martedì 20 aprile 2010

caro diario

Voglio iniziare questa nuova avventurà con queste pagine di diario

Caro diario,è una vita che non scrivo ma ultimamente è come se avessi avuto una forma di repulsione nello scrivere. sono ormai passati un po’ di giorni da quella notte maledetta e questa notte ho deciso di incominciare a raccontarla non so ancora quanto ci vorrà per far si che i ricordi si imprimano sulla carta. iniziamo dalla prima scossa l’ho avvertita che ero già a letto, il lunedì mi sarei dovuta alzare alle 6.30. tutto era pronto la borsetta termica in cucina con il pranzo e il camice stirato di fresco e ben piegato pronto per l’uso, i vestiti pronti sulla sedia vicino al letto, il cappottino di felpa, le ballerine di vernice vicino al comodino, i telefoni con la sveglia programmata sul comodino.
“albè l’hai sentita?”
“si l’ho sentita”
Mi sono girata sull’altro lato e mi sono riaddormentata e mamma “ l’avete sentita?”
“si ma ormai è passata”
Mi riaddormento abbastanza serenamente. Seconda scossa nel mezzo del sonno è forte mi sveglio frastornata un po’ per il sonno un po’ per la paura. La studentessa del piano di sopra, daniela, si affaccia alla finestra e parlando con i ragazzi del palazzo di fronte gli dice che ha paura.Suona il telefono, è zia Gilda che dice che dobbiamo uscire, che ha paura. Mamma la tranquillizza e le dice di andare a dormire e poi ci dice
“usciamo, è stata forte, andiamo a prendere zia Gilda, ha paura”
“ma no dai, fuori fa freddo, dove andiamo?” dice mio fratello
“domani mi alzo alle 6.30, vai tu da zia Gilda” le rispondo io
“ma dove vado da sola? Speriamo non succeda nulla”
Ci rimettiamo tutti a letto ….
3.32….. un rumore fortissimo, tutto si muove, mi sveglio urlando per la paura, mamma entra in camera e accende la luce, almeno credo sia andata così. Mi alzo dal letto terrorizzata spostando i calcinacci che mi sono caduti sulle gambe, è caduto l’intonaco dal soffitto sul mio letto, mi metto sotto l’architrave della porta della cameretta, non finisce più, trema, trema quasi all’infinito. Voglio andare in soggiorno ma papà mi respinge dentro perché è caduto un quadro e ci sono i vetri per terra, in qualche maniera li sposterà per farmi uscire. Ecco ora ho bisogno di fermarmi, qualcuno cammina fuori dalla tenda e rovista, sarà un gatto?
Eccomi tornata a scrivere; dov’ero arrivata?
…. Cerco disperatamente il telefono per chiamare alberto, ma non lo trovo, mio fratello mi dice
“te lo faccio squillare …. Non prende “
Lo cerco, guardo intorno, c’è polvere, è caduto tutto quello che stava sul comodino, guardo sotto il letto e lo vedo è quasi vicino al muro, mi sdraio a terra e lo prendo. Nel frattempo mi sono vestita con quello che ho trovato a piedi al letto, i jeanz, il maglioncino di lana nero e le ballerine rosse, afferro il cappottino di felpa e la borsa
“io vado alla villa, alberto è solo a casa, capito mamma vado alla villa”.
In tutto questo marasma la studentessa del piano di sopra scendeva le scale , mamma la fa entrare e la mette sotto l’architrave della cucina, le cade in mano una delle madonnine poste sulla cornice della porta, la stringe forte a cercare conforto, nel frattempo sono arrivati gli studenti del palazzo di fronte
“daniela, daniela”
“ è qui, è qui” risponde mamma.
Esco di casa di corsa per andare da alberto, arrivata a piedi al vicolo entro in una nuvola bianca che mi avvolge tutta, è polvere, sembra nebbia … incomincio a correre, arrivata all’altezza dei 4 cantoni lì c’è un ponte stanno rifacendo il tetto al palazzo di grimaldi, ho quasi paura ma …. Accellero la corsa e incontro delle ragazze in pigiama sono tutte bianche sono tutte bianche sembrano fantasmi.
