lettera scritta dal carcere per il suo amato
"Mio carissimo ragazzo, questo e’ per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te.
Domani sara’ tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora piu’ divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicita’ e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza.
Poiche’ la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo e’ la meta e l’ incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il nostro caro amico mi e’ venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te.
Mi ha detto una cosa che mi rassicurato: che a mia madre non manchera’ mia niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l’ Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia cosi’ strana. Non esporti all’ Inghilterra per nessuna ragione al mondo.
Se un giorno, a Corfu’ o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessi- mo vivere insieme, oh! la vita sarebbe piu’ dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed e’ forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore e’ la luce di tutte le mie ore.
Se il fato ci sara’ avverso, coloro che non sanno cos’e’ l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se cio’ avverra’, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non e’ vero. Il nostro amore e’ sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, e’ perche’ la natura di quell’ amore non e’ stata compresa.
Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi da’ coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che e’ mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci provero’ e lo faro’. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti cosi’ che quando viene mi possa dire cosa fai.
Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Cosi’ potro’ comunicare con te. Sono cosi’ felice che tu sia partito!
So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te.
Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore vegliera’ sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie.
Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e piu’ amabile.
Oh! aspettami! aspetta- mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti,
devotamente il tuo,
con un amore immortale"
giovedì 29 aprile 2010
la mia briciola
i pensieri fanno capriole inseguiti da un vortice di parole,
melograni di lacrime si incagliano tra le ciglia
e non riescono a sgorgare libere,
le emozioni si aggrappolano in gola
e rimangono lì
incapaci di esprimersi
eppure amore mio
il mio cuore batte all'unisono col tuo,
il palpito del mio respiro
palpita insieme al tuo,
il mio sguardo
si perde nei tuoi occhi chiari,
il mio amore vibra nell'aria
e corre da te,
ti avvolge,
ti protegge,
ti ama.
amor mio....
prima o poi vibreremo insieme nell'aria
e voleremo in alto nel cielo
accrezzati dai raggi del sole,
baciati dal vento,
sospesi tra le nuvole ......
melograni di lacrime si incagliano tra le ciglia
e non riescono a sgorgare libere,
le emozioni si aggrappolano in gola
e rimangono lì
incapaci di esprimersi
eppure amore mio
il mio cuore batte all'unisono col tuo,
il palpito del mio respiro
palpita insieme al tuo,
il mio sguardo
si perde nei tuoi occhi chiari,
il mio amore vibra nell'aria
e corre da te,
ti avvolge,
ti protegge,
ti ama.
amor mio....
prima o poi vibreremo insieme nell'aria
e voleremo in alto nel cielo
accrezzati dai raggi del sole,
baciati dal vento,
sospesi tra le nuvole ......
perchè le donne piangono
Un bambino chiese alla mamma: Perchè piangi ? » « Perchè sono una donna » gli risponde. « Non capisco » dice il bambino. La mamma lo stringe a sè e gli dice : « E non potrai mai capire… » Più tardi il bambino chiede al papà : « Perchè la mamma piange ? » « Tutte le donne piangono senza ragione », fu tutto quello che il papà seppe dirgli. Divenuto adulto, chiese a Dio : « Signore, perchè le donne piangono così facilmente? » E Dio rispose : « Quando l’ho creata, la donna doveva essere speciale ». «Le ho dato delle spalle abbastanza forti per portare i pesi del mondo… E abbastanza morbide per renderle confortevoli ». « Le ho dato la forza di donare la vita, quella di accettare il rifiuto che spesso le viene dai suoi figli. » « Le ho dato la forza per permettele di continuare quando tutti gli altri abbandonano. Quella di farsi carico della sua famiglia senza pensare alla malattia e alla fatica. » « Le ho dato la sensibilità di amare i suoi figli di un amore incondizionato, Anche quando essi la feriscono duramente. » « Le ho dato la forza di sopportare il marito nelle sue debolezze E di stare al suo fianco senza cedere» « E finalmente, le ho dato lacrime da versare quando ne sente il bisogno.» « Vedi figlio mio, la bellezza di una donna non è nei vestiti che porta, nè nel suo viso, o nella sua capigliatura. La bellezza di una donna risiede nei suoi occhi. E’ la porta d’entrata del suo cuore ; la porta dove risiede l’amore. Ed è spesso con le lacrime che vedi passare il suo cuore. »
principessa aurea prima parte
c'era una volta una principessa,la principessa aurea che viveva in un paese molto grande,e insegnava in una scuola.un giorno arrivo un terremoto che distrusse tutto e lei ando ad insegnare in un'altra scuola,però rompeva sempre alla sua collega "dammi un cartellone,dammi una tempera rossa ecc..".
insomma era una gran rompi
questa storia l'ha inventata la mia collega dani che sia un modo per dirmi che rompo troppo per i materiali didattici?
comunque ora i bimbi vogliono sapere la parte seconda di questa storia
nei prossimi giorni il proseguo
insomma era una gran rompi
questa storia l'ha inventata la mia collega dani che sia un modo per dirmi che rompo troppo per i materiali didattici?
comunque ora i bimbi vogliono sapere la parte seconda di questa storia
nei prossimi giorni il proseguo
mercoledì 28 aprile 2010
inpressioni
andando nella mia pag di facebock trovo sempre novità su l'aquila,si aprla sempre di terremoto,NON NE POSSO PIU'!
si non ne posso più di sentire storie sul terremoto,non ne posso più di andare a casa accompagnata dai vigili del fuoco e dover lasciare pure i documenti al posto di blocco dei militari che delimita la zona rossa. mi sembra di vivere in un sogno,mi sembra tutto inreale,sono quasi sette mesi che sto in albergo e non ne posso più.
voglio tornare a casa mia,nella mia vera casa non in quella che stanno terminando al paese i miei genitori.voglio tornare a csa mia,alla mia vita.mi sembra di vivere ancora in tenda,solo che invece di essere di tela è fatta di muratura,ma il concetto è lo stesso.
non hai spazi tuoi,tutto il tuo tempo è gia organizzato,suddiviso,schematizzato,di tuo c'è ben poco.
voglio tornare a vivere,voglio tornare a sognare,ad emozionarmi.
mi sento inaridita,evaporata.
per carità ho un lavoro delle colleghe fantastiche ma non è la stessa cosa.
quando finirà,quando .... quando .....
martedì 27 aprile 2010
lettera di un padre ad un figlio
DEDICA DI UN PADRE AL PROPIO FIGLIO:SE UN GIORNO MI VEDRAI VECCHIO: SE MI SPORCO QUANDO MANGIO E NON RIESCO A VESTIRMI…..ABBI PAZIENZA. RICORDA IL TEMPO CHE HO TRASCORSO AD INSEGNARTELO. SE QUANDO PARLO CON TE RIPETO SEMPRE LE STESSE COSE….. NON MI INTERROMPERE…… ASCOLTAMI. QUANDO ERI PICCOLO DOVEVO RACCONTARTI OGNI SERA LA STESSA STORIA FINCHE’ NON TI ADDORMENTAVI. QUANDO NON VOGLIO LAVARMI NON BIASIMARMI E NON FARMI VERGOGNARE… RICORDATI QUANDO DOVEVO CORRERTI DIETRO INVENTANDO DELLE SCUSE PERCHE’ NON VOLEVI FARE IL BAGNO. QUANDO VEDI LA MIA IGNORANZA DELLE NUOVE TECNOLOGIE , DAMMI IL TEMPO NECESSARIO E NON GUARDARMI CON QUEL SORRISETTO IRONICO HO AVUTO TUTTA LA PAZIENZA PER INSEGANRTI L’ABC QUANDO AD UN CERTO PUNTO NON RIESCO A RICORDARE O PERDO IL FILO DEL DISCORSO …. DAMMI IL TEMPO NECESSARIO PER RICORDARE E SE NON CI RIESCO NON TI INNERVOSIRE ….. LA COSA PIU’ IMPORTANTE NON E’ QUELLO CHE DICO MA IL MIO BISOGNO DI ESSERE CON TE ED AVERTI LI CHE MI ASCOLTI. QUANDO LE MIE GAMBE STANCHE NON MI CONSENTONO DI TENERE IL TUO PASSO NON TRATTARMI COME FOSSI UN PESO . VIENI VERSO DI ME CON LE TUE MANI FORTI NELLO STESSO MODO CON CUI IO L’HO FATTO CON TE QUANDO MUOVEVI I TUOI PRIMI PASSI QUANDO DICO CHE VORREI ESSERE MORTO… NON ARRABBIARTI UN GIORNO COMPRENDERAI. CHE COSA MI SPINGE A DIRLO. CERCA DI CAPIRE CHE ALLA MIA ETA’ NON SI VIVE SI SOPRAVVIVE. UN GIORNO SCOPRIRAI CHE NONOSTANTE I MIEI ERRORI HO SEMPRE VOLUTO IL MEGLIO PER TEE CHE HO TENTATO DI SPIANARTI LA STRADA. DAMMI UN PO’ DEL TUO TEMPO DAMMI UN PO’ DELLA TUA PAZIENZA DAMMI UNA SPALLA SU CUI POGGIARE LA TESTA ALLO STESSO MODO IN CUI IO L’HO FATTO PER TE. AIUTAMI A CAMMINARE AIUTAMI A FINIRE I MIEI GIORNI CON AMORE E PAZIENZA IN CAMBIO IO TI DARO’ UN SORRISO E L’IMMENSO AMORE CHE HO SEMPRE AVUTO PER TE. TI AMO FIGLIO MIO E PREGO PER TE ANCHE SE MI IGNORI. PAPA'
Di: Mimmo Losacco
Di: Mimmo Losacco
domenica 25 aprile 2010
sole
oggi è stat una giornat davvero meravigliosa,a roma faceva caldissimo e approfitatndo dii ciò e della settimana della cultura sono andata con il mio amore a villa torlonia. è un posto incantevole,con giardini immensi dove ci si puo sedere a piedi nudi sull'erba, e i vari padiglioni sono uno più bello dell'altro.la casina delle civette con i suoi vetri dipinti e meravigliosa,per non parlare dei mosaici a terra.la casa dei nobili,dimora di mussolini dal 1924 al 1943,è la magnificenza pura agli occhi di chi la guarda,i saloni sono tutti affrescati,le porte sono contornate da marmo pregiato innsomma è la magnificenza pura. la casina del principe è un pio' più austera ma le opere che ospita meritano un occhio di riguardo a partire da de chirico,passando per l'autoritratto di guttuso.
