebbe poter progettare di fare un figlio di creare una vita a due,ma tutto questo è impossibile,mi è negato e mi fa soffrire.
scarico su alberto tutto,perchè ciò che io voglio lui non può darmi.
non la sopporto più questa situazione e mi sto disinnamorando della vita.
sotto certi punti di vista mi sembro un' automa,è come se facessi tutto in modo meccanico,
vorrei ritrovare la mia originalità,la mia curiosità nella vita.
vorrei .... quante cose vorrei ....
sabato 17 luglio 2010
Partigiani del terzo millennio: lettera di un padre ai figli Domenico e Mariapaola morti ad Onna sotto le macerie
Un anno fa ho perso la mia famiglia, il mio paese, Onna, e 40 dei suoi abitanti. E ho perso L’Aquila. Dopo un anno il dolore è, se possibile, ancora più forte. Questa è una lettera ai miei figli. Non so se la leggeranno. Ma sentivo di doverla scrivere. Caro Domenico, cara Maria Paola stamattina, come ogni mattina da un anno ormai, ho creduto, nel mio dormiveglia, di sentire i rumori di una famiglia felice: porte che si aprono, l’odore del caffè che arriva dalla cucina, il libro che non si trova, l’ultimo ripasso prima dell’interrogazione, e poi l’uscio che si chiude, le portiere della macchina che sbattono, l’i nizio di un nuovo giorno pieno di affanni, ma anche di gioie e fiducia nel futuro. Da un anno non sento più rumori, se non quello del tuffo al cuore quando, come se non volessi arrendermi all’evidenza, scopro che le vostre camerette non ci sono più, che là, sotto quelle macerie avete lasciato i sogni, le vostre cose, il cellulare per inviare i messaggi agli amici, il computer per studiare e per chattare, il diario con l’annotazione di un pensiero, di un appuntamento, di una festa alla quale non poter rinunciare.Quella notte di un anno fa, eravamo tutti in quella casa che credevamo la più bella e sicura del mondo.Ero io che ve lo avevo fatto credere e voi di papà avevate fiducia. Io ho tradito la vostra fiducia. Quando tu, Maria Paola, all’una di quella notte maledetta mi hai detto: papà, qui moriamo tutti, io ti ho rassicurato e ho segnato il tuo triste destino.Quel grido, che alle 3.32 è arrivato dalla cameretta di Domenico non era «Aiuto, aiuto». Era «Papà, papà». Quella notte non sono stato capace di salvarvi, mi sono arreso di fronte a una montagna di macerie, alla polvere che bloccava il respiro, all’incubo del quale non riuscivo a vedere i contorni. Mentre voi ci lasciavate, papà e mamma erano lì, in pigiama a cercare l’impossibile, a fare nulla, perché nulla c’era da fare, nemmeno piangere e gridare. Noi eravamo vivi, io che vi avevo costruito una bara di sassi ero vivo e non so ancora spiegarmi perché. In questi mesi tanto si è parlato dei crolli e delle responsabilità. Io ho avuto la grande colpa di fidarmi di chi ci rassicurava, come voi vi siete fidati di me. Ma della vostra morte sono il primo colpevole: non cerco alibi o giustificazioni anche se mi aspetto anch’io che la giustizia degli uomini faccia chiarezza fino in fondo e stabilisca se prima del sisma ci siano state leggerezze, superficialità, incompetenze. Per quanto mi riguarda chi ha scelto di farmi restare vivo mi ha condannato senza appello: non sono morto quella notte, me ne andrò pian piano fra i dubbi, i rimorsi, i sensi di colpa. Voi non meritavate di morire così. Io forse non meritavo di restare in questo mondo. Oggi, un anno dopo, il dolore è più forte che mai. Ogni volta che vi penso, e lo faccio ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, per prima cosa vi chiedo perdono. Due giorni fa, da solo come sempre, sono venuto a farvi visita al cimitero. Ho trovato tanti fiori e piccoli oggetti che vi hanno regalato i cugini e gli amici. È stato l’unico momento in cui ho sorriso: non vi hanno dimenticato e questa per me è la più grande consolazione.In questo anno sono andato in tante scuole a parlare con ragazzi che hanno più o meno la vostra età. In ognuno di loro ho visto i vostri volti.Davanti alla tua foto, cara Maria Paola, spesso non reggo all’e mozione. Quel tuo sguardo quando eri ancora fra noi, per me era il tuo modo per approvare o disapprovare una cosa che avevo detto o fatto. Per me contava solo quel tuo giudizio ed ero certo che mi avresti accompagnato negli anni del tramonto regalandomi tanti momenti sereni senza mai essere invadente, senza mai chiedere nulla, sapendo che su tuo padre ci potevi contare e io potevo contare su di te. Ricordo il giorno quando fra me e te è come se fosse scoppiata una scintilla. Tu sai che io non sono mai stato un padre da bacetto della buona notte. E di questo, credimi, non me ne trovo pentito. Non ho mai sentito il bisogno di dirti ogni secondo che ti volevo bene, tu sapevi che te ne volevo e questo bastava a entrambi. Nel maggio del 2007 io e mamma ci siamo presi una bella paura. Ti era spuntata una piccola ciste sul collo. Per più di tre mesi abbiamo cercato di capire se fosse o meno una cosa grave. Alla fine i medici ci hanno rassicurato ma hanno anche consigliato di toglierla. Era in una posizione molto delicata, l’intervento chirurgico è durato più di tre ore. Siamo stati con il fiato sospeso. Quando ti hanno riportato in camera è iniziato il risveglio dall’anestesia. Tu tremavi di freddo e pronunciavi frasi sconnesse. Io ero lì vicino a te e non riuscivo a bloccare l’ansia. Allora ho fatto un gesto fra i più normali del mondo, ho preso la tua mano sinistra e l’ho stretta forte. Ho visto che ti sei tranquillizzata, mi hai fatto un sorriso. Ti ho chiesto: come stai? Bene, mi hai risposto. Non era vero ma credo che tu l’avessi detto perchè ti sei sentita sicura e protetta. Come ti sentivi sicura e protetta quella notte, e io ho tradito la tua fiducia. Pochi giorni prima del terremoto mi avevi chiesto: perché un giorno non ci facciamo una passeggiata? Nella tua voce c’era una sottile ironia. Sapevi che anche per fare poche centinaia di metri prendevo la macchina. Eppure quella passeggiata che non ho fatto con te è uno dei tormenti delle mie notti. Quando tutto fila liscio sembra che non ci sia mai tempo per fare le cose importanti. Poi, quando le cose importanti ti vengono a mancare ti accorgi di quanto era vuota la tua vita mentre inseguivi il nulla correndo di qua e di là come una trottola.C’era un sogno nella mia vita che non ti ho mai confessato anche se a volte abbiamo parlato anche dei nostri piccoli segreti.Spesso quando ero in macchina mi piaceva ascoltare una canzone che parlava di un padre che porta la figlia all’altare nel giorno del suo matrimonio. Ecco quella era la cosa che mi avrebbe fatto felice.Sognavo quel momento - magari fra 10 o 20 anni - sarebbe stato uno dei giorni più belli della tua vita ma lo sarebbe stato ancora di più per me. Quel giorno non arriverà e il nastro registrato con quella canzone è finito sotto le macerie insieme a tutto il resto. Domenico, è difficile parlare di te solo come un figlio. Guardandoti crescere, e ormai eri diventato un ragazzone, rivedevo me con le mie timidezze, le mie paure ma anche con un senso forte della famiglia, di un progetto da costruire insieme.Sai quante volte in questo anno ho pensato a una frase che mi dicevi sempre quando tornavi da scuola e mi trovavi seduto sul divano con l’aria un po’ corrucciata: «Che hai fatto papà, di che ti lamenti, hai due figli bellissimi» e con un po’ di autoironia aggiungevi: «Soprattutto il maschietto».Ti ricordi quando, tu ancora piccolo, ci azzuffavamo sul letto anche se in realtà lo facevamo più per abbracciarci e stare un po’ insieme per condividere momenti sereni.E poi per anni, ogni sera, prima di andare a letto sempre lì a misurare quant’eri cresciuto. Pochi mesi prima del terremoto avevi esultato: sono più alto di te.Io ti ricordavo quando, a pochi mesi di vita, ti tenevo tutto su un solo braccio. Ora non ce l’avrei fatta nemmeno a tenerti sulle spalle. E tu che mi dicevi: sarò il bastone della tua vecchiaia.Io a risponderti scherzando: sì in testa me lo darai il bastone.Nel 2008, l’ultimo anno della nostra vita, a maggio si svolse come sempre la festa parrocchiale. Tuo nonno Domenico doveva «portare» la statua della Madonna delle Grazie.Tutti i portatori devono indossare la «divisa» della Congregazione. Quel giorno tutti e tre avevamo quella «divisa» e ci facemmo fotografare insieme davanti all’immagine lignea della Vergine: quella foto oggi la conservo come una reliquia, in quella foto c’è il mio sogno infranto.E c’è tutta la mia solitudine. Tu ricordi? Avevamo creato insieme un posto dove stare tranquilli: era la nostra biblioteca. Avevi contribuito a catalogare tutti i libri. Ormai erano a quota 5.000. Quante sere passate ad arricchire il nostro sito internet sulla storia di Onna.Non sapevamo che quelle fotografie che avevi scattato a febbraio sarebbero finite su un libro dedicato a te, a Maria Paola, a papà Domenico, ai miei onnesi che quella notte se ne sono andati per sempre.Quella era la nostra vita.Poi è arrivata la scossa e tutto è finito. Oggi quando mi chiedono quali sono gli obiettivi della mia esistenza rispondo che siete comunque e sempre voi. Nessuno potrà ricostruire la mia vita e la nostra famiglia.Ma nessuno potrà cancellare dalla mia mente il vostro ricordo. Anche se questo per me significa senso del vuoto, pianto, angoscia, respiro che si ferma.Io non so se voi mi avete perdonato. So che comunque ho un impegno nei vostri confronti e nei confronti di tutti quelli che sono morti.Voglio che i nostri luoghi vengano ricostruiti.Non per me.Io ho poco da chiedere al futuro. Quei luoghi però, noi li avevamo ereditati. Dobbiamo restituirli a chi tornerà a viverci e dovranno essere più belli e soprattutto più sicuri. Lo dico con una rabbia che si fa amarezza: nessun genitore dovrà soffrire come sto soffrendo io. Nessuno deve più morire sotto le macerie come voi, Domenico e Maria Paola e come le altre 306 persone.Ora, mentre chiudo questo scritto, con le lacrime agli occhi, ho una grande voglia di abbracciarvi. Non posso, perché non ci siete. Ma voglio dirvi che se il mio dolore è così grande è perché era grande la gioia che mi avete dato, e in fondo sono stato fortunato ad avere due figli come voi. Ciao dal vostro papà. Fino all’ultimo giorno.Fino all’ultimo respiro"
Giustino Parisse
Giustino Parisse
giovedì 15 luglio 2010
abbracci
le ali si schiudono
nel vento
e si lasciano trasportare leggere sulle nuvole,
sui mari,
sui pensieri.
emozioni si schiudono
nell'anima,
si intrecciano a pensieri lontani,
remoti
che riportano alla mente
immagini sbiadite di un tempo lontano,
quasi dimenticato
eppure presente e lucido.
parole,significati,metafore
corrono veloci,
sul filo del pensiero
e giocano a rincorrersi,
allegre,
spensierate,
quanta tristezza nei nostri cuori
quante emozioni nella nostra anima ......
quanti abbracci mancati eppur voluti
nel vento
e si lasciano trasportare leggere sulle nuvole,
sui mari,
sui pensieri.
emozioni si schiudono
nell'anima,
si intrecciano a pensieri lontani,
remoti
che riportano alla mente
immagini sbiadite di un tempo lontano,
quasi dimenticato
eppure presente e lucido.
parole,significati,metafore
corrono veloci,
sul filo del pensiero
e giocano a rincorrersi,
allegre,
spensierate,
quanta tristezza nei nostri cuori
quante emozioni nella nostra anima ......
quanti abbracci mancati eppur voluti
vite parallele
ci sono momenti in cui mi sembra di vivere una vita parallela,nel senso che mi sembra che non sia accaduto nulla e allora mi ritrovo a pensare che effettivamnete quella cosa è in quel tal posto e che domenica posso prenderla, e invece a casa non ci posso tornare se non chiamando il num verde dei pompieri, prendere appuntamento e sperare che effettivamente quella cosa sia ancora lì dove l'ho lasciata.
a volte mi dimentico che c'è stato il terremoto e allora penso che domani e venerdì e andrò al frizzo con le mie amiche per l'aperitivo,che prenderemo una bella birra artigianale con le piadine e ci racconteremo tutta la settimana ed invece....
il frizzo ha riaperto altrove e non ci sono più andata e le mie amiche le vedo una volta ogni tanto nei posti più disparati.
se poi penso alle persone che non ci sono più allora .....
se penso a noemi con cui ho condiviso i mitici anni dell'università della mia prima laurea,la vedo sulle scale dell'università,o vicino la macchinetta del caffè di fronte alla mitica aula F, con i suoi gonnoni e lo zainetto di cuoio che mi sorride,le interminabili chiacchierate sul teatro e su tutto.
se penso a valentina torno indietro di almeno 15 anni quando andavamo in giro sotto i portici e poi ci fermavamo al negozio di fotografia di sua madre a vai accurzio,
se penso a walter lo vedo sorridente insieme a M. davanti al cavur oppure dietro il bancone del suo negozio di roba usata.
a volte mi sembra che tutto questo non sia mai accaduto e che presto mi sveglierò da questo incubo e invece .... è tutto vero.
siamo di nuovo in estate molte cose sono cambiate dall'anno scorso.
l'estate scorsa dormivo su un materasso dentro la tenda sul giardino dei miei zii,la domenica come potevo andavo da alberto.
ricordo la prima notte che ho ridormito al chiuso,eravamo a silvi e di fianco a me c'era alberto,eravamo nel lettone e io non riuscivo a dormire guardavo il soffitto con gli occhi sbarrati e alberto mi diceva "sta tranquilla,dormi un pochino,qui non succede nulla".
alla fine sopraffatta dalla stanchezza mi sono addormentata,quando mi sono svegliata ho pianto,alberto mi ha detto "che è successo ora?" poi ha capito e mi ha detto"sfogati" mi ha abbracciato e siamo rimasti così.
quante volte nel cuore della notte mi sono alzata di botto e seduta sul letto,e alberto "calma,calma"
quante ansie e paure mi porto dentro,ero una roccia ora sono la fragile,terribilmente fragile.
forse un giorno tornerò a volare alto per ora lavoro in una città caotica che mi lascia poco tempo per pensare ......
a volte mi dimentico che c'è stato il terremoto e allora penso che domani e venerdì e andrò al frizzo con le mie amiche per l'aperitivo,che prenderemo una bella birra artigianale con le piadine e ci racconteremo tutta la settimana ed invece....
il frizzo ha riaperto altrove e non ci sono più andata e le mie amiche le vedo una volta ogni tanto nei posti più disparati.
se poi penso alle persone che non ci sono più allora .....
se penso a noemi con cui ho condiviso i mitici anni dell'università della mia prima laurea,la vedo sulle scale dell'università,o vicino la macchinetta del caffè di fronte alla mitica aula F, con i suoi gonnoni e lo zainetto di cuoio che mi sorride,le interminabili chiacchierate sul teatro e su tutto.
se penso a valentina torno indietro di almeno 15 anni quando andavamo in giro sotto i portici e poi ci fermavamo al negozio di fotografia di sua madre a vai accurzio,
se penso a walter lo vedo sorridente insieme a M. davanti al cavur oppure dietro il bancone del suo negozio di roba usata.
a volte mi sembra che tutto questo non sia mai accaduto e che presto mi sveglierò da questo incubo e invece .... è tutto vero.
siamo di nuovo in estate molte cose sono cambiate dall'anno scorso.
l'estate scorsa dormivo su un materasso dentro la tenda sul giardino dei miei zii,la domenica come potevo andavo da alberto.
ricordo la prima notte che ho ridormito al chiuso,eravamo a silvi e di fianco a me c'era alberto,eravamo nel lettone e io non riuscivo a dormire guardavo il soffitto con gli occhi sbarrati e alberto mi diceva "sta tranquilla,dormi un pochino,qui non succede nulla".
alla fine sopraffatta dalla stanchezza mi sono addormentata,quando mi sono svegliata ho pianto,alberto mi ha detto "che è successo ora?" poi ha capito e mi ha detto"sfogati" mi ha abbracciato e siamo rimasti così.
quante volte nel cuore della notte mi sono alzata di botto e seduta sul letto,e alberto "calma,calma"
quante ansie e paure mi porto dentro,ero una roccia ora sono la fragile,terribilmente fragile.
forse un giorno tornerò a volare alto per ora lavoro in una città caotica che mi lascia poco tempo per pensare ......
martedì 13 luglio 2010
mercoledì 7 luglio 2010
manifestazione a roma
oggi c'è stata la manifestazione a roma per chiedere al governo di ripensrci per ciò che riguarda il 100% delle tasse e soprattutto per tenere alta l'attenzione sull'aquila.a quanto pare il tg 1 ci ha ignorato o meglio ha lasciato intendere che gli aquilani hanno insultato bersani.sinceramente non ero presente però il fatto che abbiano usato i manganelli e che ci siano dei feriti mi unrta moltissimo o meglio mi manda il sangue al cervello.
prima eravamo menti fragili dal grilletto facile ora siamo diventati facinorosi dei centri sociali,ma insomma non è che stiamo chiadendo la luna!
chiediamo solo di essere trattati come gli altri terremotati niente di più.
un discorso a parte merita il progetto case che tutta italia ci rinfaccia dicendoci "vi hanno fatto le case nuove cosa volete di più? andate a lavorare"
già andare a lavorare,io per lavorare sono dovuta venire a roma invece di restare a l'aquila.