Guardo verso la discesa di San berardino e alla fine della salita prima della De amicis, dove c’era la copisteria, ci sono tutte macerie che occupano la strada, riprendo a correre e sul corso incontro altra gente, la polvere mi graffia la gola. Arrivo a piazza duomo, vicino a san massimo c’è il vescovo e delle ragazze filippine avvolte con delle lenzuola. Mi affaccio sulla strada laterale delle poste è buia,di solito passo da li per andare da alberto, una signora grida
“papà esci, vieni giù, ha 80 anni e non vuole uscire, papà esci”
“mamma lascialo stare, è pericoloso”
Decido di percorre la strada buia,ci sono delle persone che mi vengono incontro, uno è un ragazzo grande, riprendo la mia corsa verso piazza della prefettura, arrivo al darcover e da dietro un portoncino sento urlare
“ aiuto, la porta è incastrata”
Il ragazzo grande si avvicina e cerca di aiutarli, spinge il portoncino, riprendo a correre. Arrivo a piazza della prefettura, c’è un enorme cumulo di macerie che occupa quasi tutta la piazza, il palazzo del governo non c’è più. non so cosa fare, quale strada faccio? Cosa faccio? Provo a scavalcare le macerie? Come faccio?
“oddio nonna! Noooo!”
Un ragazzo comincia ad urlare e a scavalcare le macerie,cerco di seguirlo …. Ma le ballerine me lo impediscono. Decido di fare il giro passando dalla standa, corro,corro, dopo la provincia ci sono due signori seduti sui blocchi di cemento che servono a non far parcheggiare le macchine, sono tutti bianchi, sono sconvolti, terrorizzati. Continuo a correre sono su via xx settembre, piazzale paoli è buio, il collegio delle suore ha le pareti al pian terreno crollate si vedono le stanze dentro, sento il suono dell’apriporta di un palazzo suona all’infinito è bloccato, si sente dell’acqua cadere ….. Corro corro acora, ci sono delle macerie sulla strada, ho paura. Arrivo su via santa andrea, è buio, solo un lampione funziona, vado verso casa di alberto, una signora del secondo piano batte le mani, mi giro la vedo appena è un’ombra
“ mi aiuti non posso scendere”
“un attimo provo a chiamare aiuto” le rispondo
“ si mamma sono qui per strada ….” è un ragazzo
“scusa ti prende il telefono? Il mio non prende, lì c’è una signora che chiede aiuto”
“ mamma ti richiamo mi serve il telefono “
“ chiama i vigili del fuoco o qualcuno, io arrivo a quella casa lì c’è il mio fidanzato”
Riprendo a camminare mentre il ragazzo prova a chiamare.
Arrivo sotto casa di alberto, è buio sono accesi solo i lampioni dell’altra strada, non c’è nessuno, sarà uscito o è ancora lì? È uscito, si è uscito, calma … calma …. Dove sarà? Dove può essere andato? E adesso? Calma, calma qual è il posto all’aperto più vicino? ….. LA VILLA
Mi giro e riprendo a camminare, il ragazzo non c’è più e mi sembra neanche la signora, è penombra, non si vede bene, riprendo a correre, sono di nuovo su via xx settembre, da piazzale paoli arrivano urla
“ aiuto, aiuto !!!”
È tutto buio vedo delle ombre correre, non si capisce dove vanno, una scossa forte, trema tutto, continuo a correre …. Arrivo alla villa c’è luce e c’è tantissima gente, la terra contnua a tremare sembra che si stia aprendo sotto i nostri piedi, mi guardo intorno disorientata c’è gente in pigiama, semivestita, ci sono delle macchine parcheggiate davanti al monumento ai caduti …. Un’ altra scossa …. Mi arriva un messaggio
<>
È di alberto, mi guardo intorno, non lo vedo …. Suona il telefono
“ ciao laura sono antonella, sai dov’è alberto perché non riusciamo a chiamarlo “
“ciao antonella, l’aquila è distrutta, alberto è alla villa e sono qui anch’io ma ancora non lo trovo, appena lo trovo ti richiamo”
Riappendo il telefono, mi guardo intorno tra la gente …. Eccolo, è lui ci abbracciamo forte, è terrorizzato
“ oddio la, oddio la “
“richiama paolo e antonella che ti cercano”
I telefoni non prendono, arrivano messaggi di persone che ti chiamano ma il telefono non suona. La terra trema, trema, trema, ho paura tutti hanno paura ad ogni scossa è un sussulto, ho paura , ho freddo ….
“Andiamo a vedere i genitori di daniela laggiù ?”
