Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca o colore dei vestiti, chi non rischia, chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione, chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni; emozioni che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia e pace in se stesso.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare!
venerdì 30 luglio 2010
mercoledì 28 luglio 2010
Un amico degli aquilani: "Una realtà diversa da quella dei media"
Ricevo da un'amica milanese questa e-mail che lei, a sua volta, riceve da amici. Conosce bene la fonte e io conosco bene lei. Il messaggio è autentico.
A. P. è un uomo che frequenta L'Aquila e che vi si reca spesso. Scrive questo messaggio di ritorno da uno dei suoi ultimi viaggi.
Ho lasciato le sole iniziali di chi l'ha scritto, per condividere questa testimoinanza.
_______________________________
Cara Benedetta e cari Tutti,
che dire... se non confermare col groppo alla gola.
Sono ripartito da L'Aquila alle 15 di oggi, ci tornerò lunedì e risarò aquilano per quasi tutta la settimana.
Groppo alla gola, dicevo. Lo stesso groppo di questa mattina mentre col mio elmetto calzato e gli scarponi antinfortunistici mi aggiravo per la zona rossa: avete mai provato ad attraversare una città senza gente? Una città che porta solo il rumore dei passi vostri e dei pochi avventori che, come voi, s'aggirano come fantasmi in una città fantasma? (non riesco ad abituarmi alla morte di questa splendida città, alla morte delle genti aquilane, io che aquilano non sono, che aquilano sono diventato).
A L'Aquila ho imparato a piangermi dentro, contaminato, forse, dagli aquilani: che non urlano, non piangono e se lo fanno, lo fanno in silenzio. Piangendosi dentro, appunto.
Consapevoli che la "cosa" non interessa più a nessuno fuori da L'Aquila.
Non al Governo: sapete che Berlusconi non si reca più a L'Aquila dal 29 gennaio?
Sapete che tra cinque giorni saranno 15 mesi dalle 3,32 del 6 aprile 2009?
Sapete che la zona rossa (ben più grande del centro storico) è ancora transennata e vigilata dall'esercito (non vi si può accedere) e le macerie sono li come quella notte caddero e anche nei mesi successivi a causa delle scosse che si susseguirono e furono anche di 4,5 gradi?
Sapete che oltre quelle costosissime case realizzate a prezzi di costo più alti dei costi di costruzione milanesi non v'è progetto? Non v'è programma? Non v'è speranza? Non v'è futuro?
Sapete cosa vuol dire essere aquilano oggi?
Sapete, anche, cosa vuole dire essere aquilano madre o padre di bambini dell'età dei vostri bambini?
Non al Governo dicevo.
Non all'opposizione!
Sapete che a L'Aquila gli psicofarmaci (tra i medicinali) hanno subito una impennata paurosa delle ventite?
Sapete del crescente alcolismo degli adolescenti e dei giovani?
Sapete che i giovani e i vecchi e le donne e gli uomini mi fermano per strada e mi dicono: architetto ci aiuti a realizzare dei punti di aggregazione che non siano i centri commerciali (unici luoghi periurbani rimasti in piedi, dove si vive una vita finta), ci aiuti a far rivivere la nostra città.
Sapete quanto disperanti siano queste richieste di aiuto?
Sapete cosa vuol dire ritornare alla vita normale, milanese o romana, e cogliere il fastidio di chi vi ascolta perché raccontate una realtà dissimile da quella che è stata veicolata da media?
Sapete che davanti a tragedie di questa portata una città, un popolo, da soli non possono farcela?
Milano non ce la farebbe e Roma, ed Aosta o Palermo o Torino non ce la farebbero.
So che voi lo sapete!
E mi scuso per questo sfogo notturno generato dalle parole di quella donna aquilana che ha raccontato verità e dolore.
Già in un altra mia notte insonne vi ho mandato, in passato, le seguenti strofe di Martin Niemoller:
Prima vennero a prendere gli zingari,
Io restai in silenzio.
Rubacchiavano.
Quando vennero a prendere gli ebrei
Io restai in silenzio.
Mi stavano antipatici.
Quando vennero a prendere gli omosessuali
Io restai in silenzio.
Mi erano fastidiosi.
Quando vennero a prendere i comunisti
Io restai in silenzio.
Non ero comunista.
Quando vennero per me,
Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.