per 7 mesi sono stata in albergo e poi da un giorno all'altro mi hanno buttato fuori e mi sono dovuta procurare un alloggio a mie spese;dal mese di giugno sono in autonoma sistemazione ma so già che i soldi lì vedrò tra moltissimo tempo.
insomma non siamo degli ingrati semplicemente vorremmo tornare a vivere nelle nostre case,poter riprendere a lavorare nella nostra terra senza per forza emigrare.
il fatto è che per l'italia è tutto risolto,la televisione mostra solo il progetto case e la zona del centro riaperta,e tutto il resto?
sabato riaprirà dopo 15 mesi il bar ai piedi del vicolo di casa mia e abreve anche la parrucchiera sotto casa io però per nadare a casa mia devo chiamre un numero verde per mettermi daccordo con i viglili del fuoco e lasciare i documenti al posto di blocco.
non mi sembra che sia tutto risolto anzi credo proprio che forse sarebbe il caso si riaprire gli occhi,ma in questo momento di crisi globbale è più facile mettere la testa sotto la sabbia,chi non ha vissuto quella notte non può capire e per chi non c'era non è cambiato nulla siamo come il terrremoto di haiti,siamo lonatani basta donare un ero per stare in pace con la coscienza.
il fatto è che la nostra vita è cambiata per sempre,siamo marchiati a fuoco,ma lo sappiamo solo noi perchè il mondo esterno è andato avnti già il secondo dopo che il terremoto è finito.
prima eravamo menti fragili dal grilletto facile ora siamo diventati facinorosi dei centri sociali,ma insomma non è che stiamo chiadendo la luna!
chiediamo solo di essere trattati come gli altri terremotati niente di più.
un discorso a parte merita il progetto case che tutta italia ci rinfaccia dicendoci "vi hanno fatto le case nuove cosa volete di più? andate a lavorare"
già andare a lavorare,io per lavorare sono dovuta venire a roma invece di restare a l'aquila.
per 7 mesi sono stata in albergo e poi da un giorno all'altro mi hanno buttato fuori e mi sono dovuta procurare un alloggio a mie spese;dal mese di giugno sono in autonoma sistemazione ma so già che i soldi lì vedrò tra moltissimo tempo.
insomma non siamo degli ingrati semplicemente vorremmo tornare a vivere nelle nostre case,poter riprendere a lavorare nella nostra terra senza per forza emigrare.
il fatto è che per l'italia è tutto risolto,la televisione mostra solo il progetto case e la zona del centro riaperta,e tutto il resto?
sabato riaprirà dopo 15 mesi il bar ai piedi del vicolo di casa mia e abreve anche la parrucchiera sotto casa io però per nadare a casa mia devo chiamre un numero verde per mettermi daccordo con i viglili del fuoco e lasciare i documenti al posto di blocco.
non mi sembra che sia tutto risolto anzi credo proprio che forse sarebbe il caso si riaprire gli occhi,ma in questo momento di crisi globbale è più facile mettere la testa sotto la sabbia,chi non ha vissuto quella notte non può capire e per chi non c'era non è cambiato nulla siamo come il terrremoto di haiti,siamo lonatani basta donare un ero per stare in pace con la coscienza.
il fatto è che la nostra vita è cambiata per sempre,siamo marchiati a fuoco,ma lo sappiamo solo noi perchè il mondo esterno è andato avnti già il secondo dopo che il terremoto è finito.
martedì 6 luglio 2010
io e il G8
L ' Anno scorso in questo Periodo ero all'Aquila e lavoravo Alla mensa da Campo dei Carabinieri, ho iniziato a Lavorare lì 10 aprile nonostante Gli ematomi Sulle gambe.i Primi Giorni andavo a lavorare con un Enorme Camice e le Gocce di Ochi in Tasca, pian piano POI MI SONO Organizzata per SIA UN abigliamneto Più comodo SIA PER IL freddo.e gia Il Freddo, ti entrava Nelle ossa Insieme all'umidità e POI la mensa non era ancora " Organizzata Alla perfezione Così ci pioveva in testa e per lavare Le Pentole bisognava utilizzare dei Grandi fusti pieni d'acqua .
I Primi Giorni SONO STATI Davvero Duri , Sara Perchè la notte dormiva Poco TRA Il Freddo, le scosse e la Paura ...
Il G8 , SI per il G8 C'E Stata Una Grande e Organizzazione SONO arrivati moltissimi SIA carabinieri che poliziotti per far sì Che L' Aquila non diventasse Una Seconda genova , Che non si ripetessero gli scontri con i black blok , C'era un ' agiatzione palpabile Che SI poteva Tagliare con la lama di un coltello.tutto doveva Andare Alla perfezione .
a differenza di genova a l'aquila non c'era nulla da distruggere e gli aquilani,io per prima,eravamo pronti a prendere noi a sassate i black bloc se si fossero solo lontanamente avvicinati alle nostre case. all'incrocio con la strada per la finanza c'era un solo are crishna con un tamburello e un cartello con scritto peace,è rimasto a l'aquila per tutta la settimana del G8,la mattina presto si metteva sui giardinetti sparti traffico e pregava e durante il giorno suonava il suo tamburello per la pace.
un personaggio davvero particolare,ma allostesso tempo una persona detrminata che crede davvero nella sua scelta di vita.
all'inizio il G8 si doveva fare alla maddalena poi è stato spostato a l'aquila,erano state noleggiate delle navi da crociera favolose per far alloggiare i Capi di Stato,poi visto il cambio di location sono state ormeggiate nel porto di ortona e ci hanno dormito i militari.
La mensa era in fibrillazione , è Stata allestita un'altra mensa da campodi fianco a quella preesistente per far Si che potessero Mangiare Sempre 600 militari per TURNO , Gli Scarichi delle Materie Prime SI SONO moltiplicati , sono stati aumentati i Cuochi,Gli addetti di cucina,ed anche il personale civile come noi .
I Cuochi SONO Persone eccezionali , ne ho conosciuti molti di Che SI SONO avvicendati in quei MESI,sempre con il sorriso sulle labbra e con la battuta pronta,quelle 4 ore al giorno sono state molto utili per poter staccare la spina .
Il responsabile della mensa maggiore sembrava impazito.
Il Giorno del G8 e Stato devastante , mentre i capi di Stato discutevano Noi preparavamo per Il Pranzo Qualcosa come 800 Pasti, di semper CUI 400 cestini da mandare Alle Pattuglie per le strade.abbiamo Fatto turni massacarnti per Una Settimana .
Di black Blok neanche L ' ombra pero C'era Molta paura.
per Giorni abbiamo parcheggiato le Macchine tra i semi palazzi crollati Davanti Alla Caserma , per Giorni ci siamo guardate le spalle.c'è Stato un fermo,un furgoncino Tutto Dipinto Pare Che Dentro ci fossero Mazze e Altri arnesi,come se a l'aquila mancassero!!!!
Un giorno solo siamo state accolte Dalle urla di qualcuno che era stato arrestato E Stava nella cella dietro al piantone , era ubriaco Che pare avesse tirato dei fuochi di capodanno Dentro la Tendopoli di Piazza d'Armi CREANDO TRA Gli sfollati allarmismo.
Le Strade erano chiuse e in alcuni casi bisognavaavere dei pass per passare altrimenti era tutto of Limite.
Gli Elicotteri giravano Sulle Nostre Teste in contonuazione , era assordante Ronzio , SIA di Giorno Che di notte , per Giorni MI SONO sentita spiata .
ovunque giravi erano posti di Blocco, siamo STATI sequestrati per Una Settimana , quando Tutto Finito ho tirato sopspiro di Sollievo .
Il G8 al 'Aquila Sicuramente ha giovato uno Perchè Così Il Resto del Mondo ha visto Cosa Davvero era accaduto e in alcuni casi i Risultati SONO arrivati.un'altra cosa molto Caratteristica Formulazione Molto Folcloristico e Stata La Tenda di Gheddafi e le Sue Guardie del Corpo , SE CI Fosse Stata Una Scossa in quei Giorni tutti sarebbero stati evaquati a Roma in brevissimo tempo e comunque POI C'era semper La Tenda di Gheddafi Pronta ad accogliere tutti " .
Gli Americani SONO arriavti con quasi Mese di anticipada per valutare le Sicurezza del Posto Colomba SI Il G8.tutto e sarebbe andato verso uno Il Giusto ANCHE SE ....
quei giorni li ricorderò come giorni di grande lavoro,con doppi turni e tanta tanta tensione con negli occhi le immagini di genova
I Primi Giorni SONO STATI Davvero Duri , Sara Perchè la notte dormiva Poco TRA Il Freddo, le scosse e la Paura ...
Il G8 , SI per il G8 C'E Stata Una Grande e Organizzazione SONO arrivati moltissimi SIA carabinieri che poliziotti per far sì Che L' Aquila non diventasse Una Seconda genova , Che non si ripetessero gli scontri con i black blok , C'era un ' agiatzione palpabile Che SI poteva Tagliare con la lama di un coltello.tutto doveva Andare Alla perfezione .
a differenza di genova a l'aquila non c'era nulla da distruggere e gli aquilani,io per prima,eravamo pronti a prendere noi a sassate i black bloc se si fossero solo lontanamente avvicinati alle nostre case. all'incrocio con la strada per la finanza c'era un solo are crishna con un tamburello e un cartello con scritto peace,è rimasto a l'aquila per tutta la settimana del G8,la mattina presto si metteva sui giardinetti sparti traffico e pregava e durante il giorno suonava il suo tamburello per la pace.
un personaggio davvero particolare,ma allostesso tempo una persona detrminata che crede davvero nella sua scelta di vita.
all'inizio il G8 si doveva fare alla maddalena poi è stato spostato a l'aquila,erano state noleggiate delle navi da crociera favolose per far alloggiare i Capi di Stato,poi visto il cambio di location sono state ormeggiate nel porto di ortona e ci hanno dormito i militari.
La mensa era in fibrillazione , è Stata allestita un'altra mensa da campodi fianco a quella preesistente per far Si che potessero Mangiare Sempre 600 militari per TURNO , Gli Scarichi delle Materie Prime SI SONO moltiplicati , sono stati aumentati i Cuochi,Gli addetti di cucina,ed anche il personale civile come noi .
I Cuochi SONO Persone eccezionali , ne ho conosciuti molti di Che SI SONO avvicendati in quei MESI,sempre con il sorriso sulle labbra e con la battuta pronta,quelle 4 ore al giorno sono state molto utili per poter staccare la spina .
Il responsabile della mensa maggiore sembrava impazito.
Il Giorno del G8 e Stato devastante , mentre i capi di Stato discutevano Noi preparavamo per Il Pranzo Qualcosa come 800 Pasti, di semper CUI 400 cestini da mandare Alle Pattuglie per le strade.abbiamo Fatto turni massacarnti per Una Settimana .
Di black Blok neanche L ' ombra pero C'era Molta paura.
per Giorni abbiamo parcheggiato le Macchine tra i semi palazzi crollati Davanti Alla Caserma , per Giorni ci siamo guardate le spalle.c'è Stato un fermo,un furgoncino Tutto Dipinto Pare Che Dentro ci fossero Mazze e Altri arnesi,come se a l'aquila mancassero!!!!
Un giorno solo siamo state accolte Dalle urla di qualcuno che era stato arrestato E Stava nella cella dietro al piantone , era ubriaco Che pare avesse tirato dei fuochi di capodanno Dentro la Tendopoli di Piazza d'Armi CREANDO TRA Gli sfollati allarmismo.
Le Strade erano chiuse e in alcuni casi bisognavaavere dei pass per passare altrimenti era tutto of Limite.
Gli Elicotteri giravano Sulle Nostre Teste in contonuazione , era assordante Ronzio , SIA di Giorno Che di notte , per Giorni MI SONO sentita spiata .
ovunque giravi erano posti di Blocco, siamo STATI sequestrati per Una Settimana , quando Tutto Finito ho tirato sopspiro di Sollievo .
Il G8 al 'Aquila Sicuramente ha giovato uno Perchè Così Il Resto del Mondo ha visto Cosa Davvero era accaduto e in alcuni casi i Risultati SONO arrivati.un'altra cosa molto Caratteristica Formulazione Molto Folcloristico e Stata La Tenda di Gheddafi e le Sue Guardie del Corpo , SE CI Fosse Stata Una Scossa in quei Giorni tutti sarebbero stati evaquati a Roma in brevissimo tempo e comunque POI C'era semper La Tenda di Gheddafi Pronta ad accogliere tutti " .
Gli Americani SONO arriavti con quasi Mese di anticipada per valutare le Sicurezza del Posto Colomba SI Il G8.tutto e sarebbe andato verso uno Il Giusto ANCHE SE ....
quei giorni li ricorderò come giorni di grande lavoro,con doppi turni e tanta tanta tensione con negli occhi le immagini di genova
a volte
a volte non ci sono parole per descrivere ciò che si prova,
a volte mi sembra di essere un' aliena sciesa in terra,
a volte penso di essere sospesa a mezz'aria,
a volte mi sembra che non debba mai finire,
a volte mi sento imbracata nelle mie stesse emozioni,
a volte mi sembra che i miei pansieri siano fasciati intorno a me,
a volte mi sembra che le le parole siano puntellate dentro di me
e si incaglino tra le mie anzie,tra le mie nuove paure.
a volte mi sembra di aver perso tutto
e di adare aventi per forza di inerzia,
a volte mi sembra come se io non fossi più padrona della mia vita,
è come se mi lasciassi vivere invece di vivere.
a volte mi manca una boccata d'aria fresca
che cancelli con un colpo di spugna tutti i tristi pensieri,
tutte le immagini che si rincorrono nella mente nei momenti più bui.
a volte vorrei svegliarmi e pensare è stato solo un brutto incubo
ed invece mi ritrovo imbrigliata,fasciata,puntellata
in una vita che forsenon mi appartiene ....
a volte mi sembra di essere un' aliena sciesa in terra,
a volte penso di essere sospesa a mezz'aria,
a volte mi sembra che non debba mai finire,
a volte mi sento imbracata nelle mie stesse emozioni,
a volte mi sembra che i miei pansieri siano fasciati intorno a me,
a volte mi sembra che le le parole siano puntellate dentro di me
e si incaglino tra le mie anzie,tra le mie nuove paure.
a volte mi sembra di aver perso tutto
e di adare aventi per forza di inerzia,
a volte mi sembra come se io non fossi più padrona della mia vita,
è come se mi lasciassi vivere invece di vivere.
a volte mi manca una boccata d'aria fresca
che cancelli con un colpo di spugna tutti i tristi pensieri,
tutte le immagini che si rincorrono nella mente nei momenti più bui.
a volte vorrei svegliarmi e pensare è stato solo un brutto incubo
ed invece mi ritrovo imbrigliata,fasciata,puntellata
in una vita che forsenon mi appartiene ....
domenica 4 luglio 2010
anzia
oggi ero all'aquila comodamente seduta in quella che ora è la nostra casa,una cucina rustica con bagno esterno,quando ha incominciato a tuonare e lampeggiare e mentre iniziava un temporale torrenziale .... si è mossa la mia sedia .... ho aspettato un attimo e ho pensato ai tuini e invece ..... scossa di 3.6.
erano mesi che non sentivo una scossa,mi si è gelato il sangue.
in più su canale 5 hanno fatto la replica di matrix sul dvd del concerto delle amiche per l'abruzzo,guardandolo mi veniva da piangere,vedere la pausini sconcertata,spagna piangere ...
mamma mia quando ne usciremo,quando.
certo se qualcuno dovesse leggere questo blog potrebbe dire che stress parla sempre di terremoto,e già .... ma come si fa a non parlarne
perchè continuano le scosse?
perchè a distanza di più di un anno la terra non si placa?
erano mesi che non sentivo una scossa,mi si è gelato il sangue.
in più su canale 5 hanno fatto la replica di matrix sul dvd del concerto delle amiche per l'abruzzo,guardandolo mi veniva da piangere,vedere la pausini sconcertata,spagna piangere ...
mamma mia quando ne usciremo,quando.
certo se qualcuno dovesse leggere questo blog potrebbe dire che stress parla sempre di terremoto,e già .... ma come si fa a non parlarne
perchè continuano le scosse?
perchè a distanza di più di un anno la terra non si placa?
giovedì 1 luglio 2010
tristezza per un'amica
oggi sulla metro c'era una signora che ha detto che ostia antica è una zona sismica,appena arrivata a scuola ho chiesto alla mia collega e lei mi ha detto non è assolutamente vero.
la pulce nell'orecchio però mi è rimasta nella testa così questa sera sono andata sul sito dell'ingv ed effettivamente quella zona è gialla.ho chiamato d.per dirglielo tra lo scherzoso e l'ironico e lei mi ha detto certo che tu sei rimasta un po' schoccatella,anche oggi quando parlavi,cmq qui non è mai successo nulla. non ti andare a vedere ste cose vai su fb con le tue amiche ....
ci sono rimasta male,si male perchè è vero io sarò come dice lei schoccatella, però per la miseria mi sono alzata sotto un cumulo di calcinacci,sono viva per miracolo.
pensavo mi capisse,ora con chi potrò ancora parlare? pensavo di aver trovato un'amica.
lo so che paralre di terremoti è pesante ed infatti io cerco di parlarne il meno possibile perchè non voglio essere compatita.
gli aquilani quasi tutti i giorni vanno sull'ingv per vedere le scosse anche se ormai non le scrivono più,è normale per me andare su quel sito,come è normale anadre su 6 aprile,sul capoluogo e su tutti gli altri siti che parlano dell'aquila.
solo chi la vede tutti i giorni,chi ci ha vissuto e adesso la vede ferita,imbavagliata,imbrcata,puntellata,fasciata lo può capire. è proprio vero fuori dell'aquila la vita continua come nulla fosse,non è successo assolutamente nulla.
non possono capire,mi sento vuota.
forse bisogna puntellare tutte le emozioni e fasciarle intorno al cuore per evitare che escano fuori.
mascherarsi con un sorriso e andare avanti.
come si può vivere così?una volta,un anno fa tutto era diverso,guardando le foto che ho sul pc mi sembra che quella vita non sia la mia,sia di un'altra persona.
