Venite all’Aquila. Venite a vedere cosa fa male all’anima. Venite a vedere le pietre che parlano, sussurrano e gridano. Erano frontoni, architravi, basamenti, capitelli. Venite a vedere quelle finestre che hanno per muro il cielo e che resistono ancora come una preghiera disperata. Venite a sentire il silenzio e il freddo dei vicoli, anche in piena estate: gli armadi che ancora si intravvedono dietro i tramezzi ostinati che continuano ciecamente a sorreggere l’inutile. Venite a vedere i telefoni delle docce penzolare nel vuoto , i quadri storti eppure ancora appesi ad un pezzo di muro; la carta da parati staccata e aperta sul vuoto, gli stendini ai balconi con i panni ormai anneriti , le bandiere della pace a brandelli. Venite a vedere come debordano dai muri di cinta le piante non potate, le schiere insolenti della parietaria che avanzano sulle macerie, l’erba che cresce davanti i portoni chiusi delle case, tra i ciottoli dei vicoli che nessuno calpesta più. Venite a vedere quel caro piccolo disordine sparso un pò dovunque, dettagli di una vita abbandonata in fretta, un attimo prima che si spalancasse l’inferno. Dopo aver visto tutto, sbirciato tra le transenne dell’unica strada aperta nel centro ( come una ferita) potrete parlare di noi e della nostra città. Potrete discutere di responsabilità, progetti, finanziamenti, ritardi, norme, tempi, crono- programmi. O forse non parlerete, per un po’. Continuerete a scattare foto pensando che il disastro non vi era sembrato così grande . Scattate tutte le foto che volete, ma testimoniate la verità. Date parole a quel poco che hanno potuto vedere i vostri occhi. Riferite che la nostra cocciuta ostinazione ha radici profonde. Che vogliamo tornare a viverci , nonostante tutto, nella nostra città morta e nei piccoli centri morti. E se qualcuno non vi crederà, ditegli di venire all’Aquila. Non abbiamo altre prove a nostro favore.
Patrizia Tocci
( PUBBLICATO SU IL QUOTIDIANO IL CENTRO 18/08/10
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