Scendiamo verso la sanatrix, li troviamo sono per strada, scambiamo qualche parola, lidia sale in macchina con un’altra signora perché fa freddo, salutiamo daniele e risaliamo alla villa, la terra trema e fa freddo davvero, c’è tordera con i figli è in caibatte e sono avvolti nelle coperte del grande hotel. Decidiamo di salire in macchina è davanti alla villa di forza italia, da piazzale paoli urla di aiuto, è buio non si vede nulla, si vedono solo delle ombre che corrono, in macchina non si può stare balla troppo, torniamo alla villa e mi porto la coperta che sta in macchina dietro. Tra la gente appaiono mia madre, mio padre e mio fratello sono tutti bianchi
“ lì è crollato un palazzo abbiamo scavato, ma ora ci sono le travi grandi, si sentono grida di aiuto da sotto”
“ non si vedeva niente, ho fermato un motorino che ha illuminato con il faro” dice mia madre
“ora ci sono dei vigili, ma ci sono le travi grandi, abbiamo scavato finchè ce l’abbiamo fatta, ho 65 anni” dice mio padre.
Squilla il telefono
“ciao laura sono anna, non ti preoccupare per andare a ad aprire l’asilo, domani vediamo”
“ciao anna, qui è tutto distrutto, è il caos, ci risentiamo domani”
Di nuovo il telefono è zia anna
“ laura come state? Ho chiamato tua madre ma non riesco a parlarci, venite vene qua”
“ zia i telefoni non prendono, stiamo bene, non ti preoccupare, ora vediamo”
Ancora il telefono è monietta
“laura dove siete? State bene?”
“monia come stai? Qui è tutto distrutto, trema, trema, trema”
“sono sotto il palazzo con mamma, ma nonna è rimasta su, non ce la facciamo a tirarla giù è pesante”
“oddio monia chiamate i vigili fate qualcosa … si ci sentiamo più tardi”
Mi arrivano in continuazione messaggi di persone che mi hanno cercato, e di chi vuole sapere come stiaamo, loreta, sonia, costantina, antonella …
La terra trema, trema e fa freddo, mi avvolgo con la coperta che sta nel portabagagli della macchina di alberto è quella che usiamo per andare al Parco del sole è piena di zeppi però scalda. Incontriamo tante facce note, R. S. è in pigiama dentro la macchina con Lavinia, scende, “ come state? Casa mia è crollata”
“stiamo bene, che casino…” risale in macchina, fa freddo.
Altre facce note, altre facce amiche, scendiamo di nuovo da lidia e daniele, mio fratello con papà e mamma tornano alla fontana luminosa,salutiamo lidia e daniele e decidiamo di andare da mamma e papà, “ok là però dobbiamo correre perché pericoloso” “ va bene”.
Incontriamo claudio è venuto a piedi da pettino è sconvolto.
Vicino al Garnde Albergo incontriamo il padre di michele e marco, la nonna allettata è rimasta dentro da sola non sanno come fare alla fine decidono di andare a prenderla.
Torniamo alla villa è ancora buio, fa freddo, la terra trema, trema, trema. Incomincia ad albeggiare, arrivano dei camion enormi da via xx settembre, su uno ci sono dei bagni chimici per handicappati.
“albè ho freddo, tanto freddo voglio andare a casa a prendere delle scarpe chiuse”
“ abbi, però veloce”
Decidiamo di tornare alla fontana luminosa dai miei. E’ giorno, comminiamo a passo svelto, davanti a Mara baby è crollato una parte di muro ci sono delle pietre enormi. Corriamo, corriamo, arriviamo sotto casa” fai presto, prendi solo le scarpe io ti aspetto qui”
Salgo, apro, prendo le scarpe da ginnastica dallo stanzino, i calzini dal cassetto in cameretta,i soldi dal cassetto, i caraicabatterie e il maglione peruviano.. Scendo, non ci sono danni sotto al portone, andiamo alla fontana luminosa troviamo i miei, “vado lì alle panchine a mettermi le scarpe poi vi raggiungo alla villa”
Andiamo al castello, mi siedo e finalmente mi cambio le scarpe e mi metto pure il maglione, va meglio, molto meglio.
Mi sembrano volti noti, si è la mamma di filippo, ci avviciniamo alberto conosce il papà antonio. Ci raccontano un po’ di cose, loro prima di uscire si sono messi a pulire i cocci, poi si sono guardati e hanno detto “che cosa stiamo facendo?” e così sono usciti, ci sono anche i genitori di lei e la bisnonna, i bambini doemono sereni, ecco si sveglia leonardo, ci salutiamo “ a presto e speriamo bene”.