quel magico san valentino che ci accolse dopo una cena romantica con la città evvolta nella neve,fu meraviglioso camminare con il passo ovattato per i vicoli facendosi accarezzare il viso dai mille fiocchi che lenti scendono danzando dal cielo ....
le foto dentro al frizzo dei nostri aperitivi del venerdì,il panippo a piazzetta cavur,i caffè della domenica al gran caffè in piazza d'uomo .....
una vita fa,passata e chissa se mai ritornerà.
ho le lacrime agli occhi,è tutto così folle ..... pazzescamente vero
la pulce nell'orecchio però mi è rimasta nella testa così questa sera sono andata sul sito dell'ingv ed effettivamente quella zona è gialla.ho chiamato d.per dirglielo tra lo scherzoso e l'ironico e lei mi ha detto certo che tu sei rimasta un po' schoccatella,anche oggi quando parlavi,cmq qui non è mai successo nulla. non ti andare a vedere ste cose vai su fb con le tue amiche ....
ci sono rimasta male,si male perchè è vero io sarò come dice lei schoccatella, però per la miseria mi sono alzata sotto un cumulo di calcinacci,sono viva per miracolo.
pensavo mi capisse,ora con chi potrò ancora parlare? pensavo di aver trovato un'amica.
lo so che paralre di terremoti è pesante ed infatti io cerco di parlarne il meno possibile perchè non voglio essere compatita.
gli aquilani quasi tutti i giorni vanno sull'ingv per vedere le scosse anche se ormai non le scrivono più,è normale per me andare su quel sito,come è normale anadre su 6 aprile,sul capoluogo e su tutti gli altri siti che parlano dell'aquila.
solo chi la vede tutti i giorni,chi ci ha vissuto e adesso la vede ferita,imbavagliata,imbrcata,puntellata,fasciata lo può capire. è proprio vero fuori dell'aquila la vita continua come nulla fosse,non è successo assolutamente nulla.
non possono capire,mi sento vuota.
forse bisogna puntellare tutte le emozioni e fasciarle intorno al cuore per evitare che escano fuori.
mascherarsi con un sorriso e andare avanti.
come si può vivere così?una volta,un anno fa tutto era diverso,guardando le foto che ho sul pc mi sembra che quella vita non sia la mia,sia di un'altra persona.
quel magico san valentino che ci accolse dopo una cena romantica con la città evvolta nella neve,fu meraviglioso camminare con il passo ovattato per i vicoli facendosi accarezzare il viso dai mille fiocchi che lenti scendono danzando dal cielo ....
le foto dentro al frizzo dei nostri aperitivi del venerdì,il panippo a piazzetta cavur,i caffè della domenica al gran caffè in piazza d'uomo .....
una vita fa,passata e chissa se mai ritornerà.
ho le lacrime agli occhi,è tutto così folle ..... pazzescamente vero
domenica 27 giugno 2010
mare
da venerdi sera sono al mare approfittando del ponte di san pietro e paolo, è un po freddino però stare qui comunque mi rilassa.oggi parlando con a. sotto l'ombrellone mi ha detto una cosa sulla notte del 6 aprile e mi sono resa conto che le immaggini di quella notte si sono sovrapposte.io pensavo di aver risposto alla sua chiamata dalla villa e invece ero alla prefettura e le ho detto "l'aquila è crollata io sono alla prefettura ma ci sono tutte macerie e non riesco a passare,provo dalla villa".non mi ricordo nulla di tutto ciò e credo che molte cose siano latenti nella mia mente,in affetti non riesco ancora a "rivivere" nella mia testa quella notte anche se ho scritto un diario.chissà magari tra qualche tempoci riuscirò,oppure l'istinto di sopravvivenza mi porterà a rimuovere tutto. comunque stare qui mi fa bene,mi sono anche riavvicinata a briciola. a volte penso che siamo tutti dei miracolati perchè tutto quello che è successo poteva ucciderci ed invece siamo qui,certo siamo qui completamente imbracati,puntellati,le nostre emozioni sono fasciate vicino all'anima e non smpre riescono ad emergere.siamo gabbiani che planano sul mare e si fermano sul paletto del limite di balneazione a fissare l'orizzonte con le onde che si infraggono silenziose a riva.siamo il branco di pesciolini che si insegue nelle acque cristalline ..... siamo il vanto che accrezza la sabbia ..... siamo tante piccole goccioline di acqua che giocano a rincorrersi tra la spuma delle onde senza sapere dove andranno a finire.ecco noi non sappiamo ancora dovre andremo,cosa faremo abbiamo solo un'unica certezza la cicatrice a fuoco che ci ha lasciato il 6 aprile sul corpo e nell'anima. potra schiarirsi ma sempre lì sar
martedì 22 giugno 2010
furia,tempesta
sono furiosa,isterica,incavolata, però oggi in metro ho conosciuto un 40enne in completo gessato davvero niente male.mi puntava e parlando con il collega diceva che non c'era niate di meglio che una bella chiacchierata in metro alla mattina,se incontri la persona giusta incomincia bene la gironata,e mentre diceva ciò mi guardava e sorrideva.
bel tipo davvero,alto con delle belle spalle, e delle belle mani grandi ... insomma il classico tipo che ti ispira protezione.magari lo rincontro chissà .....
tra due giorni do' le schede di valutazione e la scuola sarà ufficialmente finita,anche se inizierà poi tutta la preparazione per l'anno prossimo.
mi sento stanca e abbastanza confusa,non parlo neanche più con daniela da una vita. perchè? possibile che l'abbia dimenticata? mi sembra di vivere in un mondo ovattato,è come se non avessi tempo per pensare dedicarmi alle mie cose,alle cose mie più intime.qui tutti vanno di fretta,il tempo va di fretta senza lasciarti respiare
una volta la mia vita era più lenta e forse più vera,fatta di piccole cose,di piccoli gesti ora lontani anni luce.tutto è cambiato irreversibilmente.
mille pensieri fanno capriole nella mia mente
mentre melograni di emozioni si affacciano tra le ciglia dei miei occhi,
rimangono ferme lì,
incapaci di gorgare,
di scendere ad inumidire le mie guance
come una liberazione.
ormai non ho più lacrime,
o forse semplicemente non ho più voglia di piangere
................................................
immobili
bel tipo davvero,alto con delle belle spalle, e delle belle mani grandi ... insomma il classico tipo che ti ispira protezione.magari lo rincontro chissà .....
tra due giorni do' le schede di valutazione e la scuola sarà ufficialmente finita,anche se inizierà poi tutta la preparazione per l'anno prossimo.
mi sento stanca e abbastanza confusa,non parlo neanche più con daniela da una vita. perchè? possibile che l'abbia dimenticata? mi sembra di vivere in un mondo ovattato,è come se non avessi tempo per pensare dedicarmi alle mie cose,alle cose mie più intime.qui tutti vanno di fretta,il tempo va di fretta senza lasciarti respiare
una volta la mia vita era più lenta e forse più vera,fatta di piccole cose,di piccoli gesti ora lontani anni luce.tutto è cambiato irreversibilmente.
mille pensieri fanno capriole nella mia mente
mentre melograni di emozioni si affacciano tra le ciglia dei miei occhi,
rimangono ferme lì,
incapaci di gorgare,
di scendere ad inumidire le mie guance
come una liberazione.
ormai non ho più lacrime,
o forse semplicemente non ho più voglia di piangere
................................................
immobili
venerdì 18 giugno 2010
20000
20000 mila aquilani per le strade,20000 aquilani che bloccano l'autostrada e i tg? ci ignorano,come se nulla fosse accaduto.sul giornalino della metro c'era un trafilaretto,ma almeno c'era. l'altra volta di fronte all'affermazione delle menti fragili ho scritto sia al Presidente della Repubblica sia a Berlusconi,volevo gradare la mia indignazione.daltra parte ormai non serviamo più,il progetto case è stato realizzato quindi chi doveva guadagnare ha guadagnato il resto non importa.non importa se c'è stata la moria del lavoro a l'aquila,se gli aquilani che non hanno più le case dovranno riprendere a pagare il mutuo anche se in quella casa non ci andranno mai più a vivere.non importa se ci sono acora centinai di migliaia di sfollati sulla costa .... non importa.
io sarei il boicottamento del canone rai,infondo è la tv pubblica e dovrebbe essere apoliticizzata. e invece a quanto pare è la più schierata. che caos,ma quando incominceremo a ricostruire le nostre case,le nostre vite,il nostro futuro? siamo tutti imbracati,fasciati,puntellati .....
io sarei il boicottamento del canone rai,infondo è la tv pubblica e dovrebbe essere apoliticizzata. e invece a quanto pare è la più schierata. che caos,ma quando incominceremo a ricostruire le nostre case,le nostre vite,il nostro futuro? siamo tutti imbracati,fasciati,puntellati .....
giovedì 17 giugno 2010
emozioni
le emozioni scorrono,
si liberano
eppure ora sono imbracate
fasciate,puntellate
intorno all'anima,
sono imbracate,puntellate,fasciate intorno
al cuore.
sono racchiuse
dentro le macerie che invadono il mio cuore
impriggionato.
i miei sguardi sono solo per te
eppure ora non mi sento amata
mi sento fasciata,imbracata puntellata
mi mancano le certezze.
faticosamente sto ricostruendo i pezzetti della mia vita
andata in frantumi
quella maledetta notte
e tu,
dove sei?
non ti sento più
sei sempre più distante
fasciato,imbracato,puntellato.
dove sei piccolo raggio di sole?
non ti scorgo più tra le tenebre
non le quarci più portando luce incondizionatamente.
mi sento lontana,stanca
confusa,
sospesa a mezz'aria.
avevo puntellato,imbracato,fasciato
le mie emozioni intorno al cuore,dentro l'anima
con la paura che le macerie della mia vita
potessero invadere tutto
e far crollare le poche certezze che mi rimanevano
ma ora, sinceramente,
non mi importa se queste macerie simboliche
entreranno dentro di me
perche lo sono sempre state
solo che erano imbracate,puntellate,fasciate
nascoste dalla paura.
e se ora sono venute alla luce non mi fanno più paura
addio piccolo raggio di sole.
si liberano
eppure ora sono imbracate
fasciate,puntellate
intorno all'anima,
sono imbracate,puntellate,fasciate intorno
al cuore.
sono racchiuse
dentro le macerie che invadono il mio cuore
impriggionato.
i miei sguardi sono solo per te
eppure ora non mi sento amata
mi sento fasciata,imbracata puntellata
mi mancano le certezze.
faticosamente sto ricostruendo i pezzetti della mia vita
andata in frantumi
quella maledetta notte
e tu,
dove sei?
non ti sento più
sei sempre più distante
fasciato,imbracato,puntellato.
dove sei piccolo raggio di sole?
non ti scorgo più tra le tenebre
non le quarci più portando luce incondizionatamente.
mi sento lontana,stanca
confusa,
sospesa a mezz'aria.
avevo puntellato,imbracato,fasciato
le mie emozioni intorno al cuore,dentro l'anima
con la paura che le macerie della mia vita
potessero invadere tutto
e far crollare le poche certezze che mi rimanevano
ma ora, sinceramente,
non mi importa se queste macerie simboliche
entreranno dentro di me
perche lo sono sempre state
solo che erano imbracate,puntellate,fasciate
nascoste dalla paura.
e se ora sono venute alla luce non mi fanno più paura
addio piccolo raggio di sole.
il corso stretto
sabato scorso sono andata in centro,non volevo andare al corso stretto non me la sentivo,poi a. ha insistitoe quasi per caso mi sono ritrovata su per il corso.
camminavo piano,quasi incredula e pian pianino sono arrivata a casa.
ho appoggiato la mia mano alle transenne che impediscono l'accesso al vicolo es ono rimasta lì con lo sguardo nel vuoto.
è arrivata una morsa allo stomaco sempre più forte,ho alzato lo sguardo alla madonna del carmine nella facciata c'è una parte ricostruita con il legno,è completamente imbracata,fasciata non è più lei.
scendendo con lo sguardo verso casa tra i sampietrini bianchi è nata l'erba,ciuffi verdi e rigogliosi.
poso gli occhi su casa mia e le lacrime scendono libere,copiose nell'indifferenza della gente che passeggia per il corso e di a. che forse neanche se ne accorge.
mi sento confusa,sono sconvolta. guardo il corso e rivedo la corsa di quella notte tra la polvere e il rumore dei crolli con la terra che mi sembrava si stesse per aprire sotto i piedi.
tutto è fasciato,puntellato,imbracato ....
alzo lo sguardo verso santa maria paganica,ce ne manca metà.
manca metà chiesa.
sento il vuoto dentro di me,la mia vita non c'è più e non tornerà più.
camminavo piano,quasi incredula e pian pianino sono arrivata a casa.
ho appoggiato la mia mano alle transenne che impediscono l'accesso al vicolo es ono rimasta lì con lo sguardo nel vuoto.
è arrivata una morsa allo stomaco sempre più forte,ho alzato lo sguardo alla madonna del carmine nella facciata c'è una parte ricostruita con il legno,è completamente imbracata,fasciata non è più lei.
scendendo con lo sguardo verso casa tra i sampietrini bianchi è nata l'erba,ciuffi verdi e rigogliosi.
poso gli occhi su casa mia e le lacrime scendono libere,copiose nell'indifferenza della gente che passeggia per il corso e di a. che forse neanche se ne accorge.
mi sento confusa,sono sconvolta. guardo il corso e rivedo la corsa di quella notte tra la polvere e il rumore dei crolli con la terra che mi sembrava si stesse per aprire sotto i piedi.
tutto è fasciato,puntellato,imbracato ....
alzo lo sguardo verso santa maria paganica,ce ne manca metà.
manca metà chiesa.
sento il vuoto dentro di me,la mia vita non c'è più e non tornerà più.
crisi di nervi
non ce la faccio più ,sono superstressata e mi fa male pure la gamba.voglio andare a casa mia
domenica 13 giugno 2010
ho dimenticato il compleanno di daniela
cara daniela tuo ho dimenticato il compleanno il 10 giugno,un anno fa non sarebbe mai accaduto.scusami dani,è un periodo che non parliamo più,una volta lo facevamo tutte le sere,ed ogni sabato venivo da te,ora sono mesi che non ci vediamo.
è che questo terremoto è come se avesse cancellato tutto,anche gli affetti più cari.è come se avessi il cervello imbavagliato, mi dispiace moltissimo ma mi dimentico,non solo di te ma anche delle altre e questo mi lascia perplessa.possibile dimenticarsi degli affetti più cari?possibile che la mia vita sia così cambiata? sabato pomeriggio sono passata al corso stretto è stato terribile,a piedi al vicolo mi sono messa a piangere,dani ma quando torneremo ad una vita reale?scusa
è che questo terremoto è come se avesse cancellato tutto,anche gli affetti più cari.è come se avessi il cervello imbavagliato, mi dispiace moltissimo ma mi dimentico,non solo di te ma anche delle altre e questo mi lascia perplessa.possibile dimenticarsi degli affetti più cari?possibile che la mia vita sia così cambiata? sabato pomeriggio sono passata al corso stretto è stato terribile,a piedi al vicolo mi sono messa a piangere,dani ma quando torneremo ad una vita reale?scusa
mercoledì 9 giugno 2010
vita
Ricorda: la BELLEZZA non dura per sempre...la pelle fa le RUGHE, i capelli diventano BIANCHI, i giorni si trasformano in ANNI..
quindi, non cercare a tutti i costi di circondarti di persone BELLE FUORI. Tieni accanto a TE le persone a cui TIENI, quelle che ti fanno star BENE, quelle che DENTRO hanno QUALCOSA e sapranno donartelo, anche tra 100 anni.
quindi, non cercare a tutti i costi di circondarti di persone BELLE FUORI. Tieni accanto a TE le persone a cui TIENI, quelle che ti fanno star BENE, quelle che DENTRO hanno QUALCOSA e sapranno donartelo, anche tra 100 anni.
martedì 8 giugno 2010
elogio della follia
"Ho detto alla Protezione civile di non andare per ora in Abruzzo. Potrebbe avvenire che se uno ha qualche familiare che è morto sotto le macerie ed ha una mente fragile magari gli può venire in mente di sparare".
sono sconcertata. è semplicemente folle
sono sconcertata. è semplicemente folle
lunedì 7 giugno 2010
serata romana
nel caldo della mia camera chiatto su f con d e penso,saranno i fumi della birra che ho bevuto con la mai coinquilina,chissà.questo w e sono stata al mare da a e per 2 giorni mi è sembrato di tornare indietro a 2 anni fa quando il venerdi uscivo da lavoro e partivamo per la costa. è tutto così diverso,lontano anni luce è come se qualcosa si fosse spento nei nostri cuori. tante cose sembrano superflue e pure prima facevano parte della nostra vita. finalmente hanno riaperto il corso stretto,mamma ci è andata e ha detto che c'era tanta gente sembrava un sabato normale ma arrivata a piedi al vicolo davanti alle transenne le è uscita una lacrimuccia e se ne è andata.quante lacrime dovremo ancora versare? mi mancano le mie amiche, gli aperitivi , le passeggiate in centro mandando accidenti ai sampietrini perchè mi si impiglia il tacco. mhà forse prima poi qualcos adi quello che eravamo torneremo ad essere.
lunedì 31 maggio 2010
casa
questa sera dormo nella mia nuova casa, sono un po' intimorita e poi la mia coinquilina credo non ci sia. come sarà da oggi in poi?questa sera mi sono comperata una tazza,una pentolina per scaldare il latte e una piccola moca per il caffè di domani mattina.qui c'è da buttare un sacco di cose e soprattutto da fare un po' di pulizie a fondo gli altri hanno reso la casa un po' lercia.
......... con la mia coinquilna f. abbiamo fatto le grandi pulizie,buttato un marea di robba scaduta che giaceva lì da anni ed ora la casa ha davvero un altro aspetto,è molto più accogliante.
sto pernsando che se a m. vuole fare lo scambio mi prendo la sua stanzetta che è un po' più piccola della sua.proverò a mandarle un mess. per ora apre vada tutto ok certo è ancora tutto da organizzare.