e poi passeggiando per parchi abbiamo scooperto un bistrot dentro villa massimo,un posto d'altri tempi che emana tranquillità,dà serenità.
oggi è stata una giornta serena,piena di gioia .... bunanotte giorno,ben venuta luna,a domani
e poi passeggiando per parchi abbiamo scooperto un bistrot dentro villa massimo,un posto d'altri tempi che emana tranquillità,dà serenità.
oggi è stata una giornta serena,piena di gioia .... bunanotte giorno,ben venuta luna,a domani
sabato 24 aprile 2010
giornata romana
questa mettina è successa una cosa bellissime,la mia collega mi ha detto che aspetta un bimbo e in più che da settembre la sostituirò in classe perchè lei va in maternità.in pratica avrò la classe dei 4 anni,ne sarò capace? per i primi tempi saremo in compresenza e poi si vedrà. che dire sono emozionata. questa sera io e il mio amore abbiamo scoperto un posto davvero bello è un bistrot immnerso nel verde dove si può fare l'aperitivo ma anche cenare. erano secoli che non ci facevamo una birretta noi due da soli,dai tempi di tony quando incominciavamo a frequentarci,e dal frizzo per gli aperitivi del venerdì.quanto mi mancano quei venerdì con le amiche davnti ad una birra artigianale e una piadina al frizzo. non serviva nenache dirselo il venerdì alle 8 lì per stare insieme,per raccontarci della settimana trascorsa,per raccontarci di noi. mi mancano molto quei momenti,mi mancano le mie amiche,d,m,a, chissà se mai riaprirà li a via roio? era un posto piccolo ma accogliente dove si poteva ascolatre della buona musica e passare una serata in tranquillità,era il nostro posto.
come lo era il barrique d'estate. quanti aperitivi e quante chiacchiere spensierate tra una scossa e l'altra, e poi una manciata di secondi ...... ed è tutto sospeso nell'aria. quando torneremo con i piedi per terra? quando potremo riappropiarci dei nostri luoghi,dei nostri ricordi? per ora viviamo sparpagliati tra le casette,i map,la costa ed io a roma.se solo potessimo in qualche modo contribuire alla ricostruzione,con le carriole si è fatto qualcosa ma non basta,non basta andare tutte le domeniche a togliere le macerie,fare una biblioteca,si dovrebbe fare di più il problema cosa? cosa fare? a proposito di biblioteche che bello il bibilobus che girava quest'estate tra le tendopoli,era una speranza,un'emozione,un volersi aggrappare alla cultura che tanto ha fatto garnde la nostra città. mi piacerebbe poter essere un piccolo scricciolo capace di volare per poter volare in alto tra le nuvole e poter finalmente risentirmi libera,libera ......libera libera ....
ed invece mi sento imprigionata,come un foglio di giornale accartocciato e lanciato in un angolo sotto la pioggia,sento l'inchiostro delle lettere sciogliersi irrimediabilmente e non posso farci nulla. posso solo sperare che smetta di piovere
come lo era il barrique d'estate. quanti aperitivi e quante chiacchiere spensierate tra una scossa e l'altra, e poi una manciata di secondi ...... ed è tutto sospeso nell'aria. quando torneremo con i piedi per terra? quando potremo riappropiarci dei nostri luoghi,dei nostri ricordi? per ora viviamo sparpagliati tra le casette,i map,la costa ed io a roma.se solo potessimo in qualche modo contribuire alla ricostruzione,con le carriole si è fatto qualcosa ma non basta,non basta andare tutte le domeniche a togliere le macerie,fare una biblioteca,si dovrebbe fare di più il problema cosa? cosa fare? a proposito di biblioteche che bello il bibilobus che girava quest'estate tra le tendopoli,era una speranza,un'emozione,un volersi aggrappare alla cultura che tanto ha fatto garnde la nostra città. mi piacerebbe poter essere un piccolo scricciolo capace di volare per poter volare in alto tra le nuvole e poter finalmente risentirmi libera,libera ......libera libera ....
ed invece mi sento imprigionata,come un foglio di giornale accartocciato e lanciato in un angolo sotto la pioggia,sento l'inchiostro delle lettere sciogliersi irrimediabilmente e non posso farci nulla. posso solo sperare che smetta di piovere
giovedì 22 aprile 2010
sorprese
a volte la vita è davvero sorprendente,oggi per caso in metro ho incontrato c.,non ci vedevamo da prima del terremoto ... quel giorno nel pomeriggio eravamo andate al gran caffè e sedute sui divani bianchi ci siamo raccontate tante cose e così anche oggi ci siamo sedute al bar a tiburtina e ci siamo racconate.
l'amicizia se vera non affievolisce mai,anche se non ci si sente da tanto tempo basta un niente e ci si ritrova come se ci si fosse visti fino al giorno prima e questo è meraviglioso.
la vita a volte ci porta a separci ma allo stesso tempo è la vita stessa che ci aiuta a ritrovarci.
il terremoto non ha distrutto solo le case ha digregato i nostri punti di aggregazione e ritrovarsi è davvero difficle,quando torno all'aquila tutto è caotico,i locali hanno riaperto su via della croce rossa ma non è la stessa cosa.l'irisch lì non ha più senso,lo aveva a via sassa o a via tempera il venerdì quando ballavamo sugli sgabelli.
erano serate folli ma lì avevano senso,ora è tutto quasi fuori luogo,le nostre vite sono cambiate e per quanto ci sforziamo di tornare alla normalità c'è davvero poco di normalità.
l'amicizia se vera non affievolisce mai,anche se non ci si sente da tanto tempo basta un niente e ci si ritrova come se ci si fosse visti fino al giorno prima e questo è meraviglioso.
la vita a volte ci porta a separci ma allo stesso tempo è la vita stessa che ci aiuta a ritrovarci.
il terremoto non ha distrutto solo le case ha digregato i nostri punti di aggregazione e ritrovarsi è davvero difficle,quando torno all'aquila tutto è caotico,i locali hanno riaperto su via della croce rossa ma non è la stessa cosa.l'irisch lì non ha più senso,lo aveva a via sassa o a via tempera il venerdì quando ballavamo sugli sgabelli.
erano serate folli ma lì avevano senso,ora è tutto quasi fuori luogo,le nostre vite sono cambiate e per quanto ci sforziamo di tornare alla normalità c'è davvero poco di normalità.
mercoledì 21 aprile 2010
in albergo
ricordo la prima sera che sono entrata in albergo,mi sentito malissimo ho iniziato a piangere da non appena ho preso le valigie per andare.non riuscivo a smettere le lacrime sgorgavano senza che potevo farci nulla.il mio amore mi diceva "se stai così,torna a casa ... non fare così .....cosa posso fare per te ....come posso aiutarti?"
niente, non riuscivo a smettere, i rpimi giorni sono stati drammatici,ero terrorizzata
non riuscivo a regolarmi sulle distanze per andare a lavoro,mi sembrava di impazzire.
ormai sono passati 6 mesi da quella sera, mi sono ambientata anche se a volte mi sento sola mi mancano le mie amiche,la mia vita.