Non dimentichiamo L'Aquila e gli aquilani, nonostante la cattiva e pessima informazione. Facciamolo per loro. Ma facciamolo anche per noi, affinchè se un giorno ci toccasse di vivere una tragedia analoga si possa avere la speranza che, da qualche parte, possa essere rimasto qualcuno pronto a far sentire la nostra voce.
Buona notte o buongiorno
A. P. è un uomo che frequenta L'Aquila e che vi si reca spesso. Scrive questo messaggio di ritorno da uno dei suoi ultimi viaggi.
Ho lasciato le sole iniziali di chi l'ha scritto, per condividere questa testimoinanza.
_______________________________
Cara Benedetta e cari Tutti,
che dire... se non confermare col groppo alla gola.
Sono ripartito da L'Aquila alle 15 di oggi, ci tornerò lunedì e risarò aquilano per quasi tutta la settimana.
Groppo alla gola, dicevo. Lo stesso groppo di questa mattina mentre col mio elmetto calzato e gli scarponi antinfortunistici mi aggiravo per la zona rossa: avete mai provato ad attraversare una città senza gente? Una città che porta solo il rumore dei passi vostri e dei pochi avventori che, come voi, s'aggirano come fantasmi in una città fantasma? (non riesco ad abituarmi alla morte di questa splendida città, alla morte delle genti aquilane, io che aquilano non sono, che aquilano sono diventato).
A L'Aquila ho imparato a piangermi dentro, contaminato, forse, dagli aquilani: che non urlano, non piangono e se lo fanno, lo fanno in silenzio. Piangendosi dentro, appunto.
Consapevoli che la "cosa" non interessa più a nessuno fuori da L'Aquila.
Non al Governo: sapete che Berlusconi non si reca più a L'Aquila dal 29 gennaio?
Sapete che tra cinque giorni saranno 15 mesi dalle 3,32 del 6 aprile 2009?
Sapete che la zona rossa (ben più grande del centro storico) è ancora transennata e vigilata dall'esercito (non vi si può accedere) e le macerie sono li come quella notte caddero e anche nei mesi successivi a causa delle scosse che si susseguirono e furono anche di 4,5 gradi?
Sapete che oltre quelle costosissime case realizzate a prezzi di costo più alti dei costi di costruzione milanesi non v'è progetto? Non v'è programma? Non v'è speranza? Non v'è futuro?
Sapete cosa vuol dire essere aquilano oggi?
Sapete, anche, cosa vuole dire essere aquilano madre o padre di bambini dell'età dei vostri bambini?
Non al Governo dicevo.
Non all'opposizione!
Sapete che a L'Aquila gli psicofarmaci (tra i medicinali) hanno subito una impennata paurosa delle ventite?
Sapete del crescente alcolismo degli adolescenti e dei giovani?
Sapete che i giovani e i vecchi e le donne e gli uomini mi fermano per strada e mi dicono: architetto ci aiuti a realizzare dei punti di aggregazione che non siano i centri commerciali (unici luoghi periurbani rimasti in piedi, dove si vive una vita finta), ci aiuti a far rivivere la nostra città.
Sapete quanto disperanti siano queste richieste di aiuto?
Sapete cosa vuol dire ritornare alla vita normale, milanese o romana, e cogliere il fastidio di chi vi ascolta perché raccontate una realtà dissimile da quella che è stata veicolata da media?
Sapete che davanti a tragedie di questa portata una città, un popolo, da soli non possono farcela?
Milano non ce la farebbe e Roma, ed Aosta o Palermo o Torino non ce la farebbero.
So che voi lo sapete!
E mi scuso per questo sfogo notturno generato dalle parole di quella donna aquilana che ha raccontato verità e dolore.
Già in un altra mia notte insonne vi ho mandato, in passato, le seguenti strofe di Martin Niemoller:
Prima vennero a prendere gli zingari,
Io restai in silenzio.
Rubacchiavano.
Quando vennero a prendere gli ebrei
Io restai in silenzio.
Mi stavano antipatici.
Quando vennero a prendere gli omosessuali
Io restai in silenzio.
Mi erano fastidiosi.
Quando vennero a prendere i comunisti
Io restai in silenzio.
Non ero comunista.
Quando vennero per me,
Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.