......... con la mia coinquilna f. abbiamo fatto le grandi pulizie,buttato un marea di robba scaduta che giaceva lì da anni ed ora la casa ha davvero un altro aspetto,è molto più accogliante.
sto pernsando che se a m. vuole fare lo scambio mi prendo la sua stanzetta che è un po' più piccola della sua.proverò a mandarle un mess. per ora apre vada tutto ok certo è ancora tutto da organizzare.
domenica 23 maggio 2010
tempo
E' tempo di pensare,è il tempo della rinascita
tra qualche giorno entrerò nella casa che ho trovato in fretta e furia a roma.
in un anno ho cambiato già 4 vite,la mia vita di prima se l'è portata via il sei aprile ed è iniziata la vita in tenda da sfollata.
a settembre mi sono trasferita a roma per lavoro ed è iniziata la mia terza vita,il 19 ottobbre sono entrata in albergo la mia quarta vita ed ora ...... inizia la mia quinta vita.
si ricomincia tutto da capo,mi devo riappropriare della mia vita,riprendere il ritmo.
in albergo è tutto scandito,programmato,non devi pensare a nulla pensano a tutto loro.
spero di riadattarmi il prima possibile e di adattarmi ai miei coinquilini.
speriamo bene.
questa sera ho salutato L. è il primo di noi a lasciare l'albergo,è sempre stato un tipo un po' acido ma tutto sommato tranquillo,questa sera nel salutarmi ci siamo scambiati i numeri di telefono e mi ha baciato la mano.
un gesto d'altri tempi,ma molto intimo e rispettoso.
cosa ne sarà di noi? come cambieranno le nostre vite? dopo tutto questo tempo passato insieme riusciremo a tenerci in contatto?
è tutto così strano,si ricomncia da capo,è un anno che ricominciamo.
forse ora rimetteremo i piedi per terra dopo questo periodo che siamo rimasti sospesi a mezz'aria,torneremo forse a tornare al ritmo della vita fatta di piccole cose,delle nostre piccole cose .......
forse domani il sole tornerà a splendere
tra qualche giorno entrerò nella casa che ho trovato in fretta e furia a roma.
in un anno ho cambiato già 4 vite,la mia vita di prima se l'è portata via il sei aprile ed è iniziata la vita in tenda da sfollata.
a settembre mi sono trasferita a roma per lavoro ed è iniziata la mia terza vita,il 19 ottobbre sono entrata in albergo la mia quarta vita ed ora ...... inizia la mia quinta vita.
si ricomincia tutto da capo,mi devo riappropriare della mia vita,riprendere il ritmo.
in albergo è tutto scandito,programmato,non devi pensare a nulla pensano a tutto loro.
spero di riadattarmi il prima possibile e di adattarmi ai miei coinquilini.
speriamo bene.
questa sera ho salutato L. è il primo di noi a lasciare l'albergo,è sempre stato un tipo un po' acido ma tutto sommato tranquillo,questa sera nel salutarmi ci siamo scambiati i numeri di telefono e mi ha baciato la mano.
un gesto d'altri tempi,ma molto intimo e rispettoso.
cosa ne sarà di noi? come cambieranno le nostre vite? dopo tutto questo tempo passato insieme riusciremo a tenerci in contatto?
è tutto così strano,si ricomncia da capo,è un anno che ricominciamo.
forse ora rimetteremo i piedi per terra dopo questo periodo che siamo rimasti sospesi a mezz'aria,torneremo forse a tornare al ritmo della vita fatta di piccole cose,delle nostre piccole cose .......
forse domani il sole tornerà a splendere
lunedì 17 maggio 2010
l'orgoglio di essere abruzzese
«... Quando c'è Bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di Volontà ferma e di persistenza e di resistenza, io mi sono detto a voce alta: tu sei abruzzese! ».
Benedetto Croce.
Benedetto Croce.
domenica 16 maggio 2010
pensieri
oggi mi sento davvero confusa,sono alla ricerca di una casa e la testa mi scoppia.
ma chi me lo ha fatto afre a venire a roma? forse era meglio starsene a casa.
chissa cosa ne sarà di me,chissà cos'altro dovra succedere?
mi manca la mia vita,quella che c'era e che non ci sarà più perchè anche se l'aquila si rialzerà non sarà comunque lo stesso.
quello che c'era ormai è perso nella polvere portata dal vento,dispersa sui nostri cari monti.
che tristezza immensa,avevamo tutto e ora siamo anime che vagano,perchè anche se hanno ci hanno dato nuove case,quelle non sono le nostre case e non potranno mai esserlo.
noi siamo altrove,eravamo altrove......
quanta nostalgia ......
quanti ricordi......
quante emozioni.....
una vita volata via con un soffio di vento
ma chi me lo ha fatto afre a venire a roma? forse era meglio starsene a casa.
chissa cosa ne sarà di me,chissà cos'altro dovra succedere?
mi manca la mia vita,quella che c'era e che non ci sarà più perchè anche se l'aquila si rialzerà non sarà comunque lo stesso.
quello che c'era ormai è perso nella polvere portata dal vento,dispersa sui nostri cari monti.
che tristezza immensa,avevamo tutto e ora siamo anime che vagano,perchè anche se hanno ci hanno dato nuove case,quelle non sono le nostre case e non potranno mai esserlo.
noi siamo altrove,eravamo altrove......
quanta nostalgia ......
quanti ricordi......
quante emozioni.....
una vita volata via con un soffio di vento
sabato 15 maggio 2010
nevrosi
è ufficiale il 22 maggio fuori dall'albergo,direzione tagliacozzo!!!
ma come si fa come si fa!!!! impossibile almeno ci mettessero a carsoli,niente li non ci sono hotel convenzionati e non si puo aprire una convenzione.robba da matti,ma la convenzione non diceva che dovevamo rientrare nella regione abruzzo?
e allora perchè non provare a chiedere la convenzione tanto più che un albergo ha già detto che sarebbe disponibile.
la domanda è chi ci deve mangiare?
meno male che sono sul punto,forse,forse di trovare una stanza qui a roma.
incrociamo le dita
ma come si fa come si fa!!!! impossibile almeno ci mettessero a carsoli,niente li non ci sono hotel convenzionati e non si puo aprire una convenzione.robba da matti,ma la convenzione non diceva che dovevamo rientrare nella regione abruzzo?
e allora perchè non provare a chiedere la convenzione tanto più che un albergo ha già detto che sarebbe disponibile.
la domanda è chi ci deve mangiare?
meno male che sono sul punto,forse,forse di trovare una stanza qui a roma.
incrociamo le dita
Io credo nel rosa. Io credo che ridere sia il modo migliore per bruciare calorie. Io credo nei baci, molti baci. Io credo nel diventare forte quando tutto sembra andare storto. Io credo che le ragazze felici siano le ragazze più belle. Io credo che domani sarà un altro giorno, ed io credo nei miracoli. A.Hepburn
mercoledì 12 maggio 2010
cose assurde
che prima o poi si dovesse lasciare gli alberghi lo si sapeva,però dover tornare a l'aquila in 10 giorni è assurdo.
mi sento confusa,frastornata.
ebbene si questa sera verso le 7.30 mi ha chiamato la protezione civile e mi ha comunicato che non si può stare più in albergo fuori regione e che entro il 22 dobbiamo rientrare in abruzzo.mi spiegate come ci vado a lavorare ad ostia antica?
speravo di poter rimanere in hotel fino a giugno e poi cercermi una stanza,in quel periodo è più facile trovare una camera ad un prezzo equo.
ma ora? mi scoppia la testa,sono furiosa.
ma come si fa così,mica siamo dei pacchi postali!!!!
io sono venuta a lavoare qui perchè a l'aquila non avevo più un lavoro,la mia scuola non si sapeva se avrebbe riaperto così ne ho cercata un'altra.
ho un nervoso addosso,che farei un urlo ma non posso.
vorrei vedere loro nei miei panni,e vorrei proprio vedrli in faccia questi .....
uffa,ora dovrò svuoatare la stanza,come faccio non ho neanche la valigia grande!!
non ne posso più,maledetto terremoto!!!!
dov'è la mia vita? dove?
mi sento confusa,frastornata.
ebbene si questa sera verso le 7.30 mi ha chiamato la protezione civile e mi ha comunicato che non si può stare più in albergo fuori regione e che entro il 22 dobbiamo rientrare in abruzzo.mi spiegate come ci vado a lavorare ad ostia antica?
speravo di poter rimanere in hotel fino a giugno e poi cercermi una stanza,in quel periodo è più facile trovare una camera ad un prezzo equo.
ma ora? mi scoppia la testa,sono furiosa.
ma come si fa così,mica siamo dei pacchi postali!!!!
io sono venuta a lavoare qui perchè a l'aquila non avevo più un lavoro,la mia scuola non si sapeva se avrebbe riaperto così ne ho cercata un'altra.
ho un nervoso addosso,che farei un urlo ma non posso.
vorrei vedere loro nei miei panni,e vorrei proprio vedrli in faccia questi .....
uffa,ora dovrò svuoatare la stanza,come faccio non ho neanche la valigia grande!!
non ne posso più,maledetto terremoto!!!!
dov'è la mia vita? dove?
domenica 9 maggio 2010
pensieri sparsi
oggi è la festa delle mamme,è una girornata splendente così come lo sono lemamme.oddio la mia ultimamente la sopporto poco,sarà lo stress post terremoto sarà che è una gran rompi,ma come si fa a non amre la propria mamma anche se rompe? la mamma è sempre la mamma.
sto tornando a roma dal mare,ho scavallato gli appeninni per andare dalla mia dolce metà.
è stato un w e fantastico,passeggiare in riva la mare con i piedi nell'acqua ..... bello davvero.
ma soprattutto è stato meraviglioso svegliarsi con lui accanto che mi accarezza,aprire gli occhi e immeggersi in un abbraccio e rimanere così sopsesi nel dormiveglia per un po' .....
domani mattina a roma sarà dura alzarsi da sola dal lettone per andare a scuola.
mi mancherà molto la tenerezza di questo fine settimana e anzi prima di partire non ho pianto!!
forse un giorno avremo una casa tutta nostra, un lettone tutto nostro ..... per ora è tutto così sempre con lo zainetto pronto per partire con le cose sparse nei vari posti, uno spazzolino in ogni dove insieme al pigiama.
quanto mi manca la mia normalità,ormai ho imaprato a fare a meno di tutto o quasi,solo cose indispensabili,il resto è solo futilità.
dove saranno le mie bellissime scarpe con il tacco a spillo da 10? vabbè che anche se le avessi con me dove ci andrei?
le mie gonnine,i miei top? tutto superfluo ormai solo scarpe comode con il plantare per evitare le talloniti e che si rinfiammi il ginocchio.
e già il ginocchio ..... questo fantastico ginocchio con la cartilaggine rotta,per ora sembra che si sia rimerginata ma comunque rimane un ginocchio lesionato. pensieri ..... parole ..... sparse nella mia mente,ricordi di una normalità che c'è più .....
amore mio chissa quando ci rivedremo,chissà quando potremo costruire il nostro futuro insieme ..... chissà
per ora lasciamoci baciare dal sole e godiamoci il tempo da passare insieme fino all'ultimo secodo ....... domani ...domani .....
sto tornando a roma dal mare,ho scavallato gli appeninni per andare dalla mia dolce metà.
è stato un w e fantastico,passeggiare in riva la mare con i piedi nell'acqua ..... bello davvero.
ma soprattutto è stato meraviglioso svegliarsi con lui accanto che mi accarezza,aprire gli occhi e immeggersi in un abbraccio e rimanere così sopsesi nel dormiveglia per un po' .....
domani mattina a roma sarà dura alzarsi da sola dal lettone per andare a scuola.
mi mancherà molto la tenerezza di questo fine settimana e anzi prima di partire non ho pianto!!
forse un giorno avremo una casa tutta nostra, un lettone tutto nostro ..... per ora è tutto così sempre con lo zainetto pronto per partire con le cose sparse nei vari posti, uno spazzolino in ogni dove insieme al pigiama.
quanto mi manca la mia normalità,ormai ho imaprato a fare a meno di tutto o quasi,solo cose indispensabili,il resto è solo futilità.
dove saranno le mie bellissime scarpe con il tacco a spillo da 10? vabbè che anche se le avessi con me dove ci andrei?
le mie gonnine,i miei top? tutto superfluo ormai solo scarpe comode con il plantare per evitare le talloniti e che si rinfiammi il ginocchio.
e già il ginocchio ..... questo fantastico ginocchio con la cartilaggine rotta,per ora sembra che si sia rimerginata ma comunque rimane un ginocchio lesionato. pensieri ..... parole ..... sparse nella mia mente,ricordi di una normalità che c'è più .....
amore mio chissa quando ci rivedremo,chissà quando potremo costruire il nostro futuro insieme ..... chissà
per ora lasciamoci baciare dal sole e godiamoci il tempo da passare insieme fino all'ultimo secodo ....... domani ...domani .....
mercoledì 5 maggio 2010
casini
questo periodo è un casino
sì è un casino pardossale
e il bello che domani potrebbe succederne uno ancora più grande!!!!!!!!!!!!
sono un po' stanca e a volte demotivata,mi sembra quasi di vivere in un sogno,un sogno ovattato.
a scuola va bene i miei piccoli cuccioli si stanno impegnando molto per la recita,devo dire che sono eccitatissimi soprattutto I che stimola gli altri,insomma si stanno divertendo moltissimo.
vedremo cosa accradrà il giorno della recita,sempre che ci arriviamo indenni....
sì è un casino pardossale
e il bello che domani potrebbe succederne uno ancora più grande!!!!!!!!!!!!
sono un po' stanca e a volte demotivata,mi sembra quasi di vivere in un sogno,un sogno ovattato.
a scuola va bene i miei piccoli cuccioli si stanno impegnando molto per la recita,devo dire che sono eccitatissimi soprattutto I che stimola gli altri,insomma si stanno divertendo moltissimo.
vedremo cosa accradrà il giorno della recita,sempre che ci arriviamo indenni....
domenica 2 maggio 2010
nuvola di fantozzi
ma insomma arrivo a roma e ...........piove!!!!!!!!!!!!!!! uffa ho lasciato venerdì un sole spacca pietre ed ora trovo una pioggia afosa.
ovviamente non avevo l'ombrello e sai che bello arrivare in albergo con il trolley e la valiggetta del pc a tracolla sotto la pioggia torrenziale.meno male che è passato il 360,benedetto 360 senno sarei arrivata con una canoa!!!!
roma,roma e siamo solo all'inizio del caldo,cosa farò a luglio?
ovviamente non avevo l'ombrello e sai che bello arrivare in albergo con il trolley e la valiggetta del pc a tracolla sotto la pioggia torrenziale.meno male che è passato il 360,benedetto 360 senno sarei arrivata con una canoa!!!!
roma,roma e siamo solo all'inizio del caldo,cosa farò a luglio?
piccolo raggio di sole
piccolo raggio di sole che arrivasti in un periodo buio,buissimo della mia vita,non smetterò mai di dirti TI AMO
passeggiata primaverile
ieri ero all'aquila e approfittando del bel tempo e della mia garnde amica a. sono andata sotto i portici.
c'era tantissima gente,su via xx settembre si camminava a passo d'uomo,molti scendevano a piedi verso la casa dello studente.non so perchè ma il mio telefono invece di fare foto ieri faceva filmati così ora ho 6 micro filmini!!
la maggior parte erano turisti,alcuni anche ben rivestiti si son visti molti tacchi a spillo vertigginosi ..... anch'io portavo tascchi a spillo vertigginosi ora non ho la più pallida isea di dove siano e tra le altre cose potrò ancora permettermelo con questo ginocchio?
comunque c'era tanta gente che circolava,sembrava di essere tornata ai bei tempi quando le domeniche pom si andava a prendere il caffè allo shalè della villa o al gran caffè per poi stiepidirsi dal freddo invernale facendo una passeggiata accrezzati dal sole primaverile fino a collemaggio.
era come svegliarsi dal letargo invernale,era come rinascere
per un po' è stato piacevole passeggiare sotto i portici,sentire il vocio le risate,ma c'era un cigolio di sottofondo,qualcosa che strideva di un suono stridulo e fastidioso.
era lo sguardo che si andava a posare sulle imbragature,sulle macerie che si scorgono nei vicoli,da una parte il vociare allegro e spensierato e di fianco la desolazione.
è stato davvero strano,non saprei come descriverlo,per un attimo ho visto immagini del passato le mie amiche il sabato sera aquilano poi all'improvviso mi sono svegliata ......
di una cosa sono stata però molto felice di aver visto a. e soprattutto di essermi fatta una tazza come ai vecchi tempi con luce .......
c'era tantissima gente,su via xx settembre si camminava a passo d'uomo,molti scendevano a piedi verso la casa dello studente.non so perchè ma il mio telefono invece di fare foto ieri faceva filmati così ora ho 6 micro filmini!!
la maggior parte erano turisti,alcuni anche ben rivestiti si son visti molti tacchi a spillo vertigginosi ..... anch'io portavo tascchi a spillo vertigginosi ora non ho la più pallida isea di dove siano e tra le altre cose potrò ancora permettermelo con questo ginocchio?
comunque c'era tanta gente che circolava,sembrava di essere tornata ai bei tempi quando le domeniche pom si andava a prendere il caffè allo shalè della villa o al gran caffè per poi stiepidirsi dal freddo invernale facendo una passeggiata accrezzati dal sole primaverile fino a collemaggio.
era come svegliarsi dal letargo invernale,era come rinascere
per un po' è stato piacevole passeggiare sotto i portici,sentire il vocio le risate,ma c'era un cigolio di sottofondo,qualcosa che strideva di un suono stridulo e fastidioso.
era lo sguardo che si andava a posare sulle imbragature,sulle macerie che si scorgono nei vicoli,da una parte il vociare allegro e spensierato e di fianco la desolazione.