Riattraversiamo il corso, ci sono macerie ovunque, i volti della gente sono tirati. La notte ci ha messo a dura prova. siamo di nuovo alla villa, a piazzale paoli, mio fratello non vuole andare via, sotto quel palazzo c’è un suo amico, si arrampica sulle macerie alla ricerca di qualche segno.
Il prof. Dante con il figlio emiliano “ciao, che tragedia”
Decidiamo di andare a casa di alberto, lasciamo mio fratello e i miei lì, “ci rivediamo alla fontana luminosa “
Camminiamo su via xx settembre ci sono macchine che fanno lo zig zago per evitare le macerie per passare, arrivano le ambulanze a sirene spiegate, da uno dei garage scende acqua, un portoncino suona all’infinito l’apriporta, ancora acqua che scende da un palzzo quello dove c’è solo affitti.
Arrivati sotto casa di Alberto incontriamo la badante della centenaria inquilina di alberto, stanno tutti bene, proseguiamo ancora un po’… è la desolazione, i palazzi dopo casa i alberto sono crollati, ci sono i soccorsi, la gente piange.
La casa di alberto è ancora in piedi, ma tutto intorno le case sono in piedi per scommessa, sono sventrate, mancano pezzi di case, muri …
Torniamo indietro, mio fratello è ancora a piazzale paoli, scendiamo anche noi, i soccorsi lavorano a pieno ritmo, la ruspa scava e ogni tanto si ferma, sulle macerie c’è un signore che si agita, lì sotto ci sono la moglie e i suoi due figli.
Mi giro e vedo un ragazzo in mutande steso per terra è coperto in parte con un lenzuolo, è bello, ha i capelli un po’ lunghetti ricci, è magro avrà vent’anni, arrivano i soccorsi cercano di capire se è vivo …. Lo ricoprono è morto, è blu., le labbra sono viola, il corpo è bianco sembra marmo. Non lo dimenticherò mai.
Mio fratello decide di venire con noi e raggiungere mamma e papà.
Riprendiamo di nuovo il corso, davanti al banco di napoli incontriamo luigi loro sono a santa maria paganica e stanno bene. Passa l’avvocato è sconvolto. Arriviamo alla fontana luminosa, fa caldissimo, ho sete ma dalle fontanelle non scende più acqua, hanno chiuso l’aquedotto per paura che si sia inquinato. La notizia che stiano montando un campo per darci del cibo è infondata, torniamo di nuovo di corsa alla villa, ci sediamo sul muretto di piazzale paoli, qualcuno ci da’ dell’acqua , rimaniamo lì con mio fratello che non si muove dalle macerie, quel ragazzo è ancora lì.
Incominciamo ad aver fame è come me molti ma è tutto chiuso, arriva in jeap il proprietario dello schalè della villa è venuto a vedere come sta ma non apre. Lo schalè ha sul muro esterne diverse prese della corrente, le usa d’estate per i jubox e i giochi dei bambini, ora ci sono attaccati i cellulari della gente. Il mio telefono continua a squillare è di nuovo monia, sono riuscite a portare fuori la nonna aiutati da dei vicini.. È luce chiama da napoli è agitatissima non riesce a rintracciare la madre. Costantina, loreta, lella, antonella.
Finalmente la mamma è riuscita a parlare con alberto, stanno venendo carlo e sandro a prenderlo, ma ci vorrà un po’ perché l’autostrada è chiusa.
Fa caldo, caldissimo, la terra non ha mai smesso di tremare, siamo ancora qui a guardare il palazzo crollato, c’è una ruspa dei pompieri che sposta le macerie, ogni tanto si ferma perché sembra si senta qualcosa. Il ragazzo avvolto nel lenzuolo è ancora lì, si ferma un’ambulanza, un medico corre, prova a tastarlo, a rianimarlo con una mascherina dell’ossigeno, lo tasta ma può solo constatarne il decesso “ dai solo con un lenzuolo con il freddo…” su piazzale paoli ci sono delle persone anziane sedute su delle sedie sono accudite dalle suore del sacro cuore della clinica san giuseppe.