Non dimentichiamo L'Aquila e gli aquilani, nonostante la cattiva e pessima informazione. Facciamolo per loro. Ma facciamolo anche per noi, affinchè se un giorno ci toccasse di vivere una tragedia analoga si possa avere la speranza che, da qualche parte, possa essere rimasto qualcuno pronto a far sentire la nostra voce.
Buona notte o buongiorno
sopresa in classe
"un piccolo pensiero per esprimerti gratitudine per il bellissimo lavoro svolto con F. quest'anno scolastico,per i suoi evidenti progressi e per la tua ttenzione particolare in questo delicato momento.
Un augurio per un futuro un po' più sereno.
buone vacanze
L.,F.,M."
questa è la sorpresa che ho trovato in classe questa mattina insiemead una sciarpa bellissima tessuta a mano con il telaio.mi sono emozionata e mi sono venuti i brividi tanto più che la sciarpa è stata acquistata in una bottega artigiana a Civitella Alfedena.
grazie a voi per questo anno scolastico fatto di crescita reciproca,grazie bimbi per esservi fidati di me e di avrmi seguito in questa meravigliosa avventura chiamata conoscenza.
Un augurio per un futuro un po' più sereno.
buone vacanze
L.,F.,M."
questa è la sorpresa che ho trovato in classe questa mattina insiemead una sciarpa bellissima tessuta a mano con il telaio.mi sono emozionata e mi sono venuti i brividi tanto più che la sciarpa è stata acquistata in una bottega artigiana a Civitella Alfedena.
grazie a voi per questo anno scolastico fatto di crescita reciproca,grazie bimbi per esservi fidati di me e di avrmi seguito in questa meravigliosa avventura chiamata conoscenza.
martedì 27 luglio 2010
pensieri
a volte penso che la vita sia ingiusta,quando pensi che tutto sia ok e poi invece scopri che di ok non c'è nulla.
non so se si potrà recuperare un rapporto interrotto,se una litigata furente può far finre tutto in una strada di non ritorno.
ho la testa che mi scoppia,penso,penso e forse ha ragione la mamma di daniela io penso troppo.
ma che ci posso fare se le cose le devo capire?
non ci riesco a far finta di nulla ho bisogno di comprendere.
pensare,pensare mi va in pappe il cervello.
spero che tutto si risolva al più presto che questo periodo buio finisca e che il mio piccolo raggio di sole torni a squarciare le tenebre
non so se si potrà recuperare un rapporto interrotto,se una litigata furente può far finre tutto in una strada di non ritorno.
ho la testa che mi scoppia,penso,penso e forse ha ragione la mamma di daniela io penso troppo.
ma che ci posso fare se le cose le devo capire?
non ci riesco a far finta di nulla ho bisogno di comprendere.
pensare,pensare mi va in pappe il cervello.
spero che tutto si risolva al più presto che questo periodo buio finisca e che il mio piccolo raggio di sole torni a squarciare le tenebre
lunedì 19 luglio 2010
vorrei
questa sera sono finita sul terrazzo di marì pur di riuscire a respirare un po'.
la mia camera è caldissima ma soprattutto non tira un alito di vento,qui invece si sta benissimo.
grazie marì perchè anche se non ci sei mi hai dato il permesso di entrare nella tua camera e venire qui a prendere il fresco.
questa sera sono stanchissima,perchè stamane mi sono alzata alle 4.45 per poter prendere il pulman delle 5.30 e venire a roma.
viaggiare mi è sembrato così strano e poi ci sono voluti ben 25 min per arrivare alla fermata del motel,se fossi stata a casa mia ci avrei messo 5 min a scendere alla fermata della questura.
già casa mia .... forse un giorno potrò tornarci.... forse
su al terminillo ieri era fantastico,caldo al punto giusto e con un leggero venticello.
l'innaugurazione è andata benissimo c'era molta gente e in più iri c'erano moltissimi turisti,si è lavorato molto.
sono stanca,si stanca mentelmente, incomincio a risentire di tutto lo stress di questo periodo,in fondo dal 6 aprile non ho mai staccato la spina,ho sempre lavorato e fatto mille cose per avere la giornata piena;forse è il caso di fermarsi un momento a pensare.
e sì a pensare senza correre,pensare tranquillamente a qualsiasi cosa come facevo una volta.
perdermi nell'immaginazione,nei miei voli pindarici.