è arrivata la primavera e come mi piacerebbe poter passeggiare tranquilla con il lettore mp3 al castello,lo facevo sempre e dopo una giornata di lavoro mi aiutava a rilassarmi.qui vicino c'è un parco ma non è la stessa cosa,non ci sono gli stessi colori,odori.
niente, non riuscivo a smettere, i rpimi giorni sono stati drammatici,ero terrorizzata
non riuscivo a regolarmi sulle distanze per andare a lavoro,mi sembrava di impazzire.
ormai sono passati 6 mesi da quella sera, mi sono ambientata anche se a volte mi sento sola mi mancano le mie amiche,la mia vita.
è arrivata la primavera e come mi piacerebbe poter passeggiare tranquilla con il lettore mp3 al castello,lo facevo sempre e dopo una giornata di lavoro mi aiutava a rilassarmi.qui vicino c'è un parco ma non è la stessa cosa,non ci sono gli stessi colori,odori.
al mio amore
scriverò per te il mio amore
tra le immagini confuse dei tuoi sogni,
farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene,
incaglierò melograni di lacrime tra le ciglia,
vivrò in te la vita di un fiore
accarezzato dai raggi del sole,
ascolterò il batter d'ali
della tua anima
come la riva scolta le onde,
e se mi penserai io sarò lì
ad accarezzarti amor mio
tra le immagini confuse dei tuoi sogni,
farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene,
incaglierò melograni di lacrime tra le ciglia,
vivrò in te la vita di un fiore
accarezzato dai raggi del sole,
ascolterò il batter d'ali
della tua anima
come la riva scolta le onde,
e se mi penserai io sarò lì
ad accarezzarti amor mio
martedì 20 aprile 2010
sospesi a mezz'aria
Da quella notte è passato più di un anno ma io continuo a sentirmi sospesa a mezz'aria,sono tanti i ricordi le emozioni .... ora sono a roma ma è come se contnuassi a dormire in tenda solo che ora invece di essere di stoffa ci sono quattro muri. se penso all'estate scorsa... alla tenda piantata sul prato di mio zio ... il freddo ... la paura ....
caro diario
Voglio iniziare questa nuova avventurà con queste pagine di diario
Caro diario,è una vita che non scrivo ma ultimamente è come se avessi avuto una forma di repulsione nello scrivere. sono ormai passati un po’ di giorni da quella notte maledetta e questa notte ho deciso di incominciare a raccontarla non so ancora quanto ci vorrà per far si che i ricordi si imprimano sulla carta. iniziamo dalla prima scossa l’ho avvertita che ero già a letto, il lunedì mi sarei dovuta alzare alle 6.30. tutto era pronto la borsetta termica in cucina con il pranzo e il camice stirato di fresco e ben piegato pronto per l’uso, i vestiti pronti sulla sedia vicino al letto, il cappottino di felpa, le ballerine di vernice vicino al comodino, i telefoni con la sveglia programmata sul comodino.
“albè l’hai sentita?”
“si l’ho sentita”
Mi sono girata sull’altro lato e mi sono riaddormentata e mamma “ l’avete sentita?”
“si ma ormai è passata”
Mi riaddormento abbastanza serenamente. Seconda scossa nel mezzo del sonno è forte mi sveglio frastornata un po’ per il sonno un po’ per la paura. La studentessa del piano di sopra, daniela, si affaccia alla finestra e parlando con i ragazzi del palazzo di fronte gli dice che ha paura.Suona il telefono, è zia Gilda che dice che dobbiamo uscire, che ha paura. Mamma la tranquillizza e le dice di andare a dormire e poi ci dice
“usciamo, è stata forte, andiamo a prendere zia Gilda, ha paura”
“ma no dai, fuori fa freddo, dove andiamo?” dice mio fratello
“domani mi alzo alle 6.30, vai tu da zia Gilda” le rispondo io
“ma dove vado da sola? Speriamo non succeda nulla”
Ci rimettiamo tutti a letto ….
3.32….. un rumore fortissimo, tutto si muove, mi sveglio urlando per la paura, mamma entra in camera e accende la luce, almeno credo sia andata così. Mi alzo dal letto terrorizzata spostando i calcinacci che mi sono caduti sulle gambe, è caduto l’intonaco dal soffitto sul mio letto, mi metto sotto l’architrave della porta della cameretta, non finisce più, trema, trema quasi all’infinito. Voglio andare in soggiorno ma papà mi respinge dentro perché è caduto un quadro e ci sono i vetri per terra, in qualche maniera li sposterà per farmi uscire. Ecco ora ho bisogno di fermarmi, qualcuno cammina fuori dalla tenda e rovista, sarà un gatto?
Eccomi tornata a scrivere; dov’ero arrivata?
…. Cerco disperatamente il telefono per chiamare alberto, ma non lo trovo, mio fratello mi dice
“te lo faccio squillare …. Non prende “
Lo cerco, guardo intorno, c’è polvere, è caduto tutto quello che stava sul comodino, guardo sotto il letto e lo vedo è quasi vicino al muro, mi sdraio a terra e lo prendo. Nel frattempo mi sono vestita con quello che ho trovato a piedi al letto, i jeanz, il maglioncino di lana nero e le ballerine rosse, afferro il cappottino di felpa e la borsa
“io vado alla villa, alberto è solo a casa, capito mamma vado alla villa”.
In tutto questo marasma la studentessa del piano di sopra scendeva le scale , mamma la fa entrare e la mette sotto l’architrave della cucina, le cade in mano una delle madonnine poste sulla cornice della porta, la stringe forte a cercare conforto, nel frattempo sono arrivati gli studenti del palazzo di fronte
“daniela, daniela”
“ è qui, è qui” risponde mamma.
Esco di casa di corsa per andare da alberto, arrivata a piedi al vicolo entro in una nuvola bianca che mi avvolge tutta, è polvere, sembra nebbia … incomincio a correre, arrivata all’altezza dei 4 cantoni lì c’è un ponte stanno rifacendo il tetto al palazzo di grimaldi, ho quasi paura ma …. Accellero la corsa e incontro delle ragazze in pigiama sono tutte bianche sono tutte bianche sembrano fantasmi.
Guardo verso la discesa di San berardino e alla fine della salita prima della De amicis, dove c’era la copisteria, ci sono tutte macerie che occupano la strada, riprendo a correre e sul corso incontro altra gente, la polvere mi graffia la gola. Arrivo a piazza duomo, vicino a san massimo c’è il vescovo e delle ragazze filippine avvolte con delle lenzuola. Mi affaccio sulla strada laterale delle poste è buia,di solito passo da li per andare da alberto, una signora grida
“papà esci, vieni giù, ha 80 anni e non vuole uscire, papà esci”
“mamma lascialo stare, è pericoloso”
Decido di percorre la strada buia,ci sono delle persone che mi vengono incontro, uno è un ragazzo grande, riprendo la mia corsa verso piazza della prefettura, arrivo al darcover e da dietro un portoncino sento urlare
“ aiuto, la porta è incastrata”
Il ragazzo grande si avvicina e cerca di aiutarli, spinge il portoncino, riprendo a correre. Arrivo a piazza della prefettura, c’è un enorme cumulo di macerie che occupa quasi tutta la piazza, il palazzo del governo non c’è più. non so cosa fare, quale strada faccio? Cosa faccio? Provo a scavalcare le macerie? Come faccio?
“oddio nonna! Noooo!”
Un ragazzo comincia ad urlare e a scavalcare le macerie,cerco di seguirlo …. Ma le ballerine me lo impediscono. Decido di fare il giro passando dalla standa, corro,corro, dopo la provincia ci sono due signori seduti sui blocchi di cemento che servono a non far parcheggiare le macchine, sono tutti bianchi, sono sconvolti, terrorizzati. Continuo a correre sono su via xx settembre, piazzale paoli è buio, il collegio delle suore ha le pareti al pian terreno crollate si vedono le stanze dentro, sento il suono dell’apriporta di un palazzo suona all’infinito è bloccato, si sente dell’acqua cadere ….. Corro corro acora, ci sono delle macerie sulla strada, ho paura. Arrivo su via santa andrea, è buio, solo un lampione funziona, vado verso casa di alberto, una signora del secondo piano batte le mani, mi giro la vedo appena è un’ombra
“ mi aiuti non posso scendere”
“un attimo provo a chiamare aiuto” le rispondo
“ si mamma sono qui per strada ….” è un ragazzo
“scusa ti prende il telefono? Il mio non prende, lì c’è una signora che chiede aiuto”
“ mamma ti richiamo mi serve il telefono “
“ chiama i vigili del fuoco o qualcuno, io arrivo a quella casa lì c’è il mio fidanzato”
Riprendo a camminare mentre il ragazzo prova a chiamare.
Arrivo sotto casa di alberto, è buio sono accesi solo i lampioni dell’altra strada, non c’è nessuno, sarà uscito o è ancora lì? È uscito, si è uscito, calma … calma …. Dove sarà? Dove può essere andato? E adesso? Calma, calma qual è il posto all’aperto più vicino? ….. LA VILLA
Mi giro e riprendo a camminare, il ragazzo non c’è più e mi sembra neanche la signora, è penombra, non si vede bene, riprendo a correre, sono di nuovo su via xx settembre, da piazzale paoli arrivano urla
“ aiuto, aiuto !!!”
