Ricevo da un'amica milanese questa e-mail che lei, a sua volta, riceve da amici. Conosce bene la fonte e io conosco bene lei. Il messaggio è autentico.
A. P. è un uomo che frequenta L'Aquila e che vi si reca spesso. Scrive questo messaggio di ritorno da uno dei suoi ultimi viaggi.
Ho lasciato le sole iniziali di chi l'ha scritto, per condividere questa testimoinanza.
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Cara Benedetta e cari Tutti,
che dire... se non confermare col groppo alla gola.
Sono ripartito da L'Aquila alle 15 di oggi, ci tornerò lunedì e risarò aquilano per quasi tutta la settimana.
Groppo alla gola, dicevo. Lo stesso groppo di questa mattina mentre col mio elmetto calzato e gli scarponi antinfortunistici mi aggiravo per la zona rossa: avete mai provato ad attraversare una città senza gente? Una città che porta solo il rumore dei passi vostri e dei pochi avventori che, come voi, s'aggirano come fantasmi in una città fantasma? (non riesco ad abituarmi alla morte di questa splendida città, alla morte delle genti aquilane, io che aquilano non sono, che aquilano sono diventato).
A L'Aquila ho imparato a piangermi dentro, contaminato, forse, dagli aquilani: che non urlano, non piangono e se lo fanno, lo fanno in silenzio. Piangendosi dentro, appunto.
Consapevoli che la "cosa" non interessa più a nessuno fuori da L'Aquila.
Non al Governo: sapete che Berlusconi non si reca più a L'Aquila dal 29 gennaio?
Sapete che tra cinque giorni saranno 15 mesi dalle 3,32 del 6 aprile 2009?
Sapete che la zona rossa (ben più grande del centro storico) è ancora transennata e vigilata dall'esercito (non vi si può accedere) e le macerie sono li come quella notte caddero e anche nei mesi successivi a causa delle scosse che si susseguirono e furono anche di 4,5 gradi?
Sapete che oltre quelle costosissime case realizzate a prezzi di costo più alti dei costi di costruzione milanesi non v'è progetto? Non v'è programma? Non v'è speranza? Non v'è futuro?
Sapete cosa vuol dire essere aquilano oggi?
Sapete, anche, cosa vuole dire essere aquilano madre o padre di bambini dell'età dei vostri bambini?
Non al Governo dicevo.
Non all'opposizione!
Sapete che a L'Aquila gli psicofarmaci (tra i medicinali) hanno subito una impennata paurosa delle ventite?
Sapete del crescente alcolismo degli adolescenti e dei giovani?
Sapete che i giovani e i vecchi e le donne e gli uomini mi fermano per strada e mi dicono: architetto ci aiuti a realizzare dei punti di aggregazione che non siano i centri commerciali (unici luoghi periurbani rimasti in piedi, dove si vive una vita finta), ci aiuti a far rivivere la nostra città.
Sapete quanto disperanti siano queste richieste di aiuto?
Sapete cosa vuol dire ritornare alla vita normale, milanese o romana, e cogliere il fastidio di chi vi ascolta perché raccontate una realtà dissimile da quella che è stata veicolata da media?
Sapete che davanti a tragedie di questa portata una città, un popolo, da soli non possono farcela?
Milano non ce la farebbe e Roma, ed Aosta o Palermo o Torino non ce la farebbero.
So che voi lo sapete!
E mi scuso per questo sfogo notturno generato dalle parole di quella donna aquilana che ha raccontato verità e dolore.
Già in un altra mia notte insonne vi ho mandato, in passato, le seguenti strofe di Martin Niemoller:
Prima vennero a prendere gli zingari,
Io restai in silenzio.
Rubacchiavano.
Quando vennero a prendere gli ebrei
Io restai in silenzio.
Mi stavano antipatici.
Quando vennero a prendere gli omosessuali
Io restai in silenzio.
Mi erano fastidiosi.
Quando vennero a prendere i comunisti
Io restai in silenzio.
Non ero comunista.
Quando vennero per me,
Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.
Non dimentichiamo L'Aquila e gli aquilani, nonostante la cattiva e pessima informazione. Facciamolo per loro. Ma facciamolo anche per noi, affinchè se un giorno ci toccasse di vivere una tragedia analoga si possa avere la speranza che, da qualche parte, possa essere rimasto qualcuno pronto a far sentire la nostra voce.
Buona notte o buongiorno
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