prima lo facevo spesso,volavo con la fantasia,sognavo ad occhi aperti come fanno i bambini.
ora mi sembra che qualcosa dentro di me si sia spento, sento solo una grande tristezza che maschero con un sorriso. ho smesso di sognare.
vorrei che la mia vita prendesse una piega diversa,mi piacerebbe poter progettare di fare un figlio di creare una vita a due,ma tutto questo è impossibile,mi è negato e mi fa soffrire.
scarico su alberto tutto,perchè ciò che io voglio lui non può darmi.
non la sopporto più questa situazione e mi sto disinnamorando della vita.
sotto certi punti di vista mi sembro un' automa,è come se facessi tutto in modo meccanico,
vorrei ritrovare la mia originalità,la mia curiosità nella vita.
vorrei .... quante cose vorrei ....
la mia camera è caldissima ma soprattutto non tira un alito di vento,qui invece si sta benissimo.
grazie marì perchè anche se non ci sei mi hai dato il permesso di entrare nella tua camera e venire qui a prendere il fresco.
questa sera sono stanchissima,perchè stamane mi sono alzata alle 4.45 per poter prendere il pulman delle 5.30 e venire a roma.
viaggiare mi è sembrato così strano e poi ci sono voluti ben 25 min per arrivare alla fermata del motel,se fossi stata a casa mia ci avrei messo 5 min a scendere alla fermata della questura.
già casa mia .... forse un giorno potrò tornarci.... forse
su al terminillo ieri era fantastico,caldo al punto giusto e con un leggero venticello.
l'innaugurazione è andata benissimo c'era molta gente e in più iri c'erano moltissimi turisti,si è lavorato molto.
sono stanca,si stanca mentelmente, incomincio a risentire di tutto lo stress di questo periodo,in fondo dal 6 aprile non ho mai staccato la spina,ho sempre lavorato e fatto mille cose per avere la giornata piena;forse è il caso di fermarsi un momento a pensare.
e sì a pensare senza correre,pensare tranquillamente a qualsiasi cosa come facevo una volta.
perdermi nell'immaginazione,nei miei voli pindarici.
prima lo facevo spesso,volavo con la fantasia,sognavo ad occhi aperti come fanno i bambini.
ora mi sembra che qualcosa dentro di me si sia spento, sento solo una grande tristezza che maschero con un sorriso. ho smesso di sognare.
vorrei che la mia vita prendesse una piega diversa,mi piacerebbe poter progettare di fare un figlio di creare una vita a due,ma tutto questo è impossibile,mi è negato e mi fa soffrire.
scarico su alberto tutto,perchè ciò che io voglio lui non può darmi.
non la sopporto più questa situazione e mi sto disinnamorando della vita.
sotto certi punti di vista mi sembro un' automa,è come se facessi tutto in modo meccanico,
vorrei ritrovare la mia originalità,la mia curiosità nella vita.
vorrei .... quante cose vorrei ....
sabato 17 luglio 2010
Partigiani del terzo millennio: lettera di un padre ai figli Domenico e Mariapaola morti ad Onna sotto le macerie
Un anno fa ho perso la mia famiglia, il mio paese, Onna, e 40 dei suoi abitanti. E ho perso L’Aquila. Dopo un anno il dolore è, se possibile, ancora più forte. Questa è una lettera ai miei figli. Non so se la leggeranno. Ma sentivo di doverla scrivere. Caro Domenico, cara Maria Paola stamattina, come ogni mattina da un anno ormai, ho creduto, nel mio dormiveglia, di sentire i rumori di una famiglia felice: porte che si aprono, l’odore del caffè che arriva dalla cucina, il libro che non si trova, l’ultimo ripasso prima dell’interrogazione, e poi l’uscio che si chiude, le portiere della macchina che sbattono, l’i nizio di un nuovo giorno pieno di affanni, ma anche di gioie e fiducia nel futuro. Da un anno non sento più rumori, se non quello del tuffo al cuore quando, come se non volessi arrendermi all’evidenza, scopro che le vostre camerette non ci sono più, che là, sotto quelle macerie avete lasciato i sogni, le vostre cose, il cellulare per inviare i messaggi agli amici, il computer per studiare e per chattare, il diario con l’annotazione di un pensiero, di un appuntamento, di