È tutto buio vedo delle ombre correre, non si capisce dove vanno, una scossa forte, trema tutto, continuo a correre …. Arrivo alla villa c’è luce e c’è tantissima gente, la terra contnua a tremare sembra che si stia aprendo sotto i nostri piedi, mi guardo intorno disorientata c’è gente in pigiama, semivestita, ci sono delle macchine parcheggiate davanti al monumento ai caduti …. Un’ altra scossa …. Mi arriva un messaggio
<>
È di alberto, mi guardo intorno, non lo vedo …. Suona il telefono
“ ciao laura sono antonella, sai dov’è alberto perché non riusciamo a chiamarlo “
“ciao antonella, l’aquila è distrutta, alberto è alla villa e sono qui anch’io ma ancora non lo trovo, appena lo trovo ti richiamo”
Riappendo il telefono, mi guardo intorno tra la gente …. Eccolo, è lui ci abbracciamo forte, è terrorizzato
“ oddio la, oddio la “
“richiama paolo e antonella che ti cercano”
I telefoni non prendono, arrivano messaggi di persone che ti chiamano ma il telefono non suona. La terra trema, trema, trema, ho paura tutti hanno paura ad ogni scossa è un sussulto, ho paura , ho freddo ….
“Andiamo a vedere i genitori di daniela laggiù ?”
Scendiamo verso la sanatrix, li troviamo sono per strada, scambiamo qualche parola, lidia sale in macchina con un’altra signora perché fa freddo, salutiamo daniele e risaliamo alla villa, la terra trema e fa freddo davvero, c’è tordera con i figli è in caibatte e sono avvolti nelle coperte del grande hotel. Decidiamo di salire in macchina è davanti alla villa di forza italia, da piazzale paoli urla di aiuto, è buio non si vede nulla, si vedono solo delle ombre che corrono, in macchina non si può stare balla troppo, torniamo alla villa e mi porto la coperta che sta in macchina dietro. Tra la gente appaiono mia madre, mio padre e mio fratello sono tutti bianchi
“ lì è crollato un palazzo abbiamo scavato, ma ora ci sono le travi grandi, si sentono grida di aiuto da sotto”
“ non si vedeva niente, ho fermato un motorino che ha illuminato con il faro” dice mia madre
“ora ci sono dei vigili, ma ci sono le travi grandi, abbiamo scavato finchè ce l’abbiamo fatta, ho 65 anni” dice mio padre.
Squilla il telefono
“ciao laura sono anna, non ti preoccupare per andare a ad aprire l’asilo, domani vediamo”
“ciao anna, qui è tutto distrutto, è il caos, ci risentiamo domani”
Di nuovo il telefono è zia anna
“ laura come state? Ho chiamato tua madre ma non riesco a parlarci, venite vene qua”
“ zia i telefoni non prendono, stiamo bene, non ti preoccupare, ora vediamo”
Ancora il telefono è monietta
“laura dove siete? State bene?”
“monia come stai? Qui è tutto distrutto, trema, trema, trema”
“sono sotto il palazzo con mamma, ma nonna è rimasta su, non ce la facciamo a tirarla giù è pesante”
“oddio monia chiamate i vigili fate qualcosa … si ci sentiamo più tardi”
Mi arrivano in continuazione messaggi di persone che mi hanno cercato, e di chi vuole sapere come stiaamo, loreta, sonia, costantina, antonella …
La terra trema, trema e fa freddo, mi avvolgo con la coperta che sta nel portabagagli della macchina di alberto è quella che usiamo per andare al Parco del sole è piena di zeppi però scalda. Incontriamo tante facce note, R. S. è in pigiama dentro la macchina con Lavinia, scende, “ come state? Casa mia è crollata”
“stiamo bene, che casino…” risale in macchina, fa freddo.
Altre facce note, altre facce amiche, scendiamo di nuovo da lidia e daniele, mio fratello con papà e mamma tornano alla fontana luminosa,salutiamo lidia e daniele e decidiamo di andare da mamma e papà, “ok là però dobbiamo correre perché pericoloso” “ va bene”.
Incontriamo claudio è venuto a piedi da pettino è sconvolto.
Vicino al Garnde Albergo incontriamo il padre di michele e marco, la nonna allettata è rimasta dentro da sola non sanno come fare alla fine decidono di andare a prenderla.
Torniamo alla villa è ancora buio, fa freddo, la terra trema, trema, trema. Incomincia ad albeggiare, arrivano dei camion enormi da via xx settembre, su uno ci sono dei bagni chimici per handicappati.
“albè ho freddo, tanto freddo voglio andare a casa a prendere delle scarpe chiuse”
“ abbi, però veloce”
Decidiamo di tornare alla fontana luminosa dai miei. E’ giorno, comminiamo a passo svelto, davanti a Mara baby è crollato una parte di muro ci sono delle pietre enormi. Corriamo, corriamo, arriviamo sotto casa” fai presto, prendi solo le scarpe io ti aspetto qui”
Salgo, apro, prendo le scarpe da ginnastica dallo stanzino, i calzini dal cassetto in cameretta,i soldi dal cassetto, i caraicabatterie e il maglione peruviano.. Scendo, non ci sono danni sotto al portone, andiamo alla fontana luminosa troviamo i miei, “vado lì alle panchine a mettermi le scarpe poi vi raggiungo alla villa”
Andiamo al castello, mi siedo e finalmente mi cambio le scarpe e mi metto pure il maglione, va meglio, molto meglio.
Mi sembrano volti noti, si è la mamma di filippo, ci avviciniamo alberto conosce il papà antonio. Ci raccontano un po’ di cose, loro prima di uscire si sono messi a pulire i cocci, poi si sono guardati e hanno detto “che cosa stiamo facendo?” e così sono usciti, ci sono anche i genitori di lei e la bisnonna, i bambini doemono sereni, ecco si sveglia leonardo, ci salutiamo “ a presto e speriamo bene”.
Riattraversiamo il corso, ci sono macerie ovunque, i volti della gente sono tirati. La notte ci ha messo a dura prova. siamo di nuovo alla villa, a piazzale paoli, mio fratello non vuole andare via, sotto quel palazzo c’è un suo amico, si arrampica sulle macerie alla ricerca di qualche segno.
Il prof. Dante con il figlio emiliano “ciao, che tragedia”
Decidiamo di andare a casa di alberto, lasciamo mio fratello e i miei lì, “ci rivediamo alla fontana luminosa “
Camminiamo su via xx settembre ci sono macchine che fanno lo zig zago per evitare le macerie per passare, arrivano le ambulanze a sirene spiegate, da uno dei garage scende acqua, un portoncino suona all’infinito l’apriporta, ancora acqua che scende da un palzzo quello dove c’è solo affitti.
Arrivati sotto casa di Alberto incontriamo la badante della centenaria inquilina di alberto, stanno tutti bene, proseguiamo ancora un po’… è la desolazione, i palazzi dopo casa i alberto sono crollati, ci sono i soccorsi, la gente piange.
La casa di alberto è ancora in piedi, ma tutto intorno le case sono in piedi per scommessa, sono sventrate, mancano pezzi di case, muri …
Torniamo indietro, mio fratello è ancora a piazzale paoli, scendiamo anche noi, i soccorsi lavorano a pieno ritmo, la ruspa scava e ogni tanto si ferma, sulle macerie c’è un signore che si agita, lì sotto ci sono la moglie e i suoi due figli.
Mi giro e vedo un ragazzo in mutande steso per terra è coperto in parte con un lenzuolo, è bello, ha i capelli un po’ lunghetti ricci, è magro avrà vent’anni, arrivano i soccorsi cercano di capire se è vivo …. Lo ricoprono è morto, è blu., le labbra sono viola, il corpo è bianco sembra marmo. Non lo dimenticherò mai.
Mio fratello decide di venire con noi e raggiungere mamma e papà.
Riprendiamo di nuovo il corso, davanti al banco di napoli incontriamo luigi loro sono a santa maria paganica e stanno bene. Passa l’avvocato è sconvolto. Arriviamo alla fontana luminosa, fa caldissimo, ho sete ma dalle fontanelle non scende più acqua, hanno chiuso l’aquedotto per paura che si sia inquinato. La notizia che stiano montando un campo per darci del cibo è infondata, torniamo di nuovo di corsa alla villa, ci sediamo sul muretto di piazzale paoli, qualcuno ci da’ dell’acqua , rimaniamo lì con mio fratello che non si muove dalle macerie, quel ragazzo è ancora lì.
Incominciamo ad aver fame è come me molti ma è tutto chiuso, arriva in jeap il proprietario dello schalè della villa è venuto a vedere come sta ma non apre. Lo schalè ha sul muro esterne diverse prese della corrente, le usa d’estate per i jubox e i giochi dei bambini, ora ci sono attaccati i cellulari della gente. Il mio telefono continua a squillare è di nuovo monia, sono riuscite a portare fuori la nonna aiutati da dei vicini.. È luce chiama da napoli è agitatissima non riesce a rintracciare la madre. Costantina, loreta, lella, antonella.