Devo fare la pipi, non ce la faccio più, mi scoppia la vescica allora decido di andarla a fare su all’angoletto sotto il muretto vicino alle scalette, alla villa bella che fa angolo, alberto mi dice “ facciamo così tu ti accucci e io ti copro con la coperta. Rispondo che va bene, andiamo a prendere la coperta e mentre alberto la tiene mi accuccio e finalmente mi libero non ne potevo più, appena in tempo però, si è appena affacciata una signora.
Torniamo giù e mentre scendiamo incontriamo barbara, la ragazza di andrea, ha la divisa della croce rossa, sta portando un po’ d’acqua ai pompieri che lavorano. Lei sta bene,ha un taglio sotto il piede perché ha camminato sui vetri di una cornice che è caduta, squilla il telefono è andrea che le dice che vuole entrare a casa sua a prendere dei viveri “ ma che dici è pericoloso, passa da casa mia ti do io i viveri, tanto in garage abbiamo le scorte.”
La salutiamo deve andare. Le gambe mi fanno male, sarà che siamo in piedi da ore, mi scopro le gambe ho diversi ematomi neri e gonfi, scottano.
Risaliamo alla villa e ci sediamo sul muretto, la gente vaga è attonita, qualcuno è riuscito a recuperare dei vestiti, qualcun’altro è ancora in pigiama. Passa la vicina di alberto, la proprietaria di balù “ alberto come stai, e i tuoi? Noi andiamo a vedere di recuperare la macchina, voglio andare ala paese, abbi tanti saluti a casa.”
Passa un magistrato e saluta alberto c’è anche orsini è ferito in testa. Squilla il telefono è la mamma di alberto, carlo e sandro sono in viaggio. I telefoni non prendono bene, spesso arrivano messaggi che ti avvisano che ti hanno cercato ma il telefono non ha squillato. Aspettiamo, aspettiamo, ci sono anche i miei e mio fratello è ancora lì.
Il credito al telefono è quasi finito, contatto costantina per chiederle se può farmi una ricarica, lei ha il bar a san nicola, mi risponde che ora non è possibile. Sento loreta è a casa con sonia sta aspettando che la vengano a prendere per andare a roma, mi dice “non ti preoccupare, appena arrivo a roma ti ricarico io”. è un gran sollievo, vaghiamo per la villa, non si riesce a stare seduti trema, trema ancora.
Alla fine verso mezzogiorno inoltrato arrivano carlo e sandro, carlo ha una borsa rossa vuole andare a casa a prendere dei soldi e altre cose per i genitori, sandro vuole andare a casa sua a vedere come sta, hanno lasciato la macchina a piazza darmi e sono saliti a piedi l’appuntamneto è per le quattro alla fontana luminosa. Decidiamo di andare a collemaggio, arrivati a la prato ci sdraiamo esausti, ci sono dei rumeni che mangiano, hanno affettati e pane. Ci sono molti studenti , arrivano dei pulman con varie destinazioni uno è quello giallo dell’ama e lo guida un alpino, si riempiono in fretta , i ragazzi vogliono andare via, l’aquila è piena di studenti con le valigie fatte alla bene e meglio che ripartono.
Vicino a noi c’è un signore con due ragazzi, arriva una jeap della forestale distribuisce pane, ci avviciniamo e i forestali incominciano a distribuire il pane tirandolo fuori da sacchi di carta,, a stento riusciamo a prendere una rosetta. Arriva una piccola autobotte ci permettono di riempire delle bottigliette d’acqua, finalmente acqua. Il signore vicino a noi ci dice
“scusate possiamo lasciarvi questi aranci e queste merendine? A noi non servono, stiamo ripartendo”
“ grazie ma non si preoccupi, l tenga lei”
“ no prendeteli pure, io sono venuto a prendere loro non appena ho saputo dell’accaduto e ora li riporto a casa. Io l’aquila la conosco, ci ho fatto l’università. Prendeteli e buona fortuna”
Mamma si vergogna quasi, alla fine accettiamo, fa caldo, un caldo irreale. Ci dicono che stanno allestendo un campo ad acqua santa dove danno da mangiare, dopo un po’ di titubanza, andiamo a piedi o in macchina. Io e alberto decidiamo di andare a riprendere la macchina alla villa. Camminiamo a passo svelto, il sentiero ha la terra crepata, prendiamo la macchina alberto ha paura” dobbiamo andare veloci sul viale di collemaggio perché è tutta terra da riporto e l’asfalto è crepato”
Carichiamo i miei e mio fratello e proseguiamo per acquasanta di fianco al cimitero parcheggiamo c’è una crepa sull’asfalto, la voglia di andare a vedere se è successo qualcosa a daniela è tanta ma non ho il coraggio ho paura di trovare la bara a vista. Alziamo gli occhi …. Il tetto del castello cinquecentesco è crollato, al suo posto c’è una voragine si intravedono le opere del museo di arte contemporanea. Panico , mestamente ci avviciniamo sul piazzale c’è una volante della polizia ma non sa nulla del campo, una mamma si avvicina e chiede un po’ d’acqua, il poliziotto via radio chiede di portare un po’ d’acqua per un bambino. Decidiamo di tornare alla fontana luminosa per l’appuntamento con carlo e sandro, non manca molto. Lasciamo la macchina davanti alla caserma degli alpini e saliamo a piedi, sono stanchissima, arrivati davanti alla chiesa sotto i pinucci ci fermiamo , lì ci sono le nostre macchine. Sono esausta, fa caldo e la terra trema, trema, mi fanno male le gambe, decidiamo di andare su a lucoli da zio aleandro.