una festa alla quale non poter rinunciare.Quella notte di un anno fa, eravamo tutti in quella casa che credevamo la più bella e sicura del mondo.Ero io che ve lo avevo fatto credere e voi di papà avevate fiducia. Io ho tradito la vostra fiducia. Quando tu, Maria Paola, all’una di quella notte maledetta mi hai detto: papà, qui moriamo tutti, io ti ho rassicurato e ho segnato il tuo triste destino.Quel grido, che alle 3.32 è arrivato dalla cameretta di Domenico non era «Aiuto, aiuto». Era «Papà, papà». Quella notte non sono stato capace di salvarvi, mi sono arreso di fronte a una montagna di macerie, alla polvere che bloccava il respiro, all’incubo del quale non riuscivo a vedere i contorni. Mentre voi ci lasciavate, papà e mamma erano lì, in pigiama a cercare l’impossibile, a fare nulla, perché nulla c’era da fare, nemmeno piangere e gridare. Noi eravamo vivi, io che vi avevo costruito una bara di sassi ero vivo e non so ancora spiegarmi perché. In questi mesi tanto si è parlato dei crolli e delle responsabilità. Io ho avuto la grande colpa di fidarmi di chi ci rassicurava, come voi vi siete fidati di me. Ma della vostra morte sono il primo colpevole: non cerco alibi o giustificazioni anche se mi aspetto anch’io che la giustizia degli uomini faccia chiarezza fino in fondo e stabilisca se prima del sisma ci siano state leggerezze, superficialità, incompetenze. Per quanto mi riguarda chi ha scelto di farmi restare vivo mi ha condannato senza appello: non sono morto quella notte, me ne andrò pian piano fra i dubbi, i rimorsi, i sensi di colpa. Voi non meritavate di morire così. Io forse non meritavo di restare in questo mondo. Oggi, un anno dopo, il dolore è più forte che mai. Ogni volta che vi penso, e lo faccio ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, per prima cosa vi chiedo perdono. Due giorni fa, da solo come sempre, sono venuto a farvi visita al cimitero. Ho trovato tanti fiori e piccoli oggetti che vi hanno regalato i cugini e gli amici. È stato l’unico momento in cui ho sorriso: non vi hanno dimenticato e questa per me è la più grande consolazione.In questo anno sono andato in tante scuole a parlare con ragazzi che hanno più o meno la vostra età. In ognuno di loro ho visto i vostri volti.Davanti alla tua foto, cara Maria Paola, spesso non reggo all’e mozione. Quel tuo sguardo quando eri ancora fra noi, per me era il tuo modo per approvare o disapprovare una cosa che avevo detto o fatto. Per me contava solo quel tuo giudizio ed ero certo che mi avresti accompagnato negli anni del tramonto regalandomi tanti momenti sereni senza mai essere invadente, senza mai chiedere nulla, sapendo che su tuo padre ci potevi contare e io potevo contare su di te. Ricordo il giorno quando fra me e te è come se fosse scoppiata una scintilla. Tu sai che io non sono mai stato un padre da bacetto della buona notte. E di questo, credimi, non me ne trovo pentito. Non ho mai sentito il bisogno di dirti ogni secondo che ti volevo bene, tu sapevi che te ne volevo e questo bastava a entrambi. Nel maggio del 2007 io e mamma ci siamo presi una bella paura. Ti era spuntata una piccola ciste sul collo. Per più di tre mesi abbiamo cercato di capire se fosse o meno una cosa grave. Alla fine i medici ci hanno rassicurato ma hanno anche consigliato di toglierla. Era in una posizione molto delicata, l’intervento chirurgico è durato più di tre ore. Siamo stati con il fiato sospeso. Quando ti hanno riportato in camera è iniziato il risveglio dall’anestesia. Tu tremavi di freddo e pronunciavi frasi sconnesse. Io ero lì vicino a te e non riuscivo a bloccare l’ansia. Allora ho fatto un gesto fra i più normali del mondo, ho preso la tua mano sinistra e l’ho stretta forte. Ho visto che ti sei tranquillizzata, mi hai fatto un sorriso. Ti ho chiesto: come stai? Bene, mi hai risposto. Non era vero ma credo che tu l’avessi detto perchè ti sei sentita sicura e protetta. Come ti sentivi sicura e protetta