Finalmente la mamma è riuscita a parlare con alberto, stanno venendo carlo e sandro a prenderlo, ma ci vorrà un po’ perché l’autostrada è chiusa.
Fa caldo, caldissimo, la terra non ha mai smesso di tremare, siamo ancora qui a guardare il palazzo crollato, c’è una ruspa dei pompieri che sposta le macerie, ogni tanto si ferma perché sembra si senta qualcosa. Il ragazzo avvolto nel lenzuolo è ancora lì, si ferma un’ambulanza, un medico corre, prova a tastarlo, a rianimarlo con una mascherina dell’ossigeno, lo tasta ma può solo constatarne il decesso “ dai solo con un lenzuolo con il freddo…” su piazzale paoli ci sono delle persone anziane sedute su delle sedie sono accudite dalle suore del sacro cuore della clinica san giuseppe.
Devo fare la pipi, non ce la faccio più, mi scoppia la vescica allora decido di andarla a fare su all’angoletto sotto il muretto vicino alle scalette, alla villa bella che fa angolo, alberto mi dice “ facciamo così tu ti accucci e io ti copro con la coperta. Rispondo che va bene, andiamo a prendere la coperta e mentre alberto la tiene mi accuccio e finalmente mi libero non ne potevo più, appena in tempo però, si è appena affacciata una signora.
Torniamo giù e mentre scendiamo incontriamo barbara, la ragazza di andrea, ha la divisa della croce rossa, sta portando un po’ d’acqua ai pompieri che lavorano. Lei sta bene,ha un taglio sotto il piede perché ha camminato sui vetri di una cornice che è caduta, squilla il telefono è andrea che le dice che vuole entrare a casa sua a prendere dei viveri “ ma che dici è pericoloso, passa da casa mia ti do io i viveri, tanto in garage abbiamo le scorte.”
La salutiamo deve andare. Le gambe mi fanno male, sarà che siamo in piedi da ore, mi scopro le gambe ho diversi ematomi neri e gonfi, scottano.
Risaliamo alla villa e ci sediamo sul muretto, la gente vaga è attonita, qualcuno è riuscito a recuperare dei vestiti, qualcun’altro è ancora in pigiama. Passa la vicina di alberto, la proprietaria di balù “ alberto come stai, e i tuoi? Noi andiamo a vedere di recuperare la macchina, voglio andare ala paese, abbi tanti saluti a casa.”
Passa un magistrato e saluta alberto c’è anche orsini è ferito in testa. Squilla il telefono è la mamma di alberto, carlo e sandro sono in viaggio. I telefoni non prendono bene, spesso arrivano messaggi che ti avvisano che ti hanno cercato ma il telefono non ha squillato. Aspettiamo, aspettiamo, ci sono anche i miei e mio fratello è ancora lì.
Il credito al telefono è quasi finito, contatto costantina per chiederle se può farmi una ricarica, lei ha il bar a san nicola, mi risponde che ora non è possibile. Sento loreta è a casa con sonia sta aspettando che la vengano a prendere per andare a roma, mi dice “non ti preoccupare, appena arrivo a roma ti ricarico io”. è un gran sollievo, vaghiamo per la villa, non si riesce a stare seduti trema, trema ancora.
Alla fine verso mezzogiorno inoltrato arrivano carlo e sandro, carlo ha una borsa rossa vuole andare a casa a prendere dei soldi e altre cose per i genitori, sandro vuole andare a casa sua a vedere come sta, hanno lasciato la macchina a piazza darmi e sono saliti a piedi l’appuntamneto è per le quattro alla fontana luminosa. Decidiamo di andare a collemaggio, arrivati a la prato ci sdraiamo esausti, ci sono dei rumeni che mangiano, hanno affettati e pane. Ci sono molti studenti , arrivano dei pulman con varie destinazioni uno è quello giallo dell’ama e lo guida un alpino, si riempiono in fretta , i ragazzi vogliono andare via, l’aquila è piena di studenti con le valigie fatte alla bene e meglio che ripartono.
Vicino a noi c’è un signore con due ragazzi, arriva una jeap della forestale distribuisce pane, ci avviciniamo e i forestali incominciano a distribuire il pane tirandolo fuori da sacchi di carta,, a stento riusciamo a prendere una rosetta. Arriva una piccola autobotte ci permettono di riempire delle bottigliette d’acqua, finalmente acqua. Il signore vicino a noi ci dice
“scusate possiamo lasciarvi questi aranci e queste merendine? A noi non servono, stiamo ripartendo”
“ grazie ma non si preoccupi, l tenga lei”
“ no prendeteli pure, io sono venuto a prendere loro non appena ho saputo dell’accaduto e ora li riporto a casa. Io l’aquila la conosco, ci ho fatto l’università. Prendeteli e buona fortuna”
Mamma si vergogna quasi, alla fine accettiamo, fa caldo, un caldo irreale. Ci dicono che stanno allestendo un campo ad acqua santa dove danno da mangiare, dopo un po’ di titubanza, andiamo a piedi o in macchina. Io e alberto decidiamo di andare a riprendere la macchina alla villa. Camminiamo a passo svelto, il sentiero ha la terra crepata, prendiamo la macchina alberto ha paura” dobbiamo andare veloci sul viale di collemaggio perché è tutta terra da riporto e l’asfalto è crepato”
Carichiamo i miei e mio fratello e proseguiamo per acquasanta di fianco al cimitero parcheggiamo c’è una crepa sull’asfalto, la voglia di andare a vedere se è successo qualcosa a daniela è tanta ma non ho il coraggio ho paura di trovare la bara a vista. Alziamo gli occhi …. Il tetto del castello cinquecentesco è crollato, al suo posto c’è una voragine si intravedono le opere del museo di arte contemporanea. Panico , mestamente ci avviciniamo sul piazzale c’è una volante della polizia ma non sa nulla del campo, una mamma si avvicina e chiede un po’ d’acqua, il poliziotto via radio chiede di portare un po’ d’acqua per un bambino. Decidiamo di tornare alla fontana luminosa per l’appuntamento con carlo e sandro, non manca molto. Lasciamo la macchina davanti alla caserma degli alpini e saliamo a piedi, sono stanchissima, arrivati davanti alla chiesa sotto i pinucci ci fermiamo , lì ci sono le nostre macchine. Sono esausta, fa caldo e la terra trema, trema, mi fanno male le gambe, decidiamo di andare su a lucoli da zio aleandro.
Mamma e papà vanno a prendere delle coperte per la notte e recuperano anche soldi e l’oro, mio fratello è tra noi e piazzale paoli, le gambe mi fanno male, alberto mi consola e mamma mi dice mi “bollono, non è che ti sta venendo un’infezione? Rinfreschiamole con un po’ d’erba che è fresca”
Ha ragione per un po’ va meglio, ma mi fanno male. Arriva sandro andiamo da lui e alberto decide di rimanere con lui, arriva anche carlo, alberto aprte per roma con loro, ci salutiamo, dopo un po’ mi manda un sms con il numero di telefono di roma.
Partiamo per lucoli, ci fermiamo a piazza darmi e ci danno una pagnotta di pane e un po’ di tonno. A lucoli ci sono a nche zia gilda, simone, michelina, zia lisa e tiziano. Siamo tutti stanchi, provati da ciò che è successo, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per andare a dormire in macchina, fa freddo, molto freddo è aprile. La terra trema, trema, trema.
Ad un certo punto della notte abbiamo acceso la macchina per accendere il riscaldamento perché faceva davvero freddo e le coperte non bastano. Io e alberto siamo sempre in contatto i genitori ci dicono di andare nella loro casa di silvi, che anche senza chiavi si può far aprire la porta da un falegname. Ho paura e le gambe mi fanno male.
La notte passa, alle tre canta il gallo, meno male la notte è passata è di nuovo giorno.
Siamo stremati, è l’alba e noi siamo già svegli, fa freddo in macchina, verso le 7.30 mi alzo mi fanno male le gambe, le sento bollenti e gonfie. Mi alzo faccio colazione alla meglio, siamo in tanti e abbiamo pochi viveri.
Mamma e papà decidono di andare a l’aquila a cercare un medico per me e a vedere come sta la casa a san nicola. A san nicola è tutto ok, meno male.
Il medico a centi colella mi dice che forse ho le rotule compromesse, mi da dei farmaci e mi dice che sarebbe il caso di fare delle lastre, il problema è dove visto che l’ospedale è inagibile, e dei farmaci. Le medicine sono a pagamento, mamma discute con il medico “ ma come siamo terremotati e le medicine si pagano? Possibile che non può prescrivere qualcosa di mutuabile?” ne nasce una discussione tanto più che abbiamo dovuto aspettare il pomerigio per sapere che i farmaci si pagano e per di più sono dovuta andare a prenderli io alla farmacia di coppito.