è stato davvero strano,non saprei come descriverlo,per un attimo ho visto immagini del passato le mie amiche il sabato sera aquilano poi all'improvviso mi sono svegliata ......
di una cosa sono stata però molto felice di aver visto a. e soprattutto di essermi fatta una tazza come ai vecchi tempi con luce .......
giovedì 29 aprile 2010
Oscar Wilde 29 aprile 1895
lettera scritta dal carcere per il suo amato
"Mio carissimo ragazzo, questo e’ per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te.
Domani sara’ tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora piu’ divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicita’ e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza.
Poiche’ la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo e’ la meta e l’ incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il nostro caro amico mi e’ venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te.
Mi ha detto una cosa che mi rassicurato: che a mia madre non manchera’ mia niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l’ Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia cosi’ strana. Non esporti all’ Inghilterra per nessuna ragione al mondo.
Se un giorno, a Corfu’ o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessi- mo vivere insieme, oh! la vita sarebbe piu’ dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed e’ forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore e’ la luce di tutte le mie ore.
Se il fato ci sara’ avverso, coloro che non sanno cos’e’ l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se cio’ avverra’, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non e’ vero. Il nostro amore e’ sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, e’ perche’ la natura di quell’ amore non e’ stata compresa.
Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da’ coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che e’ mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci provero’ e lo faro’. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti cosi’ che quando viene mi possa dire cosa fai.
Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Cosi’ potro’ comunicare con te. Sono cosi’ felice che tu sia partito!
So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te.
Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore vegliera’ sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie.
Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e piu’ amabile.
Oh! aspettami! aspetta- mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti,
devotamente il tuo,
con un amore immortale"
"Mio carissimo ragazzo, questo e’ per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te.
Domani sara’ tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora piu’ divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicita’ e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza.
Poiche’ la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo e’ la meta e l’ incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il nostro caro amico mi e’ venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te.
Mi ha detto una cosa che mi rassicurato: che a mia madre non manchera’ mia niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l’ Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia cosi’ strana. Non esporti all’ Inghilterra per nessuna ragione al mondo.
Se un giorno, a Corfu’ o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessi- mo vivere insieme, oh! la vita sarebbe piu’ dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed e’ forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore e’ la luce di tutte le mie ore.
Se il fato ci sara’ avverso, coloro che non sanno cos’e’ l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se cio’ avverra’, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non e’ vero. Il nostro amore e’ sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, e’ perche’ la natura di quell’ amore non e’ stata compresa.
Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da’ coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che e’ mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci provero’ e lo faro’. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti cosi’ che quando viene mi possa dire cosa fai.
Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Cosi’ potro’ comunicare con te. Sono cosi’ felice che tu sia partito!
So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te.
Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore vegliera’ sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie.
Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e piu’ amabile.
Oh! aspettami! aspetta- mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti,
devotamente il tuo,
con un amore immortale"
la mia briciola
i pensieri fanno capriole inseguiti da un vortice di parole,
melograni di lacrime si incagliano tra le ciglia
e non riescono a sgorgare libere,
le emozioni si aggrappolano in gola
e rimangono lì
incapaci di esprimersi
eppure amore mio
il mio cuore batte all'unisono col tuo,
il palpito del mio respiro
palpita insieme al tuo,
il mio sguardo
si perde nei tuoi occhi chiari,
il mio amore vibra nell'aria
e corre da te,
ti avvolge,
ti protegge,
ti ama.
amor mio....
prima o poi vibreremo insieme nell'aria
e voleremo in alto nel cielo
accrezzati dai raggi del sole,
baciati dal vento,
sospesi tra le nuvole ......
melograni di lacrime si incagliano tra le ciglia
e non riescono a sgorgare libere,
le emozioni si aggrappolano in gola
e rimangono lì
incapaci di esprimersi
eppure amore mio
il mio cuore batte all'unisono col tuo,
il palpito del mio respiro
palpita insieme al tuo,
il mio sguardo
si perde nei tuoi occhi chiari,
il mio amore vibra nell'aria
e corre da te,
ti avvolge,
ti protegge,
ti ama.
amor mio....
prima o poi vibreremo insieme nell'aria
e voleremo in alto nel cielo
accrezzati dai raggi del sole,
baciati dal vento,
sospesi tra le nuvole ......
perchè le donne piangono
Un bambino chiese alla mamma: Perchè piangi ? » « Perchè sono una donna » gli risponde. « Non capisco » dice il bambino. La mamma lo stringe a sè e gli dice : « E non potrai mai capire… » Più tardi il bambino chiede al papà : « Perchè la mamma piange ? » « Tutte le donne piangono senza ragione », fu tutto quello che il papà seppe dirgli. Divenuto adulto, chiese a Dio : « Signore, perchè le donne piangono così facilmente? » E Dio rispose : « Quando l’ho creata, la donna doveva essere speciale ». «Le ho dato delle spalle abbastanza forti per portare i pesi del mondo… E abbastanza morbide per renderle confortevoli ». « Le ho dato la forza di donare la vita, quella di accettare il rifiuto che spesso le viene dai suoi figli. » « Le ho dato la forza per permettele di continuare quando tutti gli altri abbandonano. Quella di farsi carico della sua famiglia senza pensare alla malattia e alla fatica. » « Le ho dato la sensibilità di amare i suoi figli di un amore incondizionato, Anche quando essi la feriscono duramente. » « Le ho dato la forza di sopportare il marito nelle sue debolezze E di stare al suo fianco senza cedere» « E finalmente, le ho dato lacrime da versare quando ne sente il bisogno.» « Vedi figlio mio, la bellezza di una donna non è nei vestiti che porta, nè nel suo viso, o nella sua capigliatura. La bellezza di una donna risiede nei suoi occhi. E’ la porta d’entrata del suo cuore ; la porta dove risiede l’amore. Ed è spesso con le lacrime che vedi passare il suo cuore. »
principessa aurea prima parte
c'era una volta una principessa,la principessa aurea che viveva in un paese molto grande,e insegnava in una scuola.un giorno arrivo un terremoto che distrusse tutto e lei ando ad insegnare in un'altra scuola,però rompeva sempre alla sua collega "dammi un cartellone,dammi una tempera rossa ecc..".
insomma era una gran rompi
questa storia l'ha inventata la mia collega dani che sia un modo per dirmi che rompo troppo per i materiali didattici?
comunque ora i bimbi vogliono sapere la parte seconda di questa storia
nei prossimi giorni il proseguo
insomma era una gran rompi
questa storia l'ha inventata la mia collega dani che sia un modo per dirmi che rompo troppo per i materiali didattici?
comunque ora i bimbi vogliono sapere la parte seconda di questa storia
nei prossimi giorni il proseguo
mercoledì 28 aprile 2010
inpressioni
andando nella mia pag di facebock trovo sempre novità su l'aquila,si aprla sempre di terremoto,NON NE POSSO PIU'!
si non ne posso più di sentire storie sul terremoto,non ne posso più di andare a casa accompagnata dai vigili del fuoco e dover lasciare pure i documenti al posto di blocco dei militari che delimita la zona rossa. mi sembra di vivere in un sogno,mi sembra tutto inreale,sono quasi sette mesi che sto in albergo e non ne posso più.
voglio tornare a casa mia,nella mia vera casa non in quella che stanno terminando al paese i miei genitori.voglio tornare a csa mia,alla mia vita.mi sembra di vivere ancora in tenda,solo che invece di essere di tela è fatta di muratura,ma il concetto è lo stesso.
non hai spazi tuoi,tutto il tuo tempo è gia organizzato,suddiviso,schematizzato,di tuo c'è ben poco.
voglio tornare a vivere,voglio tornare a sognare,ad emozionarmi.
mi sento inaridita,evaporata.
per carità ho un lavoro delle colleghe fantastiche ma non è la stessa cosa.
quando finirà,quando .... quando .....
martedì 27 aprile 2010
lettera di un padre ad un figlio
DEDICA DI UN PADRE AL PROPIO FIGLIO:SE UN GIORNO MI VEDRAI VECCHIO: SE MI SPORCO QUANDO MANGIO E NON RIESCO A VESTIRMI…..ABBI PAZIENZA. RICORDA IL TEMPO CHE HO TRASCORSO AD INSEGNARTELO. SE QUANDO PARLO CON TE RIPETO SEMPRE LE STESSE COSE….. NON MI INTERROMPERE…… ASCOLTAMI. QUANDO ERI PICCOLO DOVEVO RACCONTARTI OGNI SERA LA STESSA STORIA FINCHE’ NON TI ADDORMENTAVI. QUANDO NON VOGLIO LAVARMI NON BIASIMARMI E NON FARMI VERGOGNARE… RICORDATI QUANDO DOVEVO CORRERTI DIETRO INVENTANDO DELLE SCUSE PERCHE’ NON VOLEVI FARE IL BAGNO. QUANDO VEDI LA MIA IGNORANZA DELLE NUOVE TECNOLOGIE , DAMMI IL TEMPO NECESSARIO E NON GUARDARMI CON QUEL SORRISETTO IRONICO HO AVUTO TUTTA LA PAZIENZA PER INSEGANRTI L’ABC QUANDO AD UN CERTO PUNTO NON RIESCO A RICORDARE O PERDO IL FILO DEL DISCORSO …. DAMMI IL TEMPO NECESSARIO PER RICORDARE E SE NON CI RIESCO NON TI INNERVOSIRE ….. LA COSA PIU’ IMPORTANTE NON E’ QUELLO CHE DICO MA IL MIO BISOGNO DI ESSERE CON TE ED AVERTI LI CHE MI ASCOLTI. QUANDO LE MIE GAMBE STANCHE NON MI CONSENTONO DI TENERE IL TUO PASSO NON TRATTARMI COME FOSSI UN PESO . VIENI VERSO DI ME CON LE TUE MANI FORTI NELLO STESSO MODO CON CUI IO L’HO FATTO CON TE QUANDO MUOVEVI I TUOI PRIMI PASSI QUANDO DICO CHE VORREI ESSERE MORTO… NON ARRABBIARTI UN GIORNO COMPRENDERAI. CHE COSA MI SPINGE A DIRLO. CERCA DI CAPIRE CHE ALLA MIA ETA’ NON SI VIVE SI SOPRAVVIVE. UN GIORNO SCOPRIRAI CHE NONOSTANTE I MIEI ERRORI HO SEMPRE VOLUTO IL MEGLIO PER TEE CHE HO TENTATO DI SPIANARTI LA STRADA. DAMMI UN PO’ DEL TUO TEMPO DAMMI UN PO’ DELLA TUA PAZIENZA DAMMI UNA SPALLA SU CUI POGGIARE LA TESTA ALLO STESSO MODO IN CUI IO L’HO FATTO PER TE. AIUTAMI A CAMMINARE AIUTAMI A FINIRE I MIEI GIORNI CON AMORE E PAZIENZA IN CAMBIO IO TI DARO’ UN SORRISO E L’IMMENSO AMORE CHE HO SEMPRE AVUTO PER TE. TI AMO FIGLIO MIO E PREGO PER TE ANCHE SE MI IGNORI. PAPA'
Di: Mimmo Losacco
Di: Mimmo Losacco
domenica 25 aprile 2010
sole
oggi è stat una giornat davvero meravigliosa,a roma faceva caldissimo e approfitatndo dii ciò e della settimana della cultura sono andata con il mio amore a villa torlonia. è un posto incantevole,con giardini immensi dove ci si puo sedere a piedi nudi sull'erba, e i vari padiglioni sono uno più bello dell'altro.la casina delle civette con i suoi vetri dipinti e meravigliosa,per non parlare dei mosaici a terra.la casa dei nobili,dimora di mussolini dal 1924 al 1943,è la magnificenza pura agli occhi di chi la guarda,i saloni sono tutti affrescati,le porte sono contornate da marmo pregiato innsomma è la magnificenza pura. la casina del principe è un pio' più austera ma le opere che ospita meritano un occhio di riguardo a partire da de chirico,passando per l'autoritratto di guttuso.
e poi passeggiando per parchi abbiamo scooperto un bistrot dentro villa massimo,un posto d'altri tempi che emana tranquillità,dà serenità.
oggi è stata una giornta serena,piena di gioia .... bunanotte giorno,ben venuta luna,a domani
e poi passeggiando per parchi abbiamo scooperto un bistrot dentro villa massimo,un posto d'altri tempi che emana tranquillità,dà serenità.
oggi è stata una giornta serena,piena di gioia .... bunanotte giorno,ben venuta luna,a domani
sabato 24 aprile 2010
giornata romana
questa mettina è successa una cosa bellissime,la mia collega mi ha detto che aspetta un bimbo e in più che da settembre la sostituirò in classe perchè lei va in maternità.in pratica avrò la classe dei 4 anni,ne sarò capace? per i primi tempi saremo in compresenza e poi si vedrà. che dire sono emozionata. questa sera io e il mio amore abbiamo scoperto un posto davvero bello è un bistrot immnerso nel verde dove si può fare l'aperitivo ma anche cenare. erano secoli che non ci facevamo una birretta noi due da soli,dai tempi di tony quando incominciavamo a frequentarci,e dal frizzo per gli aperitivi del venerdì.quanto mi mancano quei venerdì con le amiche davnti ad una birra artigianale e una piadina al frizzo. non serviva nenache dirselo il venerdì alle 8 lì per stare insieme,per raccontarci della settimana trascorsa,per raccontarci di noi. mi mancano molto quei momenti,mi mancano le mie amiche,d,m,a, chissà se mai riaprirà li a via roio? era un posto piccolo ma accogliente dove si poteva ascolatre della buona musica e passare una serata in tranquillità,era il nostro posto.
come lo era il barrique d'estate. quanti aperitivi e quante chiacchiere spensierate tra una scossa e l'altra, e poi una manciata di secondi ...... ed è tutto sospeso nell'aria. quando torneremo con i piedi per terra? quando potremo riappropiarci dei nostri luoghi,dei nostri ricordi? per ora viviamo sparpagliati tra le casette,i map,la costa ed io a roma.se solo potessimo in qualche modo contribuire alla ricostruzione,con le carriole si è fatto qualcosa ma non basta,non basta andare tutte le domeniche a togliere le macerie,fare una biblioteca,si dovrebbe fare di più il problema cosa? cosa fare? a proposito di biblioteche che bello il bibilobus che girava quest'estate tra le tendopoli,era una speranza,un'emozione,un volersi aggrappare alla cultura che tanto ha fatto garnde la nostra città. mi piacerebbe poter essere un piccolo scricciolo capace di volare per poter volare in alto tra le nuvole e poter finalmente risentirmi libera,libera ......libera libera ....
ed invece mi sento imprigionata,come un foglio di giornale accartocciato e lanciato in un angolo sotto la pioggia,sento l'inchiostro delle lettere sciogliersi irrimediabilmente e non posso farci nulla. posso solo sperare che smetta di piovere
come lo era il barrique d'estate. quanti aperitivi e quante chiacchiere spensierate tra una scossa e l'altra, e poi una manciata di secondi ...... ed è tutto sospeso nell'aria. quando torneremo con i piedi per terra? quando potremo riappropiarci dei nostri luoghi,dei nostri ricordi? per ora viviamo sparpagliati tra le casette,i map,la costa ed io a roma.se solo potessimo in qualche modo contribuire alla ricostruzione,con le carriole si è fatto qualcosa ma non basta,non basta andare tutte le domeniche a togliere le macerie,fare una biblioteca,si dovrebbe fare di più il problema cosa? cosa fare? a proposito di biblioteche che bello il bibilobus che girava quest'estate tra le tendopoli,era una speranza,un'emozione,un volersi aggrappare alla cultura che tanto ha fatto garnde la nostra città. mi piacerebbe poter essere un piccolo scricciolo capace di volare per poter volare in alto tra le nuvole e poter finalmente risentirmi libera,libera ......libera libera ....
ed invece mi sento imprigionata,come un foglio di giornale accartocciato e lanciato in un angolo sotto la pioggia,sento l'inchiostro delle lettere sciogliersi irrimediabilmente e non posso farci nulla. posso solo sperare che smetta di piovere
giovedì 22 aprile 2010
sorprese
a volte la vita è davvero sorprendente,oggi per caso in metro ho incontrato c.,non ci vedevamo da prima del terremoto ... quel giorno nel pomeriggio eravamo andate al gran caffè e sedute sui divani bianchi ci siamo raccontate tante cose e così anche oggi ci siamo sedute al bar a tiburtina e ci siamo racconate.
l'amicizia se vera non affievolisce mai,anche se non ci si sente da tanto tempo basta un niente e ci si ritrova come se ci si fosse visti fino al giorno prima e questo è meraviglioso.
la vita a volte ci porta a separci ma allo stesso tempo è la vita stessa che ci aiuta a ritrovarci.
il terremoto non ha distrutto solo le case ha digregato i nostri punti di aggregazione e ritrovarsi è davvero difficle,quando torno all'aquila tutto è caotico,i locali hanno riaperto su via della croce rossa ma non è la stessa cosa.l'irisch lì non ha più senso,lo aveva a via sassa o a via tempera il venerdì quando ballavamo sugli sgabelli.
erano serate folli ma lì avevano senso,ora è tutto quasi fuori luogo,le nostre vite sono cambiate e per quanto ci sforziamo di tornare alla normalità c'è davvero poco di normalità.
l'amicizia se vera non affievolisce mai,anche se non ci si sente da tanto tempo basta un niente e ci si ritrova come se ci si fosse visti fino al giorno prima e questo è meraviglioso.
la vita a volte ci porta a separci ma allo stesso tempo è la vita stessa che ci aiuta a ritrovarci.
il terremoto non ha distrutto solo le case ha digregato i nostri punti di aggregazione e ritrovarsi è davvero difficle,quando torno all'aquila tutto è caotico,i locali hanno riaperto su via della croce rossa ma non è la stessa cosa.l'irisch lì non ha più senso,lo aveva a via sassa o a via tempera il venerdì quando ballavamo sugli sgabelli.
erano serate folli ma lì avevano senso,ora è tutto quasi fuori luogo,le nostre vite sono cambiate e per quanto ci sforziamo di tornare alla normalità c'è davvero poco di normalità.
mercoledì 21 aprile 2010
in albergo
ricordo la prima sera che sono entrata in albergo,mi sentito malissimo ho iniziato a piangere da non appena ho preso le valigie per andare.non riuscivo a smettere le lacrime sgorgavano senza che potevo farci nulla.il mio amore mi diceva "se stai così,torna a casa ... non fare così .....cosa posso fare per te ....come posso aiutarti?"
niente, non riuscivo a smettere, i rpimi giorni sono stati drammatici,ero terrorizzata
non riuscivo a regolarmi sulle distanze per andare a lavoro,mi sembrava di impazzire.
ormai sono passati 6 mesi da quella sera, mi sono ambientata anche se a volte mi sento sola mi mancano le mie amiche,la mia vita.
