sabato 7 agosto 2010

Perchè tu possa ascoltarmi

Perché tu possa ascoltarmi
Le mie parole
Si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

Collana, sonaglio ebbro
Per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
Perché tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.

Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.

Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.
E io le intreccio tutte in una collana infinita
Per le tue mani bianche, dolci come l'uva.

Qui io ti amo

Qui io ti amo.
Tra i pini scuri si srotola il vento.
Brilla fosforescente la luna su acque erranti.
Passano giorni uguali, inseguendosi l'un l'altro.

Si dirada la nebbia in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave. Solo.
A volte mi alzo all'alba e persino la mia anima è umida.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui io ti amo.

Qui io ti amo e invano l'orizzonte ti occulta.
Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
che corrono sul mare dove non arriveranno.
Mi vedo già dimenticato come quelle vecchie ancore.

Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.
Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
Amo quel che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia lotta con lenti crepuscoli.
Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
La luna proietta la sua pellicola di sogno.

Mi guardano con i tuoi occhi le stelle più grandi.
E poichè io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie metalliche.

Questa volta lasciami

Questa volta lasciami

essere felice,

non è successo nulla a nessuno

non sono in nessun luogo,

semplicemente

sono felice

nei quattro angoli

del cuore, camminando,

dormendo o scrivendo.

Che posso farci, sono

felice,

sono più innumerabile

dell'erba

nelle praterie,

sento la pelle come un albero rugoso,

di sotto l'acqua,

sopra gli uccelli,

il mare come un anello

intorno a me,

fatta di pane e pietra la terra

l'aria canta come una chitarra

Addio ai monti

Addio
monti sorgenti dall'acque- ed elevati al cielo
cime inuguali
note a chi è cresciuto tra voi
e impresse nella sua mente
non meno che l’aspetto de' suoi familiari
torrenti- de' quali si distingue lo scroscio
come il suono delle voci domestiche
ville sparse e biancheggianti sul pendìo
come branchi di pecore pascenti
addio!
Quanto è tristo il passo di chi
cresciuto tra voi
se ne allontana!

Alla fantasia
di quello stesso che se ne parte volontariamente
tratto dalla speranza di fare altrove fortuna
si disabbelliscono
in quel momento
i sogni della ricchezza
egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere
e tornerebbe allora indietro
se non pensasse che, un giorno- tornerà dovizioso
Quanto più si avanza nel piano
il suo occhio si ritira
disgustato e stanco
da quell'ampiezza uniforme
l'aria gli par gravosa e morta
s'inoltra mesto e disattento
nelle città tumultuose
le case aggiunte a case
le strade che sboccano nelle strade
pare che gli levino il respiro
e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero
pensa
con desiderio inquieto
al campicello del suo paese
alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso
da gran tempo
e che comprerà
tornando ricco
a' suoi monti

Ma chi
non aveva mai spinto
al di là di quelli
neppure un desiderio fuggitivo
chi
aveva composti in essi
tutti i disegni dell'avvenire
e n'è sbalzato lontano/ da una forza perversa!
Chi
staccato a un tempo
dalle più care abitudini
e disturbato nelle più care speranze
lascia que' monti
per avviarsi in traccia di sconosciuti
che non ha mai desiderato di conoscere
e non può
con l'immaginazione
arrivare a un momento stabilito per il ritorno!
Addio
casa natìa
dove
sedendo
con un pensiero occulto
s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni- il rumore d'un passo aspettato con un misterioso timore
Addio
casa ancora straniera
casa sogguardata tante volte alla sfuggita
nella quale la mente- si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa
Addio
chiesa
dove l'animo tornò tante volte sereno
cantando le lodi del Signore
dov'era promesso
preparato un rito
dove il sospiro segreto del cuore- doveva essere solennemente benedetto
e l'amore venir comandato
e chiamarsi santo
addio!
Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto
e non turba mai la gioia de' suoi figli
se non per prepararne loro- una più certa e più grande.
sono a casa,o meglio sono tornata tra i monti.arrivata a l'aquila sono andata a casa mia in centro,senza vigili ma ci hanno beccato i militari per fortuna sono stati comprensivi e ci hanno accompagnato. entrare a casa è sempre un'emozione,soprattutto in cameretta tra i resti dei calcinacci caduti quella notte. i miei amati libri sono pieni di polvere,tutto il lavoro per la tesi di Santa Agnese è sparso ovunque,i fogli sono completamente mischiati. le fatine sono tutte a terra,ho ripreso una scatoletta che mi ha riportato dalle seichell A. e l'elefantino d'argento che mi aveva regalato per il mio compleanno. piccole cose forse inutili ma che fanno tornare un po' di normalità nelle nostre vite.
è un periodo difficile tra me e la mia metà,siamo stati sottoposti ad un stress incredibile,in questi 16 mesi le nostre vite sono state capovolte,stravolte