Torniamo a lucoli un’altra notte sta per arrivare e il nostro futuro è incerto.
Non mi cambio da due giorni, ho i capelli che sembrano di stoppa a causa della polevere, finalmente riesco a procurarmi un cambio intimo e a lavarmi, mi viene da piangere e mi sento sconfortata. Le gambe mi duolono, abbiamo recuperato qualche vestito a casa, è pomeriggio inoltrato è ora di tornare a lucoli, troviamo ad aspettarci un piatto di spaghetti al pesce che ha rimandato zia anna da roma tramite giuseppe piccolo .
Siamo tutti giù davanti alla fabrica di zia gilda, abbiamo acceso un fuoco e portato fuori la tv siamo ipnotizzati dal tg quando …. Una scossa forte, sembra che la fabbrica ci venga addosso, decidiamo di andare a dormire.
Fa freddo e le macchine non sono poi così comode, quanto durerà?
Caro diario,è una vita che non scrivo ma ultimamente è come se avessi avuto una forma di repulsione nello scrivere. sono ormai passati un po’ di giorni da quella notte maledetta e questa notte ho deciso di incominciare a raccontarla non so ancora quanto ci vorrà per far si che i ricordi si imprimano sulla carta. iniziamo dalla prima scossa l’ho avvertita che ero già a letto, il lunedì mi sarei dovuta alzare alle 6.30. tutto era pronto la borsetta termica in cucina con il pranzo e il camice stirato di fresco e ben piegato pronto per l’uso, i vestiti pronti sulla sedia vicino al letto, il cappottino di felpa, le ballerine di vernice vicino al comodino, i telefoni con la sveglia programmata sul comodino.
“albè l’hai sentita?”
“si l’ho sentita”
Mi sono girata sull’altro lato e mi sono riaddormentata e mamma “ l’avete sentita?”
“si ma ormai è passata”
Mi riaddormento abbastanza serenamente. Seconda scossa nel mezzo del sonno è forte mi sveglio frastornata un po’ per il sonno un po’ per la paura. La studentessa del piano di sopra, daniela, si affaccia alla finestra e parlando con i ragazzi del palazzo di fronte gli dice che ha paura.Suona il telefono, è zia Gilda che dice che dobbiamo uscire, che ha paura. Mamma la tranquillizza e le dice di andare a dormire e poi ci dice
“usciamo, è stata forte, andiamo a prendere zia Gilda, ha paura”
“ma no dai, fuori fa freddo, dove andiamo?” dice mio fratello
“domani mi alzo alle 6.30, vai tu da zia Gilda” le rispondo io
“ma dove vado da sola? Speriamo non succeda nulla”
Ci rimettiamo tutti a letto ….
3.32….. un rumore fortissimo, tutto si muove, mi sveglio urlando per la paura, mamma entra in camera e accende la luce, almeno credo sia andata così. Mi alzo dal letto terrorizzata spostando i calcinacci che mi sono caduti sulle gambe, è caduto l’intonaco dal soffitto sul mio letto, mi metto sotto l’architrave della porta della cameretta, non finisce più, trema, trema quasi all’infinito. Voglio andare in soggiorno ma papà mi respinge dentro perché è caduto un quadro e ci sono i vetri per terra, in qualche maniera li sposterà per farmi uscire. Ecco ora ho bisogno di fermarmi, qualcuno cammina fuori dalla tenda e rovista, sarà un gatto?
Eccomi tornata a scrivere; dov’ero arrivata?
…. Cerco disperatamente il telefono per chiamare alberto, ma non lo trovo, mio fratello mi dice
“te lo faccio squillare …. Non prende “
Lo cerco, guardo intorno, c’è polvere, è caduto tutto quello che stava sul comodino, guardo sotto il letto e lo vedo è quasi vicino al muro, mi sdraio a terra e lo prendo. Nel frattempo mi sono vestita con quello che ho trovato a piedi al letto, i jeanz, il maglioncino di lana nero e le ballerine rosse, afferro il cappottino di felpa e la borsa
“io vado alla villa, alberto è solo a casa, capito mamma vado alla villa”.
In tutto questo marasma la studentessa del piano di sopra scendeva le scale , mamma la fa entrare e la mette sotto l’architrave della cucina, le cade in mano una delle madonnine poste sulla cornice della porta, la stringe forte a cercare conforto, nel frattempo sono arrivati gli studenti del palazzo di fronte
“daniela, daniela”
“ è qui, è qui” risponde mamma.
Esco di casa di corsa per andare da alberto, arrivata a piedi al vicolo entro in una nuvola bianca che mi avvolge tutta, è polvere, sembra nebbia … incomincio a correre, arrivata all’altezza dei 4 cantoni lì c’è un ponte stanno rifacendo il tetto al palazzo di grimaldi, ho quasi paura ma …. Accellero la corsa e incontro delle ragazze in pigiama sono tutte bianche sono tutte bianche sembrano fantasmi.
Guardo verso la discesa di San berardino e alla fine della salita prima della De amicis, dove c’era la copisteria, ci sono tutte macerie che occupano la strada, riprendo a correre e sul corso incontro altra gente, la polvere mi graffia la gola. Arrivo a piazza duomo, vicino a san massimo c’è il vescovo e delle ragazze filippine avvolte con delle lenzuola. Mi affaccio sulla strada laterale delle poste è buia,di solito passo da li per andare da alberto, una signora grida
“papà esci, vieni giù, ha 80 anni e non vuole uscire, papà esci”
“mamma lascialo stare, è pericoloso”
Decido di percorre la strada buia,ci sono delle persone che mi vengono incontro, uno è un ragazzo grande, riprendo la mia corsa verso piazza della prefettura, arrivo al darcover e da dietro un portoncino sento urlare
“ aiuto, la porta è incastrata”
Il ragazzo grande si avvicina e cerca di aiutarli, spinge il portoncino, riprendo a correre. Arrivo a piazza della prefettura, c’è un enorme cumulo di macerie che occupa quasi tutta la piazza, il palazzo del governo non c’è più. non so cosa fare, quale strada faccio? Cosa faccio? Provo a scavalcare le macerie? Come faccio?
“oddio nonna! Noooo!”
Un ragazzo comincia ad urlare e a scavalcare le macerie,cerco di seguirlo …. Ma le ballerine me lo impediscono. Decido di fare il giro passando dalla standa, corro,corro, dopo la provincia ci sono due signori seduti sui blocchi di cemento che servono a non far parcheggiare le macchine, sono tutti bianchi, sono sconvolti, terrorizzati. Continuo a correre sono su via xx settembre, piazzale paoli è buio, il collegio delle suore ha le pareti al pian terreno crollate si vedono le stanze dentro, sento il suono dell’apriporta di un palazzo suona all’infinito è bloccato, si sente dell’acqua cadere ….. Corro corro acora, ci sono delle macerie sulla strada, ho paura. Arrivo su via santa andrea, è buio, solo un lampione funziona, vado verso casa di alberto, una signora del secondo piano batte le mani, mi giro la vedo appena è un’ombra
“ mi aiuti non posso scendere”
“un attimo provo a chiamare aiuto” le rispondo
“ si mamma sono qui per strada ….” è un ragazzo
“scusa ti prende il telefono? Il mio non prende, lì c’è una signora che chiede aiuto”
“ mamma ti richiamo mi serve il telefono “
“ chiama i vigili del fuoco o qualcuno, io arrivo a quella casa lì c’è il mio fidanzato”
Riprendo a camminare mentre il ragazzo prova a chiamare.
Arrivo sotto casa di alberto, è buio sono accesi solo i lampioni dell’altra strada, non c’è nessuno, sarà uscito o è ancora lì? È uscito, si è uscito, calma … calma …. Dove sarà? Dove può essere andato? E adesso? Calma, calma qual è il posto all’aperto più vicino? ….. LA VILLA
Mi giro e riprendo a camminare, il ragazzo non c’è più e mi sembra neanche la signora, è penombra, non si vede bene, riprendo a correre, sono di nuovo su via xx settembre, da piazzale paoli arrivano urla
“ aiuto, aiuto !!!”
È tutto buio vedo delle ombre correre, non si capisce dove vanno, una scossa forte, trema tutto, continuo a correre …. Arrivo alla villa c’è luce e c’è tantissima gente, la terra contnua a tremare sembra che si stia aprendo sotto i nostri piedi, mi guardo intorno disorientata c’è gente in pigiama, semivestita, ci sono delle macchine parcheggiate davanti al monumento ai caduti …. Un’ altra scossa …. Mi arriva un messaggio
<>
È di alberto, mi guardo intorno, non lo vedo …. Suona il telefono
“ ciao laura sono antonella, sai dov’è alberto perché non riusciamo a chiamarlo “
“ciao antonella, l’aquila è distrutta, alberto è alla villa e sono qui anch’io ma ancora non lo trovo, appena lo trovo ti richiamo”
Riappendo il telefono, mi guardo intorno tra la gente …. Eccolo, è lui ci abbracciamo forte, è terrorizzato
“ oddio la, oddio la “
“richiama paolo e antonella che ti cercano”
I telefoni non prendono, arrivano messaggi di persone che ti chiamano ma il telefono non suona. La terra trema, trema, trema, ho paura tutti hanno paura ad ogni scossa è un sussulto, ho paura , ho freddo ….