è arrivata la primavera e come mi piacerebbe poter passeggiare tranquilla con il lettore mp3 al castello,lo facevo sempre e dopo una giornata di lavoro mi aiutava a rilassarmi.qui vicino c'è un parco ma non è la stessa cosa,non ci sono gli stessi colori,odori.
niente, non riuscivo a smettere, i rpimi giorni sono stati drammatici,ero terrorizzata
non riuscivo a regolarmi sulle distanze per andare a lavoro,mi sembrava di impazzire.
ormai sono passati 6 mesi da quella sera, mi sono ambientata anche se a volte mi sento sola mi mancano le mie amiche,la mia vita.
è arrivata la primavera e come mi piacerebbe poter passeggiare tranquilla con il lettore mp3 al castello,lo facevo sempre e dopo una giornata di lavoro mi aiutava a rilassarmi.qui vicino c'è un parco ma non è la stessa cosa,non ci sono gli stessi colori,odori.
al mio amore
scriverò per te il mio amore
tra le immagini confuse dei tuoi sogni,
farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene,
incaglierò melograni di lacrime tra le ciglia,
vivrò in te la vita di un fiore
accarezzato dai raggi del sole,
ascolterò il batter d'ali
della tua anima
come la riva scolta le onde,
e se mi penserai io sarò lì
ad accarezzarti amor mio
tra le immagini confuse dei tuoi sogni,
farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene,
incaglierò melograni di lacrime tra le ciglia,
vivrò in te la vita di un fiore
accarezzato dai raggi del sole,
ascolterò il batter d'ali
della tua anima
come la riva scolta le onde,
e se mi penserai io sarò lì
ad accarezzarti amor mio
martedì 20 aprile 2010
sospesi a mezz'aria
Da quella notte è passato più di un anno ma io continuo a sentirmi sospesa a mezz'aria,sono tanti i ricordi le emozioni .... ora sono a roma ma è come se contnuassi a dormire in tenda solo che ora invece di essere di stoffa ci sono quattro muri. se penso all'estate scorsa... alla tenda piantata sul prato di mio zio ... il freddo ... la paura ....
caro diario
Voglio iniziare questa nuova avventurà con queste pagine di diario
Caro diario,è una vita che non scrivo ma ultimamente è come se avessi avuto una forma di repulsione nello scrivere. sono ormai passati un po’ di giorni da quella notte maledetta e questa notte ho deciso di incominciare a raccontarla non so ancora quanto ci vorrà per far si che i ricordi si imprimano sulla carta. iniziamo dalla prima scossa l’ho avvertita che ero già a letto, il lunedì mi sarei dovuta alzare alle 6.30. tutto era pronto la borsetta termica in cucina con il pranzo e il camice stirato di fresco e ben piegato pronto per l’uso, i vestiti pronti sulla sedia vicino al letto, il cappottino di felpa, le ballerine di vernice vicino al comodino, i telefoni con la sveglia programmata sul comodino.
“albè l’hai sentita?”
“si l’ho sentita”
Mi sono girata sull’altro lato e mi sono riaddormentata e mamma “ l’avete sentita?”
“si ma ormai è passata”
Mi riaddormento abbastanza serenamente. Seconda scossa nel mezzo del sonno è forte mi sveglio frastornata un po’ per il sonno un po’ per la paura. La studentessa del piano di sopra, daniela, si affaccia alla finestra e parlando con i ragazzi del palazzo di fronte gli dice che ha paura.Suona il telefono, è zia Gilda che dice che dobbiamo uscire, che ha paura. Mamma la tranquillizza e le dice di andare a dormire e poi ci dice
“usciamo, è stata forte, andiamo a prendere zia Gilda, ha paura”
“ma no dai, fuori fa freddo, dove andiamo?” dice mio fratello
“domani mi alzo alle 6.30, vai tu da zia Gilda” le rispondo io
“ma dove vado da sola? Speriamo non succeda nulla”
Ci rimettiamo tutti a letto ….
3.32….. un rumore fortissimo, tutto si muove, mi sveglio urlando per la paura, mamma entra in camera e accende la luce, almeno credo sia andata così. Mi alzo dal letto terrorizzata spostando i calcinacci che mi sono caduti sulle gambe, è caduto l’intonaco dal soffitto sul mio letto, mi metto sotto l’architrave della porta della cameretta, non finisce più, trema, trema quasi all’infinito. Voglio andare in soggiorno ma papà mi respinge dentro perché è caduto un quadro e ci sono i vetri per terra, in qualche maniera li sposterà per farmi uscire. Ecco ora ho bisogno di fermarmi, qualcuno cammina fuori dalla tenda e rovista, sarà un gatto?
Eccomi tornata a scrivere; dov’ero arrivata?
…. Cerco disperatamente il telefono per chiamare alberto, ma non lo trovo, mio fratello mi dice
“te lo faccio squillare …. Non prende “
Lo cerco, guardo intorno, c’è polvere, è caduto tutto quello che stava sul comodino, guardo sotto il letto e lo vedo è quasi vicino al muro, mi sdraio a terra e lo prendo. Nel frattempo mi sono vestita con quello che ho trovato a piedi al letto, i jeanz, il maglioncino di lana nero e le ballerine rosse, afferro il cappottino di felpa e la borsa
“io vado alla villa, alberto è solo a casa, capito mamma vado alla villa”.
In tutto questo marasma la studentessa del piano di sopra scendeva le scale , mamma la fa entrare e la mette sotto l’architrave della cucina, le cade in mano una delle madonnine poste sulla cornice della porta, la stringe forte a cercare conforto, nel frattempo sono arrivati gli studenti del palazzo di fronte
“daniela, daniela”
“ è qui, è qui” risponde mamma.
Esco di casa di corsa per andare da alberto, arrivata a piedi al vicolo entro in una nuvola bianca che mi avvolge tutta, è polvere, sembra nebbia … incomincio a correre, arrivata all’altezza dei 4 cantoni lì c’è un ponte stanno rifacendo il tetto al palazzo di grimaldi, ho quasi paura ma …. Accellero la corsa e incontro delle ragazze in pigiama sono tutte bianche sono tutte bianche sembrano fantasmi.
Guardo verso la discesa di San berardino e alla fine della salita prima della De amicis, dove c’era la copisteria, ci sono tutte macerie che occupano la strada, riprendo a correre e sul corso incontro altra gente, la polvere mi graffia la gola. Arrivo a piazza duomo, vicino a san massimo c’è il vescovo e delle ragazze filippine avvolte con delle lenzuola. Mi affaccio sulla strada laterale delle poste è buia,di solito passo da li per andare da alberto, una signora grida
“papà esci, vieni giù, ha 80 anni e non vuole uscire, papà esci”
“mamma lascialo stare, è pericoloso”
Decido di percorre la strada buia,ci sono delle persone che mi vengono incontro, uno è un ragazzo grande, riprendo la mia corsa verso piazza della prefettura, arrivo al darcover e da dietro un portoncino sento urlare
“ aiuto, la porta è incastrata”
Il ragazzo grande si avvicina e cerca di aiutarli, spinge il portoncino, riprendo a correre. Arrivo a piazza della prefettura, c’è un enorme cumulo di macerie che occupa quasi tutta la piazza, il palazzo del governo non c’è più. non so cosa fare, quale strada faccio? Cosa faccio? Provo a scavalcare le macerie? Come faccio?
“oddio nonna! Noooo!”
Un ragazzo comincia ad urlare e a scavalcare le macerie,cerco di seguirlo …. Ma le ballerine me lo impediscono. Decido di fare il giro passando dalla standa, corro,corro, dopo la provincia ci sono due signori seduti sui blocchi di cemento che servono a non far parcheggiare le macchine, sono tutti bianchi, sono sconvolti, terrorizzati. Continuo a correre sono su via xx settembre, piazzale paoli è buio, il collegio delle suore ha le pareti al pian terreno crollate si vedono le stanze dentro, sento il suono dell’apriporta di un palazzo suona all’infinito è bloccato, si sente dell’acqua cadere ….. Corro corro acora, ci sono delle macerie sulla strada, ho paura. Arrivo su via santa andrea, è buio, solo un lampione funziona, vado verso casa di alberto, una signora del secondo piano batte le mani, mi giro la vedo appena è un’ombra
“ mi aiuti non posso scendere”
“un attimo provo a chiamare aiuto” le rispondo
“ si mamma sono qui per strada ….” è un ragazzo
“scusa ti prende il telefono? Il mio non prende, lì c’è una signora che chiede aiuto”
“ mamma ti richiamo mi serve il telefono “
“ chiama i vigili del fuoco o qualcuno, io arrivo a quella casa lì c’è il mio fidanzato”
Riprendo a camminare mentre il ragazzo prova a chiamare.
Arrivo sotto casa di alberto, è buio sono accesi solo i lampioni dell’altra strada, non c’è nessuno, sarà uscito o è ancora lì? È uscito, si è uscito, calma … calma …. Dove sarà? Dove può essere andato? E adesso? Calma, calma qual è il posto all’aperto più vicino? ….. LA VILLA
Mi giro e riprendo a camminare, il ragazzo non c’è più e mi sembra neanche la signora, è penombra, non si vede bene, riprendo a correre, sono di nuovo su via xx settembre, da piazzale paoli arrivano urla
“ aiuto, aiuto !!!”
È tutto buio vedo delle ombre correre, non si capisce dove vanno, una scossa forte, trema tutto, continuo a correre …. Arrivo alla villa c’è luce e c’è tantissima gente, la terra contnua a tremare sembra che si stia aprendo sotto i nostri piedi, mi guardo intorno disorientata c’è gente in pigiama, semivestita, ci sono delle macchine parcheggiate davanti al monumento ai caduti …. Un’ altra scossa …. Mi arriva un messaggio
<>
È di alberto, mi guardo intorno, non lo vedo …. Suona il telefono
“ ciao laura sono antonella, sai dov’è alberto perché non riusciamo a chiamarlo “
“ciao antonella, l’aquila è distrutta, alberto è alla villa e sono qui anch’io ma ancora non lo trovo, appena lo trovo ti richiamo”
Riappendo il telefono, mi guardo intorno tra la gente …. Eccolo, è lui ci abbracciamo forte, è terrorizzato
“ oddio la, oddio la “
“richiama paolo e antonella che ti cercano”
I telefoni non prendono, arrivano messaggi di persone che ti chiamano ma il telefono non suona. La terra trema, trema, trema, ho paura tutti hanno paura ad ogni scossa è un sussulto, ho paura , ho freddo ….
“Andiamo a vedere i genitori di daniela laggiù ?”
Scendiamo verso la sanatrix, li troviamo sono per strada, scambiamo qualche parola, lidia sale in macchina con un’altra signora perché fa freddo, salutiamo daniele e risaliamo alla villa, la terra trema e fa freddo davvero, c’è tordera con i figli è in caibatte e sono avvolti nelle coperte del grande hotel. Decidiamo di salire in macchina è davanti alla villa di forza italia, da piazzale paoli urla di aiuto, è buio non si vede nulla, si vedono solo delle ombre che corrono, in macchina non si può stare balla troppo, torniamo alla villa e mi porto la coperta che sta in macchina dietro. Tra la gente appaiono mia madre, mio padre e mio fratello sono tutti bianchi
“ lì è crollato un palazzo abbiamo scavato, ma ora ci sono le travi grandi, si sentono grida di aiuto da sotto”
“ non si vedeva niente, ho fermato un motorino che ha illuminato con il faro” dice mia madre
“ora ci sono dei vigili, ma ci sono le travi grandi, abbiamo scavato finchè ce l’abbiamo fatta, ho 65 anni” dice mio padre.
Squilla il telefono
“ciao laura sono anna, non ti preoccupare per andare a ad aprire l’asilo, domani vediamo”
“ciao anna, qui è tutto distrutto, è il caos, ci risentiamo domani”
Di nuovo il telefono è zia anna
“ laura come state? Ho chiamato tua madre ma non riesco a parlarci, venite vene qua”
“ zia i telefoni non prendono, stiamo bene, non ti preoccupare, ora vediamo”
Ancora il telefono è monietta
“laura dove siete? State bene?”
“monia come stai? Qui è tutto distrutto, trema, trema, trema”
“sono sotto il palazzo con mamma, ma nonna è rimasta su, non ce la facciamo a tirarla giù è pesante”
“oddio monia chiamate i vigili fate qualcosa … si ci sentiamo più tardi”
Mi arrivano in continuazione messaggi di persone che mi hanno cercato, e di chi vuole sapere come stiaamo, loreta, sonia, costantina, antonella …
La terra trema, trema e fa freddo, mi avvolgo con la coperta che sta nel portabagagli della macchina di alberto è quella che usiamo per andare al Parco del sole è piena di zeppi però scalda. Incontriamo tante facce note, R. S. è in pigiama dentro la macchina con Lavinia, scende, “ come state? Casa mia è crollata”
“stiamo bene, che casino…” risale in macchina, fa freddo.
Altre facce note, altre facce amiche, scendiamo di nuovo da lidia e daniele, mio fratello con papà e mamma tornano alla fontana luminosa,salutiamo lidia e daniele e decidiamo di andare da mamma e papà, “ok là però dobbiamo correre perché pericoloso” “ va bene”.
Incontriamo claudio è venuto a piedi da pettino è sconvolto.
Vicino al Garnde Albergo incontriamo il padre di michele e marco, la nonna allettata è rimasta dentro da sola non sanno come fare alla fine decidono di andare a prenderla.
Torniamo alla villa è ancora buio, fa freddo, la terra trema, trema, trema. Incomincia ad albeggiare, arrivano dei camion enormi da via xx settembre, su uno ci sono dei bagni chimici per handicappati.
“albè ho freddo, tanto freddo voglio andare a casa a prendere delle scarpe chiuse”
“ abbi, però veloce”
Decidiamo di tornare alla fontana luminosa dai miei. E’ giorno, comminiamo a passo svelto, davanti a Mara baby è crollato una parte di muro ci sono delle pietre enormi. Corriamo, corriamo, arriviamo sotto casa” fai presto, prendi solo le scarpe io ti aspetto qui”
Salgo, apro, prendo le scarpe da ginnastica dallo stanzino, i calzini dal cassetto in cameretta,i soldi dal cassetto, i caraicabatterie e il maglione peruviano.. Scendo, non ci sono danni sotto al portone, andiamo alla fontana luminosa troviamo i miei, “vado lì alle panchine a mettermi le scarpe poi vi raggiungo alla villa”
Andiamo al castello, mi siedo e finalmente mi cambio le scarpe e mi metto pure il maglione, va meglio, molto meglio.
Mi sembrano volti noti, si è la mamma di filippo, ci avviciniamo alberto conosce il papà antonio. Ci raccontano un po’ di cose, loro prima di uscire si sono messi a pulire i cocci, poi si sono guardati e hanno detto “che cosa stiamo facendo?” e così sono usciti, ci sono anche i genitori di lei e la bisnonna, i bambini doemono sereni, ecco si sveglia leonardo, ci salutiamo “ a presto e speriamo bene”.
Riattraversiamo il corso, ci sono macerie ovunque, i volti della gente sono tirati. La notte ci ha messo a dura prova. siamo di nuovo alla villa, a piazzale paoli, mio fratello non vuole andare via, sotto quel palazzo c’è un suo amico, si arrampica sulle macerie alla ricerca di qualche segno.
Il prof. Dante con il figlio emiliano “ciao, che tragedia”
Decidiamo di andare a casa di alberto, lasciamo mio fratello e i miei lì, “ci rivediamo alla fontana luminosa “
Camminiamo su via xx settembre ci sono macchine che fanno lo zig zago per evitare le macerie per passare, arrivano le ambulanze a sirene spiegate, da uno dei garage scende acqua, un portoncino suona all’infinito l’apriporta, ancora acqua che scende da un palzzo quello dove c’è solo affitti.
Arrivati sotto casa di Alberto incontriamo la badante della centenaria inquilina di alberto, stanno tutti bene, proseguiamo ancora un po’… è la desolazione, i palazzi dopo casa i alberto sono crollati, ci sono i soccorsi, la gente piange.
La casa di alberto è ancora in piedi, ma tutto intorno le case sono in piedi per scommessa, sono sventrate, mancano pezzi di case, muri …
Torniamo indietro, mio fratello è ancora a piazzale paoli, scendiamo anche noi, i soccorsi lavorano a pieno ritmo, la ruspa scava e ogni tanto si ferma, sulle macerie c’è un signore che si agita, lì sotto ci sono la moglie e i suoi due figli.
Mi giro e vedo un ragazzo in mutande steso per terra è coperto in parte con un lenzuolo, è bello, ha i capelli un po’ lunghetti ricci, è magro avrà vent’anni, arrivano i soccorsi cercano di capire se è vivo …. Lo ricoprono è morto, è blu., le labbra sono viola, il corpo è bianco sembra marmo. Non lo dimenticherò mai.
Mio fratello decide di venire con noi e raggiungere mamma e papà.