Mamma e papà vanno a prendere delle coperte per la notte e recuperano anche soldi e l’oro, mio fratello è tra noi e piazzale paoli, le gambe mi fanno male, alberto mi consola e mamma mi dice mi “bollono, non è che ti sta venendo un’infezione? Rinfreschiamole con un po’ d’erba che è fresca”
Ha ragione per un po’ va meglio, ma mi fanno male. Arriva sandro andiamo da lui e alberto decide di rimanere con lui, arriva anche carlo, alberto aprte per roma con loro, ci salutiamo, dopo un po’ mi manda un sms con il numero di telefono di roma.
Partiamo per lucoli, ci fermiamo a piazza darmi e ci danno una pagnotta di pane e un po’ di tonno. A lucoli ci sono a nche zia gilda, simone, michelina, zia lisa e tiziano. Siamo tutti stanchi, provati da ciò che è successo, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per andare a dormire in macchina, fa freddo, molto freddo è aprile. La terra trema, trema, trema.
Ad un certo punto della notte abbiamo acceso la macchina per accendere il riscaldamento perché faceva davvero freddo e le coperte non bastano. Io e alberto siamo sempre in contatto i genitori ci dicono di andare nella loro casa di silvi, che anche senza chiavi si può far aprire la porta da un falegname. Ho paura e le gambe mi fanno male.
La notte passa, alle tre canta il gallo, meno male la notte è passata è di nuovo giorno.
Siamo stremati, è l’alba e noi siamo già svegli, fa freddo in macchina, verso le 7.30 mi alzo mi fanno male le gambe, le sento bollenti e gonfie. Mi alzo faccio colazione alla meglio, siamo in tanti e abbiamo pochi viveri.
Mamma e papà decidono di andare a l’aquila a cercare un medico per me e a vedere come sta la casa a san nicola. A san nicola è tutto ok, meno male.
Il medico a centi colella mi dice che forse ho le rotule compromesse, mi da dei farmaci e mi dice che sarebbe il caso di fare delle lastre, il problema è dove visto che l’ospedale è inagibile, e dei farmaci. Le medicine sono a pagamento, mamma discute con il medico “ ma come siamo terremotati e le medicine si pagano? Possibile che non può prescrivere qualcosa di mutuabile?” ne nasce una discussione tanto più che abbiamo dovuto aspettare il pomerigio per sapere che i farmaci si pagano e per di più sono dovuta andare a prenderli io alla farmacia di coppito.
Torniamo a lucoli un’altra notte sta per arrivare e il nostro futuro è incerto.
Non mi cambio da due giorni, ho i capelli che sembrano di stoppa a causa della polevere, finalmente riesco a procurarmi un cambio intimo e a lavarmi, mi viene da piangere e mi sento sconfortata. Le gambe mi duolono, abbiamo recuperato qualche vestito a casa, è pomeriggio inoltrato è ora di tornare a lucoli, troviamo ad aspettarci un piatto di spaghetti al pesce che ha rimandato zia anna da roma tramite giuseppe piccolo .
Siamo tutti giù davanti alla fabrica di zia gilda, abbiamo acceso un fuoco e portato fuori la tv siamo ipnotizzati dal tg quando …. Una scossa forte, sembra che la fabbrica ci venga addosso, decidiamo di andare a dormire.
Fa freddo e le macchine non sono poi così comode, quanto durerà?

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