“Andiamo a vedere i genitori di daniela laggiù ?”
Scendiamo verso la sanatrix, li troviamo sono per strada, scambiamo qualche parola, lidia sale in macchina con un’altra signora perché fa freddo, salutiamo daniele e risaliamo alla villa, la terra trema e fa freddo davvero, c’è tordera con i figli è in caibatte e sono avvolti nelle coperte del grande hotel. Decidiamo di salire in macchina è davanti alla villa di forza italia, da piazzale paoli urla di aiuto, è buio non si vede nulla, si vedono solo delle ombre che corrono, in macchina non si può stare balla troppo, torniamo alla villa e mi porto la coperta che sta in macchina dietro. Tra la gente appaiono mia madre, mio padre e mio fratello sono tutti bianchi
“ lì è crollato un palazzo abbiamo scavato, ma ora ci sono le travi grandi, si sentono grida di aiuto da sotto”
“ non si vedeva niente, ho fermato un motorino che ha illuminato con il faro” dice mia madre
“ora ci sono dei vigili, ma ci sono le travi grandi, abbiamo scavato finchè ce l’abbiamo fatta, ho 65 anni” dice mio padre.
Squilla il telefono
“ciao laura sono anna, non ti preoccupare per andare a ad aprire l’asilo, domani vediamo”
“ciao anna, qui è tutto distrutto, è il caos, ci risentiamo domani”
Di nuovo il telefono è zia anna
“ laura come state? Ho chiamato tua madre ma non riesco a parlarci, venite vene qua”
“ zia i telefoni non prendono, stiamo bene, non ti preoccupare, ora vediamo”
Ancora il telefono è monietta
“laura dove siete? State bene?”
“monia come stai? Qui è tutto distrutto, trema, trema, trema”
“sono sotto il palazzo con mamma, ma nonna è rimasta su, non ce la facciamo a tirarla giù è pesante”
“oddio monia chiamate i vigili fate qualcosa … si ci sentiamo più tardi”
Mi arrivano in continuazione messaggi di persone che mi hanno cercato, e di chi vuole sapere come stiaamo, loreta, sonia, costantina, antonella …
La terra trema, trema e fa freddo, mi avvolgo con la coperta che sta nel portabagagli della macchina di alberto è quella che usiamo per andare al Parco del sole è piena di zeppi però scalda. Incontriamo tante facce note, R. S. è in pigiama dentro la macchina con Lavinia, scende, “ come state? Casa mia è crollata”
“stiamo bene, che casino…” risale in macchina, fa freddo.
Altre facce note, altre facce amiche, scendiamo di nuovo da lidia e daniele, mio fratello con papà e mamma tornano alla fontana luminosa,salutiamo lidia e daniele e decidiamo di andare da mamma e papà, “ok là però dobbiamo correre perché pericoloso” “ va bene”.
Incontriamo claudio è venuto a piedi da pettino è sconvolto.
Vicino al Garnde Albergo incontriamo il padre di michele e marco, la nonna allettata è rimasta dentro da sola non sanno come fare alla fine decidono di andare a prenderla.
Torniamo alla villa è ancora buio, fa freddo, la terra trema, trema, trema. Incomincia ad albeggiare, arrivano dei camion enormi da via xx settembre, su uno ci sono dei bagni chimici per handicappati.
“albè ho freddo, tanto freddo voglio andare a casa a prendere delle scarpe chiuse”
“ abbi, però veloce”
Decidiamo di tornare alla fontana luminosa dai miei. E’ giorno, comminiamo a passo svelto, davanti a Mara baby è crollato una parte di muro ci sono delle pietre enormi. Corriamo, corriamo, arriviamo sotto casa” fai presto, prendi solo le scarpe io ti aspetto qui”
Salgo, apro, prendo le scarpe da ginnastica dallo stanzino, i calzini dal cassetto in cameretta,i soldi dal cassetto, i caraicabatterie e il maglione peruviano.. Scendo, non ci sono danni sotto al portone, andiamo alla fontana luminosa troviamo i miei, “vado lì alle panchine a mettermi le scarpe poi vi raggiungo alla villa”
Andiamo al castello, mi siedo e finalmente mi cambio le scarpe e mi metto pure il maglione, va meglio, molto meglio.
Mi sembrano volti noti, si è la mamma di filippo, ci avviciniamo alberto conosce il papà antonio. Ci raccontano un po’ di cose, loro prima di uscire si sono messi a pulire i cocci, poi si sono guardati e hanno detto “che cosa stiamo facendo?” e così sono usciti, ci sono anche i genitori di lei e la bisnonna, i bambini doemono sereni, ecco si sveglia leonardo, ci salutiamo “ a presto e speriamo bene”.
Riattraversiamo il corso, ci sono macerie ovunque, i volti della gente sono tirati. La notte ci ha messo a dura prova. siamo di nuovo alla villa, a piazzale paoli, mio fratello non vuole andare via, sotto quel palazzo c’è un suo amico, si arrampica sulle macerie alla ricerca di qualche segno.
Il prof. Dante con il figlio emiliano “ciao, che tragedia”
Decidiamo di andare a casa di alberto, lasciamo mio fratello e i miei lì, “ci rivediamo alla fontana luminosa “
Camminiamo su via xx settembre ci sono macchine che fanno lo zig zago per evitare le macerie per passare, arrivano le ambulanze a sirene spiegate, da uno dei garage scende acqua, un portoncino suona all’infinito l’apriporta, ancora acqua che scende da un palzzo quello dove c’è solo affitti.
Arrivati sotto casa di Alberto incontriamo la badante della centenaria inquilina di alberto, stanno tutti bene, proseguiamo ancora un po’… è la desolazione, i palazzi dopo casa i alberto sono crollati, ci sono i soccorsi, la gente piange.
La casa di alberto è ancora in piedi, ma tutto intorno le case sono in piedi per scommessa, sono sventrate, mancano pezzi di case, muri …
Torniamo indietro, mio fratello è ancora a piazzale paoli, scendiamo anche noi, i soccorsi lavorano a pieno ritmo, la ruspa scava e ogni tanto si ferma, sulle macerie c’è un signore che si agita, lì sotto ci sono la moglie e i suoi due figli.
Mi giro e vedo un ragazzo in mutande steso per terra è coperto in parte con un lenzuolo, è bello, ha i capelli un po’ lunghetti ricci, è magro avrà vent’anni, arrivano i soccorsi cercano di capire se è vivo …. Lo ricoprono è morto, è blu., le labbra sono viola, il corpo è bianco sembra marmo. Non lo dimenticherò mai.
Mio fratello decide di venire con noi e raggiungere mamma e papà.
Riprendiamo di nuovo il corso, davanti al banco di napoli incontriamo luigi loro sono a santa maria paganica e stanno bene. Passa l’avvocato è sconvolto. Arriviamo alla fontana luminosa, fa caldissimo, ho sete ma dalle fontanelle non scende più acqua, hanno chiuso l’aquedotto per paura che si sia inquinato. La notizia che stiano montando un campo per darci del cibo è infondata, torniamo di nuovo di corsa alla villa, ci sediamo sul muretto di piazzale paoli, qualcuno ci da’ dell’acqua , rimaniamo lì con mio fratello che non si muove dalle macerie, quel ragazzo è ancora lì.
Incominciamo ad aver fame è come me molti ma è tutto chiuso, arriva in jeap il proprietario dello schalè della villa è venuto a vedere come sta ma non apre. Lo schalè ha sul muro esterne diverse prese della corrente, le usa d’estate per i jubox e i giochi dei bambini, ora ci sono attaccati i cellulari della gente. Il mio telefono continua a squillare è di nuovo monia, sono riuscite a portare fuori la nonna aiutati da dei vicini.. È luce chiama da napoli è agitatissima non riesce a rintracciare la madre. Costantina, loreta, lella, antonella.
Finalmente la mamma è riuscita a parlare con alberto, stanno venendo carlo e sandro a prenderlo, ma ci vorrà un po’ perché l’autostrada è chiusa.
Fa caldo, caldissimo, la terra non ha mai smesso di tremare, siamo ancora qui a guardare il palazzo crollato, c’è una ruspa dei pompieri che sposta le macerie, ogni tanto si ferma perché sembra si senta qualcosa. Il ragazzo avvolto nel lenzuolo è ancora lì, si ferma un’ambulanza, un medico corre, prova a tastarlo, a rianimarlo con una mascherina dell’ossigeno, lo tasta ma può solo constatarne il decesso “ dai solo con un lenzuolo con il freddo…” su piazzale paoli ci sono delle persone anziane sedute su delle sedie sono accudite dalle suore del sacro cuore della clinica san giuseppe.