Riprendiamo di nuovo il corso, davanti al banco di napoli incontriamo luigi loro sono a santa maria paganica e stanno bene. Passa l’avvocato è sconvolto. Arriviamo alla fontana luminosa, fa caldissimo, ho sete ma dalle fontanelle non scende più acqua, hanno chiuso l’aquedotto per paura che si sia inquinato. La notizia che stiano montando un campo per darci del cibo è infondata, torniamo di nuovo di corsa alla villa, ci sediamo sul muretto di piazzale paoli, qualcuno ci da’ dell’acqua , rimaniamo lì con mio fratello che non si muove dalle macerie, quel ragazzo è ancora lì.
Incominciamo ad aver fame è come me molti ma è tutto chiuso, arriva in jeap il proprietario dello schalè della villa è venuto a vedere come sta ma non apre. Lo schalè ha sul muro esterne diverse prese della corrente, le usa d’estate per i jubox e i giochi dei bambini, ora ci sono attaccati i cellulari della gente. Il mio telefono continua a squillare è di nuovo monia, sono riuscite a portare fuori la nonna aiutati da dei vicini.. È luce chiama da napoli è agitatissima non riesce a rintracciare la madre. Costantina, loreta, lella, antonella.
Finalmente la mamma è riuscita a parlare con alberto, stanno venendo carlo e sandro a prenderlo, ma ci vorrà un po’ perché l’autostrada è chiusa.
Fa caldo, caldissimo, la terra non ha mai smesso di tremare, siamo ancora qui a guardare il palazzo crollato, c’è una ruspa dei pompieri che sposta le macerie, ogni tanto si ferma perché sembra si senta qualcosa. Il ragazzo avvolto nel lenzuolo è ancora lì, si ferma un’ambulanza, un medico corre, prova a tastarlo, a rianimarlo con una mascherina dell’ossigeno, lo tasta ma può solo constatarne il decesso “ dai solo con un lenzuolo con il freddo…” su piazzale paoli ci sono delle persone anziane sedute su delle sedie sono accudite dalle suore del sacro cuore della clinica san giuseppe.
Devo fare la pipi, non ce la faccio più, mi scoppia la vescica allora decido di andarla a fare su all’angoletto sotto il muretto vicino alle scalette, alla villa bella che fa angolo, alberto mi dice “ facciamo così tu ti accucci e io ti copro con la coperta. Rispondo che va bene, andiamo a prendere la coperta e mentre alberto la tiene mi accuccio e finalmente mi libero non ne potevo più, appena in tempo però, si è appena affacciata una signora.
Torniamo giù e mentre scendiamo incontriamo barbara, la ragazza di andrea, ha la divisa della croce rossa, sta portando un po’ d’acqua ai pompieri che lavorano. Lei sta bene,ha un taglio sotto il piede perché ha camminato sui vetri di una cornice che è caduta, squilla il telefono è andrea che le dice che vuole entrare a casa sua a prendere dei viveri “ ma che dici è pericoloso, passa da casa mia ti do io i viveri, tanto in garage abbiamo le scorte.”
La salutiamo deve andare. Le gambe mi fanno male, sarà che siamo in piedi da ore, mi scopro le gambe ho diversi ematomi neri e gonfi, scottano.
Risaliamo alla villa e ci sediamo sul muretto, la gente vaga è attonita, qualcuno è riuscito a recuperare dei vestiti, qualcun’altro è ancora in pigiama. Passa la vicina di alberto, la proprietaria di balù “ alberto come stai, e i tuoi? Noi andiamo a vedere di recuperare la macchina, voglio andare ala paese, abbi tanti saluti a casa.”
Passa un magistrato e saluta alberto c’è anche orsini è ferito in testa. Squilla il telefono è la mamma di alberto, carlo e sandro sono in viaggio. I telefoni non prendono bene, spesso arrivano messaggi che ti avvisano che ti hanno cercato ma il telefono non ha squillato. Aspettiamo, aspettiamo, ci sono anche i miei e mio fratello è ancora lì.
Il credito al telefono è quasi finito, contatto costantina per chiederle se può farmi una ricarica, lei ha il bar a san nicola, mi risponde che ora non è possibile. Sento loreta è a casa con sonia sta aspettando che la vengano a prendere per andare a roma, mi dice “non ti preoccupare, appena arrivo a roma ti ricarico io”. è un gran sollievo, vaghiamo per la villa, non si riesce a stare seduti trema, trema ancora.
Alla fine verso mezzogiorno inoltrato arrivano carlo e sandro, carlo ha una borsa rossa vuole andare a casa a prendere dei soldi e altre cose per i genitori, sandro vuole andare a casa sua a vedere come sta, hanno lasciato la macchina a piazza darmi e sono saliti a piedi l’appuntamneto è per le quattro alla fontana luminosa. Decidiamo di andare a collemaggio, arrivati a la prato ci sdraiamo esausti, ci sono dei rumeni che mangiano, hanno affettati e pane. Ci sono molti studenti , arrivano dei pulman con varie destinazioni uno è quello giallo dell’ama e lo guida un alpino, si riempiono in fretta , i ragazzi vogliono andare via, l’aquila è piena di studenti con le valigie fatte alla bene e meglio che ripartono.
Vicino a noi c’è un signore con due ragazzi, arriva una jeap della forestale distribuisce pane, ci avviciniamo e i forestali incominciano a distribuire il pane tirandolo fuori da sacchi di carta,, a stento riusciamo a prendere una rosetta. Arriva una piccola autobotte ci permettono di riempire delle bottigliette d’acqua, finalmente acqua. Il signore vicino a noi ci dice
“scusate possiamo lasciarvi questi aranci e queste merendine? A noi non servono, stiamo ripartendo”
“ grazie ma non si preoccupi, l tenga lei”
“ no prendeteli pure, io sono venuto a prendere loro non appena ho saputo dell’accaduto e ora li riporto a casa. Io l’aquila la conosco, ci ho fatto l’università. Prendeteli e buona fortuna”
Mamma si vergogna quasi, alla fine accettiamo, fa caldo, un caldo irreale. Ci dicono che stanno allestendo un campo ad acqua santa dove danno da mangiare, dopo un po’ di titubanza, andiamo a piedi o in macchina. Io e alberto decidiamo di andare a riprendere la macchina alla villa. Camminiamo a passo svelto, il sentiero ha la terra crepata, prendiamo la macchina alberto ha paura” dobbiamo andare veloci sul viale di collemaggio perché è tutta terra da riporto e l’asfalto è crepato”
Carichiamo i miei e mio fratello e proseguiamo per acquasanta di fianco al cimitero parcheggiamo c’è una crepa sull’asfalto, la voglia di andare a vedere se è successo qualcosa a daniela è tanta ma non ho il coraggio ho paura di trovare la bara a vista. Alziamo gli occhi …. Il tetto del castello cinquecentesco è crollato, al suo posto c’è una voragine si intravedono le opere del museo di arte contemporanea. Panico , mestamente ci avviciniamo sul piazzale c’è una volante della polizia ma non sa nulla del campo, una mamma si avvicina e chiede un po’ d’acqua, il poliziotto via radio chiede di portare un po’ d’acqua per un bambino. Decidiamo di tornare alla fontana luminosa per l’appuntamento con carlo e sandro, non manca molto. Lasciamo la macchina davanti alla caserma degli alpini e saliamo a piedi, sono stanchissima, arrivati davanti alla chiesa sotto i pinucci ci fermiamo , lì ci sono le nostre macchine. Sono esausta, fa caldo e la terra trema, trema, mi fanno male le gambe, decidiamo di andare su a lucoli da zio aleandro.
Mamma e papà vanno a prendere delle coperte per la notte e recuperano anche soldi e l’oro, mio fratello è tra noi e piazzale paoli, le gambe mi fanno male, alberto mi consola e mamma mi dice mi “bollono, non è che ti sta venendo un’infezione? Rinfreschiamole con un po’ d’erba che è fresca”
Ha ragione per un po’ va meglio, ma mi fanno male. Arriva sandro andiamo da lui e alberto decide di rimanere con lui, arriva anche carlo, alberto aprte per roma con loro, ci salutiamo, dopo un po’ mi manda un sms con il numero di telefono di roma.
Partiamo per lucoli, ci fermiamo a piazza darmi e ci danno una pagnotta di pane e un po’ di tonno. A lucoli ci sono a nche zia gilda, simone, michelina, zia lisa e tiziano. Siamo tutti stanchi, provati da ciò che è successo, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per andare a dormire in macchina, fa freddo, molto freddo è aprile. La terra trema, trema, trema.
Ad un certo punto della notte abbiamo acceso la macchina per accendere il riscaldamento perché faceva davvero freddo e le coperte non bastano. Io e alberto siamo sempre in contatto i genitori ci dicono di andare nella loro casa di silvi, che anche senza chiavi si può far aprire la porta da un falegname. Ho paura e le gambe mi fanno male.
La notte passa, alle tre canta il gallo, meno male la notte è passata è di nuovo giorno.
Siamo stremati, è l’alba e noi siamo già svegli, fa freddo in macchina, verso le 7.30 mi alzo mi fanno male le gambe, le sento bollenti e gonfie. Mi alzo faccio colazione alla meglio, siamo in tanti e abbiamo pochi viveri.
Mamma e papà decidono di andare a l’aquila a cercare un medico per me e a vedere come sta la casa a san nicola. A san nicola è tutto ok, meno male.
Il medico a centi colella mi dice che forse ho le rotule compromesse, mi da dei farmaci e mi dice che sarebbe il caso di fare delle lastre, il problema è dove visto che l’ospedale è inagibile, e dei farmaci. Le medicine sono a pagamento, mamma discute con il medico “ ma come siamo terremotati e le medicine si pagano? Possibile che non può prescrivere qualcosa di mutuabile?” ne nasce una discussione tanto più che abbiamo dovuto aspettare il pomerigio per sapere che i farmaci si pagano e per di più sono dovuta andare a prenderli io alla farmacia di coppito.
Torniamo a lucoli un’altra notte sta per arrivare e il nostro futuro è incerto.
Non mi cambio da due giorni, ho i capelli che sembrano di stoppa a causa della polevere, finalmente riesco a procurarmi un cambio intimo e a lavarmi, mi viene da piangere e mi sento sconfortata. Le gambe mi duolono, abbiamo recuperato qualche vestito a casa, è pomeriggio inoltrato è ora di tornare a lucoli, troviamo ad aspettarci un piatto di spaghetti al pesce che ha rimandato zia anna da roma tramite giuseppe piccolo .
Siamo tutti giù davanti alla fabrica di zia gilda, abbiamo acceso un fuoco e portato fuori la tv siamo ipnotizzati dal tg quando …. Una scossa forte, sembra che la fabbrica ci venga addosso, decidiamo di andare a dormire.
Fa freddo e le macchine non sono poi così comode, quanto durerà?
Caro diario,è una vita che non scrivo ma ultimamente è come se avessi avuto una forma di repulsione nello scrivere. sono ormai passati un po’ di giorni da quella notte maledetta e questa notte ho deciso di incominciare a raccontarla non so ancora quanto ci vorrà per far si che i ricordi si imprimano sulla carta. iniziamo dalla prima scossa l’ho avvertita che ero già a letto, il lunedì mi sarei dovuta alzare alle 6.30. tutto era pronto la borsetta termica in cucina con il pranzo e il camice stirato di fresco e ben piegato pronto per l’uso, i vestiti pronti sulla sedia vicino al letto, il cappottino di felpa, le ballerine di vernice vicino al comodino, i telefoni con la sveglia programmata sul comodino.
“albè l’hai sentita?”
“si l’ho sentita”
Mi sono girata sull’altro lato e mi sono riaddormentata e mamma “ l’avete sentita?”
“si ma ormai è passata”
Mi riaddormento abbastanza serenamente. Seconda scossa nel mezzo del sonno è forte mi sveglio frastornata un po’ per il sonno un po’ per la paura. La studentessa del piano di sopra, daniela, si affaccia alla finestra e parlando con i ragazzi del palazzo di fronte gli dice che ha paura.Suona il telefono, è zia Gilda che dice che dobbiamo uscire, che ha paura. Mamma la tranquillizza e le dice di andare a dormire e poi ci dice
“usciamo, è stata forte, andiamo a prendere zia Gilda, ha paura”
“ma no dai, fuori fa freddo, dove andiamo?” dice mio fratello
“domani mi alzo alle 6.30, vai tu da zia Gilda” le rispondo io
“ma dove vado da sola? Speriamo non succeda nulla”
Ci rimettiamo tutti a letto ….
3.32….. un rumore fortissimo, tutto si muove, mi sveglio urlando per la paura, mamma entra in camera e accende la luce, almeno credo sia andata così. Mi alzo dal letto terrorizzata spostando i calcinacci che mi sono caduti sulle gambe, è caduto l’intonaco dal soffitto sul mio letto, mi metto sotto l’architrave della porta della cameretta, non finisce più, trema, trema quasi all’infinito. Voglio andare in soggiorno ma papà mi respinge dentro perché è caduto un quadro e ci sono i vetri per terra, in qualche maniera li sposterà per farmi uscire. Ecco ora ho bisogno di fermarmi, qualcuno cammina fuori dalla tenda e rovista, sarà un gatto?
Eccomi tornata a scrivere; dov’ero arrivata?
…. Cerco disperatamente il telefono per chiamare alberto, ma non lo trovo, mio fratello mi dice
“te lo faccio squillare …. Non prende “
Lo cerco, guardo intorno, c’è polvere, è caduto tutto quello che stava sul comodino, guardo sotto il letto e lo vedo è quasi vicino al muro, mi sdraio a terra e lo prendo. Nel frattempo mi sono vestita con quello che ho trovato a piedi al letto, i jeanz, il maglioncino di lana nero e le ballerine rosse, afferro il cappottino di felpa e la borsa
“io vado alla villa, alberto è solo a casa, capito mamma vado alla villa”.
In tutto questo marasma la studentessa del piano di sopra scendeva le scale , mamma la fa entrare e la mette sotto l’architrave della cucina, le cade in mano una delle madonnine poste sulla cornice della porta, la stringe forte a cercare conforto, nel frattempo sono arrivati gli studenti del palazzo di fronte
“daniela, daniela”
“ è qui, è qui” risponde mamma.
Esco di casa di corsa per andare da alberto, arrivata a piedi al vicolo entro in una nuvola bianca che mi avvolge tutta, è polvere, sembra nebbia … incomincio a correre, arrivata all’altezza dei 4 cantoni lì c’è un ponte stanno rifacendo il tetto al palazzo di grimaldi, ho quasi paura ma …. Accellero la corsa e incontro delle ragazze in pigiama sono tutte bianche sono tutte bianche sembrano fantasmi.
Guardo verso la discesa di San berardino e alla fine della salita prima della De amicis, dove c’era la copisteria, ci sono tutte macerie che occupano la strada, riprendo a correre e sul corso incontro altra gente, la polvere mi graffia la gola. Arrivo a piazza duomo, vicino a san massimo c’è il vescovo e delle ragazze filippine avvolte con delle lenzuola. Mi affaccio sulla strada laterale delle poste è buia,di solito passo da li per andare da alberto, una signora grida
“papà esci, vieni giù, ha 80 anni e non vuole uscire, papà esci”
“mamma lascialo stare, è pericoloso”
Decido di percorre la strada buia,ci sono delle persone che mi vengono incontro, uno è un ragazzo grande, riprendo la mia corsa verso piazza della prefettura, arrivo al darcover e da dietro un portoncino sento urlare
“ aiuto, la porta è incastrata”
Il ragazzo grande si avvicina e cerca di aiutarli, spinge il portoncino, riprendo a correre. Arrivo a piazza della prefettura, c’è un enorme cumulo di macerie che occupa quasi tutta la piazza, il palazzo del governo non c’è più. non so cosa fare, quale strada faccio? Cosa faccio? Provo a scavalcare le macerie? Come faccio?
“oddio nonna! Noooo!”
Un ragazzo comincia ad urlare e a scavalcare le macerie,cerco di seguirlo …. Ma le ballerine me lo impediscono. Decido di fare il giro passando dalla standa, corro,corro, dopo la provincia ci sono due signori seduti sui blocchi di cemento che servono a non far parcheggiare le macchine, sono tutti bianchi, sono sconvolti, terrorizzati. Continuo a correre sono su via xx settembre, piazzale paoli è buio, il collegio delle suore ha le pareti al pian terreno crollate si vedono le stanze dentro, sento il suono dell’apriporta di un palazzo suona all’infinito è bloccato, si sente dell’acqua cadere ….. Corro corro acora, ci sono delle macerie sulla strada, ho paura. Arrivo su via santa andrea, è buio, solo un lampione funziona, vado verso casa di alberto, una signora del secondo piano batte le mani, mi giro la vedo appena è un’ombra
“ mi aiuti non posso scendere”
“un attimo provo a chiamare aiuto” le rispondo
“ si mamma sono qui per strada ….” è un ragazzo
“scusa ti prende il telefono? Il mio non prende, lì c’è una signora che chiede aiuto”
“ mamma ti richiamo mi serve il telefono “
“ chiama i vigili del fuoco o qualcuno, io arrivo a quella casa lì c’è il mio fidanzato”
Riprendo a camminare mentre il ragazzo prova a chiamare.
Arrivo sotto casa di alberto, è buio sono accesi solo i lampioni dell’altra strada, non c’è nessuno, sarà uscito o è ancora lì? È uscito, si è uscito, calma … calma …. Dove sarà? Dove può essere andato? E adesso? Calma, calma qual è il posto all’aperto più vicino? ….. LA VILLA
Mi giro e riprendo a camminare, il ragazzo non c’è più e mi sembra neanche la signora, è penombra, non si vede bene, riprendo a correre, sono di nuovo su via xx settembre, da piazzale paoli arrivano urla
“ aiuto, aiuto !!!”