Devo fare la pipi, non ce la faccio più, mi scoppia la vescica allora decido di andarla a fare su all’angoletto sotto il muretto vicino alle scalette, alla villa bella che fa angolo, alberto mi dice “ facciamo così tu ti accucci e io ti copro con la coperta. Rispondo che va bene, andiamo a prendere la coperta e mentre alberto la tiene mi accuccio e finalmente mi libero non ne potevo più, appena in tempo però, si è appena affacciata una signora.
Torniamo giù e mentre scendiamo incontriamo barbara, la ragazza di andrea, ha la divisa della croce rossa, sta portando un po’ d’acqua ai pompieri che lavorano. Lei sta bene,ha un taglio sotto il piede perché ha camminato sui vetri di una cornice che è caduta, squilla il telefono è andrea che le dice che vuole entrare a casa sua a prendere dei viveri “ ma che dici è pericoloso, passa da casa mia ti do io i viveri, tanto in garage abbiamo le scorte.”
La salutiamo deve andare. Le gambe mi fanno male, sarà che siamo in piedi da ore, mi scopro le gambe ho diversi ematomi neri e gonfi, scottano.
Risaliamo alla villa e ci sediamo sul muretto, la gente vaga è attonita, qualcuno è riuscito a recuperare dei vestiti, qualcun’altro è ancora in pigiama. Passa la vicina di alberto, la proprietaria di balù “ alberto come stai, e i tuoi? Noi andiamo a vedere di recuperare la macchina, voglio andare ala paese, abbi tanti saluti a casa.”
Passa un magistrato e saluta alberto c’è anche orsini è ferito in testa. Squilla il telefono è la mamma di alberto, carlo e sandro sono in viaggio. I telefoni non prendono bene, spesso arrivano messaggi che ti avvisano che ti hanno cercato ma il telefono non ha squillato. Aspettiamo, aspettiamo, ci sono anche i miei e mio fratello è ancora lì.
Il credito al telefono è quasi finito, contatto costantina per chiederle se può farmi una ricarica, lei ha il bar a san nicola, mi risponde che ora non è possibile. Sento loreta è a casa con sonia sta aspettando che la vengano a prendere per andare a roma, mi dice “non ti preoccupare, appena arrivo a roma ti ricarico io”. è un gran sollievo, vaghiamo per la villa, non si riesce a stare seduti trema, trema ancora.
Alla fine verso mezzogiorno inoltrato arrivano carlo e sandro, carlo ha una borsa rossa vuole andare a casa a prendere dei soldi e altre cose per i genitori, sandro vuole andare a casa sua a vedere come sta, hanno lasciato la macchina a piazza darmi e sono saliti a piedi l’appuntamneto è per le quattro alla fontana luminosa. Decidiamo di andare a collemaggio, arrivati a la prato ci sdraiamo esausti, ci sono dei rumeni che mangiano, hanno affettati e pane. Ci sono molti studenti , arrivano dei pulman con varie destinazioni uno è quello giallo dell’ama e lo guida un alpino, si riempiono in fretta , i ragazzi vogliono andare via, l’aquila è piena di studenti con le valigie fatte alla bene e meglio che ripartono.
Vicino a noi c’è un signore con due ragazzi, arriva una jeap della forestale distribuisce pane, ci avviciniamo e i forestali incominciano a distribuire il pane tirandolo fuori da sacchi di carta,, a stento riusciamo a prendere una rosetta. Arriva una piccola autobotte ci permettono di riempire delle bottigliette d’acqua, finalmente acqua. Il signore vicino a noi ci dice
“scusate possiamo lasciarvi questi aranci e queste merendine? A noi non servono, stiamo ripartendo”
“ grazie ma non si preoccupi, l tenga lei”
“ no prendeteli pure, io sono venuto a prendere loro non appena ho saputo dell’accaduto e ora li riporto a casa. Io l’aquila la conosco, ci ho fatto l’università. Prendeteli e buona fortuna”
Mamma si vergogna quasi, alla fine accettiamo, fa caldo, un caldo irreale. Ci dicono che stanno allestendo un campo ad acqua santa dove danno da mangiare, dopo un po’ di titubanza, andiamo a piedi o in macchina. Io e alberto decidiamo di andare a riprendere la macchina alla villa. Camminiamo a passo svelto, il sentiero ha la terra crepata, prendiamo la macchina alberto ha paura” dobbiamo andare veloci sul viale di collemaggio perché è tutta terra da riporto e l’asfalto è crepato”
Carichiamo i miei e mio fratello e proseguiamo per acquasanta di fianco al cimitero parcheggiamo c’è una crepa sull’asfalto, la voglia di andare a vedere se è successo qualcosa a daniela è tanta ma non ho il coraggio ho paura di trovare la bara a vista. Alziamo gli occhi …. Il tetto del castello cinquecentesco è crollato, al suo posto c’è una voragine si intravedono le opere del museo di arte contemporanea. Panico , mestamente ci avviciniamo sul piazzale c’è una volante della polizia ma non sa nulla del campo, una mamma si avvicina e chiede un po’ d’acqua, il poliziotto via radio chiede di portare un po’ d’acqua per un bambino. Decidiamo di tornare alla fontana luminosa per l’appuntamento con carlo e sandro, non manca molto. Lasciamo la macchina davanti alla caserma degli alpini e saliamo a piedi, sono stanchissima, arrivati davanti alla chiesa sotto i pinucci ci fermiamo , lì ci sono le nostre macchine. Sono esausta, fa caldo e la terra trema, trema, mi fanno male le gambe, decidiamo di andare su a lucoli da zio aleandro.
Mamma e papà vanno a prendere delle coperte per la notte e recuperano anche soldi e l’oro, mio fratello è tra noi e piazzale paoli, le gambe mi fanno male, alberto mi consola e mamma mi dice mi “bollono, non è che ti sta venendo un’infezione? Rinfreschiamole con un po’ d’erba che è fresca”
Ha ragione per un po’ va meglio, ma mi fanno male. Arriva sandro andiamo da lui e alberto decide di rimanere con lui, arriva anche carlo, alberto aprte per roma con loro, ci salutiamo, dopo un po’ mi manda un sms con il numero di telefono di roma.
Partiamo per lucoli, ci fermiamo a piazza darmi e ci danno una pagnotta di pane e un po’ di tonno. A lucoli ci sono a nche zia gilda, simone, michelina, zia lisa e tiziano. Siamo tutti stanchi, provati da ciò che è successo, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per andare a dormire in macchina, fa freddo, molto freddo è aprile. La terra trema, trema, trema.
Ad un certo punto della notte abbiamo acceso la macchina per accendere il riscaldamento perché faceva davvero freddo e le coperte non bastano. Io e alberto siamo sempre in contatto i genitori ci dicono di andare nella loro casa di silvi, che anche senza chiavi si può far aprire la porta da un falegname. Ho paura e le gambe mi fanno male.
La notte passa, alle tre canta il gallo, meno male la notte è passata è di nuovo giorno.
Siamo stremati, è l’alba e noi siamo già svegli, fa freddo in macchina, verso le 7.30 mi alzo mi fanno male le gambe, le sento bollenti e gonfie. Mi alzo faccio colazione alla meglio, siamo in tanti e abbiamo pochi viveri.
Mamma e papà decidono di andare a l’aquila a cercare un medico per me e a vedere come sta la casa a san nicola. A san nicola è tutto ok, meno male.
Il medico a centi colella mi dice che forse ho le rotule compromesse, mi da dei farmaci e mi dice che sarebbe il caso di fare delle lastre, il problema è dove visto che l’ospedale è inagibile, e dei farmaci. Le medicine sono a pagamento, mamma discute con il medico “ ma come siamo terremotati e le medicine si pagano? Possibile che non può prescrivere qualcosa di mutuabile?” ne nasce una discussione tanto più che abbiamo dovuto aspettare il pomerigio per sapere che i farmaci si pagano e per di più sono dovuta andare a prenderli io alla farmacia di coppito.
Torniamo a lucoli un’altra notte sta per arrivare e il nostro futuro è incerto.
Non mi cambio da due giorni, ho i capelli che sembrano di stoppa a causa della polevere, finalmente riesco a procurarmi un cambio intimo e a lavarmi, mi viene da piangere e mi sento sconfortata. Le gambe mi duolono, abbiamo recuperato qualche vestito a casa, è pomeriggio inoltrato è ora di tornare a lucoli, troviamo ad aspettarci un piatto di spaghetti al pesce che ha rimandato zia anna da roma tramite giuseppe piccolo .
Siamo tutti giù davanti alla fabrica di zia gilda, abbiamo acceso un fuoco e portato fuori la tv siamo ipnotizzati dal tg quando …. Una scossa forte, sembra che la fabbrica ci venga addosso, decidiamo di andare a dormire.
Fa freddo e le macchine non sono poi così comode, quanto durerà?
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