È tutto buio vedo delle ombre correre, non si capisce dove vanno, una scossa forte, trema tutto, continuo a correre …. Arrivo alla villa c’è luce e c’è tantissima gente, la terra contnua a tremare sembra che si stia aprendo sotto i nostri piedi, mi guardo intorno disorientata c’è gente in pigiama, semivestita, ci sono delle macchine parcheggiate davanti al monumento ai caduti …. Un’ altra scossa …. Mi arriva un messaggio
<>
È di alberto, mi guardo intorno, non lo vedo …. Suona il telefono
“ ciao laura sono antonella, sai dov’è alberto perché non riusciamo a chiamarlo “
“ciao antonella, l’aquila è distrutta, alberto è alla villa e sono qui anch’io ma ancora non lo trovo, appena lo trovo ti richiamo”
Riappendo il telefono, mi guardo intorno tra la gente …. Eccolo, è lui ci abbracciamo forte, è terrorizzato
“ oddio la, oddio la “
“richiama paolo e antonella che ti cercano”
I telefoni non prendono, arrivano messaggi di persone che ti chiamano ma il telefono non suona. La terra trema, trema, trema, ho paura tutti hanno paura ad ogni scossa è un sussulto, ho paura , ho freddo ….
“Andiamo a vedere i genitori di daniela laggiù ?”
Scendiamo verso la sanatrix, li troviamo sono per strada, scambiamo qualche parola, lidia sale in macchina con un’altra signora perché fa freddo, salutiamo daniele e risaliamo alla villa, la terra trema e fa freddo davvero, c’è tordera con i figli è in caibatte e sono avvolti nelle coperte del grande hotel. Decidiamo di salire in macchina è davanti alla villa di forza italia, da piazzale paoli urla di aiuto, è buio non si vede nulla, si vedono solo delle ombre che corrono, in macchina non si può stare balla troppo, torniamo alla villa e mi porto la coperta che sta in macchina dietro. Tra la gente appaiono mia madre, mio padre e mio fratello sono tutti bianchi
“ lì è crollato un palazzo abbiamo scavato, ma ora ci sono le travi grandi, si sentono grida di aiuto da sotto”
“ non si vedeva niente, ho fermato un motorino che ha illuminato con il faro” dice mia madre
“ora ci sono dei vigili, ma ci sono le travi grandi, abbiamo scavato finchè ce l’abbiamo fatta, ho 65 anni” dice mio padre.
Squilla il telefono
“ciao laura sono anna, non ti preoccupare per andare a ad aprire l’asilo, domani vediamo”
“ciao anna, qui è tutto distrutto, è il caos, ci risentiamo domani”
Di nuovo il telefono è zia anna
“ laura come state? Ho chiamato tua madre ma non riesco a parlarci, venite vene qua”
“ zia i telefoni non prendono, stiamo bene, non ti preoccupare, ora vediamo”
Ancora il telefono è monietta
“laura dove siete? State bene?”
“monia come stai? Qui è tutto distrutto, trema, trema, trema”
“sono sotto il palazzo con mamma, ma nonna è rimasta su, non ce la facciamo a tirarla giù è pesante”
“oddio monia chiamate i vigili fate qualcosa … si ci sentiamo più tardi”
Mi arrivano in continuazione messaggi di persone che mi hanno cercato, e di chi vuole sapere come stiaamo, loreta, sonia, costantina, antonella …
La terra trema, trema e fa freddo, mi avvolgo con la coperta che sta nel portabagagli della macchina di alberto è quella che usiamo per andare al Parco del sole è piena di zeppi però scalda. Incontriamo tante facce note, R. S. è in pigiama dentro la macchina con Lavinia, scende, “ come state? Casa mia è crollata”
“stiamo bene, che casino…” risale in macchina, fa freddo.
Altre facce note, altre facce amiche, scendiamo di nuovo da lidia e daniele, mio fratello con papà e mamma tornano alla fontana luminosa,salutiamo lidia e daniele e decidiamo di andare da mamma e papà, “ok là però dobbiamo correre perché pericoloso” “ va bene”.
Incontriamo claudio è venuto a piedi da pettino è sconvolto.
Vicino al Garnde Albergo incontriamo il padre di michele e marco, la nonna allettata è rimasta dentro da sola non sanno come fare alla fine decidono di andare a prenderla.
Torniamo alla villa è ancora buio, fa freddo, la terra trema, trema, trema. Incomincia ad albeggiare, arrivano dei camion enormi da via xx settembre, su uno ci sono dei bagni chimici per handicappati.
“albè ho freddo, tanto freddo voglio andare a casa a prendere delle scarpe chiuse”
“ abbi, però veloce”
Decidiamo di tornare alla fontana luminosa dai miei. E’ giorno, comminiamo a passo svelto, davanti a Mara baby è crollato una parte di muro ci sono delle pietre enormi. Corriamo, corriamo, arriviamo sotto casa” fai presto, prendi solo le scarpe io ti aspetto qui”
Salgo, apro, prendo le scarpe da ginnastica dallo stanzino, i calzini dal cassetto in cameretta,i soldi dal cassetto, i caraicabatterie e il maglione peruviano.. Scendo, non ci sono danni sotto al portone, andiamo alla fontana luminosa troviamo i miei, “vado lì alle panchine a mettermi le scarpe poi vi raggiungo alla villa”
Andiamo al castello, mi siedo e finalmente mi cambio le scarpe e mi metto pure il maglione, va meglio, molto meglio.
Mi sembrano volti noti, si è la mamma di filippo, ci avviciniamo alberto conosce il papà antonio. Ci raccontano un po’ di cose, loro prima di uscire si sono messi a pulire i cocci, poi si sono guardati e hanno detto “che cosa stiamo facendo?” e così sono usciti, ci sono anche i genitori di lei e la bisnonna, i bambini doemono sereni, ecco si sveglia leonardo, ci salutiamo “ a presto e speriamo bene”.
Riattraversiamo il corso, ci sono macerie ovunque, i volti della gente sono tirati. La notte ci ha messo a dura prova. siamo di nuovo alla villa, a piazzale paoli, mio fratello non vuole andare via, sotto quel palazzo c’è un suo amico, si arrampica sulle macerie alla ricerca di qualche segno.
Il prof. Dante con il figlio emiliano “ciao, che tragedia”
Decidiamo di andare a casa di alberto, lasciamo mio fratello e i miei lì, “ci rivediamo alla fontana luminosa “
Camminiamo su via xx settembre ci sono macchine che fanno lo zig zago per evitare le macerie per passare, arrivano le ambulanze a sirene spiegate, da uno dei garage scende acqua, un portoncino suona all’infinito l’apriporta, ancora acqua che scende da un palzzo quello dove c’è solo affitti.
Arrivati sotto casa di Alberto incontriamo la badante della centenaria inquilina di alberto, stanno tutti bene, proseguiamo ancora un po’… è la desolazione, i palazzi dopo casa i alberto sono crollati, ci sono i soccorsi, la gente piange.
La casa di alberto è ancora in piedi, ma tutto intorno le case sono in piedi per scommessa, sono sventrate, mancano pezzi di case, muri …
Torniamo indietro, mio fratello è ancora a piazzale paoli, scendiamo anche noi, i soccorsi lavorano a pieno ritmo, la ruspa scava e ogni tanto si ferma, sulle macerie c’è un signore che si agita, lì sotto ci sono la moglie e i suoi due figli.
Mi giro e vedo un ragazzo in mutande steso per terra è coperto in parte con un lenzuolo, è bello, ha i capelli un po’ lunghetti ricci, è magro avrà vent’anni, arrivano i soccorsi cercano di capire se è vivo …. Lo ricoprono è morto, è blu., le labbra sono viola, il corpo è bianco sembra marmo. Non lo dimenticherò mai.
Mio fratello decide di venire con noi e raggiungere mamma e papà.
Riprendiamo di nuovo il corso, davanti al banco di napoli incontriamo luigi loro sono a santa maria paganica e stanno bene. Passa l’avvocato è sconvolto. Arriviamo alla fontana luminosa, fa caldissimo, ho sete ma dalle fontanelle non scende più acqua, hanno chiuso l’aquedotto per paura che si sia inquinato. La notizia che stiano montando un campo per darci del cibo è infondata, torniamo di nuovo di corsa alla villa, ci sediamo sul muretto di piazzale paoli, qualcuno ci da’ dell’acqua , rimaniamo lì con mio fratello che non si muove dalle macerie, quel ragazzo è ancora lì.
Incominciamo ad aver fame è come me molti ma è tutto chiuso, arriva in jeap il proprietario dello schalè della villa è venuto a vedere come sta ma non apre. Lo schalè ha sul muro esterne diverse prese della corrente, le usa d’estate per i jubox e i giochi dei bambini, ora ci sono attaccati i cellulari della gente. Il mio telefono continua a squillare è di nuovo monia, sono riuscite a portare fuori la nonna aiutati da dei vicini.. È luce chiama da napoli è agitatissima non riesce a rintracciare la madre. Costantina, loreta, lella, antonella.
Finalmente la mamma è riuscita a parlare con alberto, stanno venendo carlo e sandro a prenderlo, ma ci vorrà un po’ perché l’autostrada è chiusa.
Fa caldo, caldissimo, la terra non ha mai smesso di tremare, siamo ancora qui a guardare il palazzo crollato, c’è una ruspa dei pompieri che sposta le macerie, ogni tanto si ferma perché sembra si senta qualcosa. Il ragazzo avvolto nel lenzuolo è ancora lì, si ferma un’ambulanza, un medico corre, prova a tastarlo, a rianimarlo con una mascherina dell’ossigeno, lo tasta ma può solo constatarne il decesso “ dai solo con un lenzuolo con il freddo…” su piazzale paoli ci sono delle persone anziane sedute su delle sedie sono accudite dalle suore del sacro cuore della clinica san giuseppe.
Devo fare la pipi, non ce la faccio più, mi scoppia la vescica allora decido di andarla a fare su all’angoletto sotto il muretto vicino alle scalette, alla villa bella che fa angolo, alberto mi dice “ facciamo così tu ti accucci e io ti copro con la coperta. Rispondo che va bene, andiamo a prendere la coperta e mentre alberto la tiene mi accuccio e finalmente mi libero non ne potevo più, appena in tempo però, si è appena affacciata una signora.
Torniamo giù e mentre scendiamo incontriamo barbara, la ragazza di andrea, ha la divisa della croce rossa, sta portando un po’ d’acqua ai pompieri che lavorano. Lei sta bene,ha un taglio sotto il piede perché ha camminato sui vetri di una cornice che è caduta, squilla il telefono è andrea che le dice che vuole entrare a casa sua a prendere dei viveri “ ma che dici è pericoloso, passa da casa mia ti do io i viveri, tanto in garage abbiamo le scorte.”
La salutiamo deve andare. Le gambe mi fanno male, sarà che siamo in piedi da ore, mi scopro le gambe ho diversi ematomi neri e gonfi, scottano.
Risaliamo alla villa e ci sediamo sul muretto, la gente vaga è attonita, qualcuno è riuscito a recuperare dei vestiti, qualcun’altro è ancora in pigiama. Passa la vicina di alberto, la proprietaria di balù “ alberto come stai, e i tuoi? Noi andiamo a vedere di recuperare la macchina, voglio andare ala paese, abbi tanti saluti a casa.”
Passa un magistrato e saluta alberto c’è anche orsini è ferito in testa. Squilla il telefono è la mamma di alberto, carlo e sandro sono in viaggio. I telefoni non prendono bene, spesso arrivano messaggi che ti avvisano che ti hanno cercato ma il telefono non ha squillato. Aspettiamo, aspettiamo, ci sono anche i miei e mio fratello è ancora lì.
Il credito al telefono è quasi finito, contatto costantina per chiederle se può farmi una ricarica, lei ha il bar a san nicola, mi risponde che ora non è possibile. Sento loreta è a casa con sonia sta aspettando che la vengano a prendere per andare a roma, mi dice “non ti preoccupare, appena arrivo a roma ti ricarico io”. è un gran sollievo, vaghiamo per la villa, non si riesce a stare seduti trema, trema ancora.
Alla fine verso mezzogiorno inoltrato arrivano carlo e sandro, carlo ha una borsa rossa vuole andare a casa a prendere dei soldi e altre cose per i genitori, sandro vuole andare a casa sua a vedere come sta, hanno lasciato la macchina a piazza darmi e sono saliti a piedi l’appuntamneto è per le quattro alla fontana luminosa. Decidiamo di andare a collemaggio, arrivati a la prato ci sdraiamo esausti, ci sono dei rumeni che mangiano, hanno affettati e pane. Ci sono molti studenti , arrivano dei pulman con varie destinazioni uno è quello giallo dell’ama e lo guida un alpino, si riempiono in fretta , i ragazzi vogliono andare via, l’aquila è piena di studenti con le valigie fatte alla bene e meglio che ripartono.
Vicino a noi c’è un signore con due ragazzi, arriva una jeap della forestale distribuisce pane, ci avviciniamo e i forestali incominciano a distribuire il pane tirandolo fuori da sacchi di carta,, a stento riusciamo a prendere una rosetta. Arriva una piccola autobotte ci permettono di riempire delle bottigliette d’acqua, finalmente acqua. Il signore vicino a noi ci dice
“scusate possiamo lasciarvi questi aranci e queste merendine? A noi non servono, stiamo ripartendo”
“ grazie ma non si preoccupi, l tenga lei”
“ no prendeteli pure, io sono venuto a prendere loro non appena ho saputo dell’accaduto e ora li riporto a casa. Io l’aquila la conosco, ci ho fatto l’università. Prendeteli e buona fortuna”
Mamma si vergogna quasi, alla fine accettiamo, fa caldo, un caldo irreale. Ci dicono che stanno allestendo un campo ad acqua santa dove danno da mangiare, dopo un po’ di titubanza, andiamo a piedi o in macchina. Io e alberto decidiamo di andare a riprendere la macchina alla villa. Camminiamo a passo svelto, il sentiero ha la terra crepata, prendiamo la macchina alberto ha paura” dobbiamo andare veloci sul viale di collemaggio perché è tutta terra da riporto e l’asfalto è crepato”
Carichiamo i miei e mio fratello e proseguiamo per acquasanta di fianco al cimitero parcheggiamo c’è una crepa sull’asfalto, la voglia di andare a vedere se è successo qualcosa a daniela è tanta ma non ho il coraggio ho paura di trovare la bara a vista. Alziamo gli occhi …. Il tetto del castello cinquecentesco è crollato, al suo posto c’è una voragine si intravedono le opere del museo di arte contemporanea. Panico , mestamente ci avviciniamo sul piazzale c’è una volante della polizia ma non sa nulla del campo, una mamma si avvicina e chiede un po’ d’acqua, il poliziotto via radio chiede di portare un po’ d’acqua per un bambino. Decidiamo di tornare alla fontana luminosa per l’appuntamento con carlo e sandro, non manca molto. Lasciamo la macchina davanti alla caserma degli alpini e saliamo a piedi, sono stanchissima, arrivati davanti alla chiesa sotto i pinucci ci fermiamo , lì ci sono le nostre macchine. Sono esausta, fa caldo e la terra trema, trema, mi fanno male le gambe, decidiamo di andare su a lucoli da zio aleandro.
Mamma e papà vanno a prendere delle coperte per la notte e recuperano anche soldi e l’oro, mio fratello è tra noi e piazzale paoli, le gambe mi fanno male, alberto mi consola e mamma mi dice mi “bollono, non è che ti sta venendo un’infezione? Rinfreschiamole con un po’ d’erba che è fresca”
Ha ragione per un po’ va meglio, ma mi fanno male. Arriva sandro andiamo da lui e alberto decide di rimanere con lui, arriva anche carlo, alberto aprte per roma con loro, ci salutiamo, dopo un po’ mi manda un sms con il numero di telefono di roma.
Partiamo per lucoli, ci fermiamo a piazza darmi e ci danno una pagnotta di pane e un po’ di tonno. A lucoli ci sono a nche zia gilda, simone, michelina, zia lisa e tiziano. Siamo tutti stanchi, provati da ciò che è successo, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per andare a dormire in macchina, fa freddo, molto freddo è aprile. La terra trema, trema, trema.
Ad un certo punto della notte abbiamo acceso la macchina per accendere il riscaldamento perché faceva davvero freddo e le coperte non bastano. Io e alberto siamo sempre in contatto i genitori ci dicono di andare nella loro casa di silvi, che anche senza chiavi si può far aprire la porta da un falegname. Ho paura e le gambe mi fanno male.
La notte passa, alle tre canta il gallo, meno male la notte è passata è di nuovo giorno.
Siamo stremati, è l’alba e noi siamo già svegli, fa freddo in macchina, verso le 7.30 mi alzo mi fanno male le gambe, le sento bollenti e gonfie. Mi alzo faccio colazione alla meglio, siamo in tanti e abbiamo pochi viveri.
Mamma e papà decidono di andare a l’aquila a cercare un medico per me e a vedere come sta la casa a san nicola. A san nicola è tutto ok, meno male.
Il medico a centi colella mi dice che forse ho le rotule compromesse, mi da dei farmaci e mi dice che sarebbe il caso di fare delle lastre, il problema è dove visto che l’ospedale è inagibile, e dei farmaci. Le medicine sono a pagamento, mamma discute con il medico “ ma come siamo terremotati e le medicine si pagano? Possibile che non può prescrivere qualcosa di mutuabile?” ne nasce una discussione tanto più che abbiamo dovuto aspettare il pomerigio per sapere che i farmaci si pagano e per di più sono dovuta andare a prenderli io alla farmacia di coppito.
Torniamo a lucoli un’altra notte sta per arrivare e il nostro futuro è incerto.
Non mi cambio da due giorni, ho i capelli che sembrano di stoppa a causa della polevere, finalmente riesco a procurarmi un cambio intimo e a lavarmi, mi viene da piangere e mi sento sconfortata. Le gambe mi duolono, abbiamo recuperato qualche vestito a casa, è pomeriggio inoltrato è ora di tornare a lucoli, troviamo ad aspettarci un piatto di spaghetti al pesce che ha rimandato zia anna da roma tramite giuseppe piccolo .
Siamo tutti giù davanti alla fabrica di zia gilda, abbiamo acceso un fuoco e portato fuori la tv siamo ipnotizzati dal tg quando …. Una scossa forte, sembra che la fabbrica ci venga addosso, decidiamo di andare a dormire.
Fa freddo e le macchine non sono poi così comode, quanto durerà?
Iscriviti a:
Post (Atom)