quella notte, e io ho tradito la tua fiducia. Pochi giorni prima del terremoto mi avevi chiesto: perché un giorno non ci facciamo una passeggiata? Nella tua voce c’era una sottile ironia. Sapevi che anche per fare poche centinaia di metri prendevo la macchina. Eppure quella passeggiata che non ho fatto con te è uno dei tormenti delle mie notti. Quando tutto fila liscio sembra che non ci sia mai tempo per fare le cose importanti. Poi, quando le cose importanti ti vengono a mancare ti accorgi di quanto era vuota la tua vita mentre inseguivi il nulla correndo di qua e di là come una trottola.C’era un sogno nella mia vita che non ti ho mai confessato anche se a volte abbiamo parlato anche dei nostri piccoli segreti.Spesso quando ero in macchina mi piaceva ascoltare una canzone che parlava di un padre che porta la figlia all’altare nel giorno del suo matrimonio. Ecco quella era la cosa che mi avrebbe fatto felice.Sognavo quel momento - magari fra 10 o 20 anni - sarebbe stato uno dei giorni più belli della tua vita ma lo sarebbe stato ancora di più per me. Quel giorno non arriverà e il nastro registrato con quella canzone è finito sotto le macerie insieme a tutto il resto. Domenico, è difficile parlare di te solo come un figlio. Guardandoti crescere, e ormai eri diventato un ragazzone, rivedevo me con le mie timidezze, le mie paure ma anche con un senso forte della famiglia, di un progetto da costruire insieme.Sai quante volte in questo anno ho pensato a una frase che mi dicevi sempre quando tornavi da scuola e mi trovavi seduto sul divano con l’aria un po’ corrucciata: «Che hai fatto papà, di che ti lamenti, hai due figli bellissimi» e con un po’ di autoironia aggiungevi: «Soprattutto il maschietto».Ti ricordi quando, tu ancora piccolo, ci azzuffavamo sul letto anche se in realtà lo facevamo più per abbracciarci e stare un po’ insieme per condividere momenti sereni.E poi per anni, ogni sera, prima di andare a letto sempre lì a misurare quant’eri cresciuto. Pochi mesi prima del terremoto avevi esultato: sono più alto di te.Io ti ricordavo quando, a pochi mesi di vita, ti tenevo tutto su un solo braccio. Ora non ce l’avrei fatta nemmeno a tenerti sulle spalle. E tu che mi dicevi: sarò il bastone della tua vecchiaia.Io a risponderti scherzando: sì in testa me lo darai il bastone.Nel 2008, l’ultimo anno della nostra vita, a maggio si svolse come sempre la festa parrocchiale. Tuo nonno Domenico doveva «portare» la statua della Madonna delle Grazie.Tutti i portatori devono indossare la «divisa» della Congregazione. Quel giorno tutti e tre avevamo quella «divisa» e ci facemmo fotografare insieme davanti all’immagine lignea della Vergine: quella foto oggi la conservo come una reliquia, in quella foto c’è il mio sogno infranto.E c’è tutta la mia solitudine. Tu ricordi? Avevamo creato insieme un posto dove stare tranquilli: era la nostra biblioteca. Avevi contribuito a catalogare tutti i libri. Ormai erano a quota 5.000. Quante sere passate ad arricchire il nostro sito internet sulla storia di Onna.Non sapevamo che quelle fotografie che avevi scattato a febbraio sarebbero finite su un libro dedicato a te, a Maria Paola, a papà Domenico, ai miei onnesi che quella notte se ne sono andati per sempre.Quella era la nostra vita.Poi è arrivata la scossa e tutto è finito. Oggi quando mi chiedono quali sono gli obiettivi della mia esistenza rispondo che siete comunque e sempre voi. Nessuno potrà ricostruire la mia vita e la nostra famiglia.Ma nessuno potrà cancellare dalla mia mente il vostro ricordo. Anche se questo per me significa senso del vuoto, pianto, angoscia, respiro che si ferma.Io non so se voi mi avete perdonato. So che comunque ho un impegno nei vostri confronti e nei confronti di tutti quelli che sono morti.Voglio che i nostri luoghi vengano ricostruiti.Non per me.Io ho poco da chiedere al futuro. Quei luoghi però, noi li avevamo ereditati. Dobbiamo restituirli a chi tornerà a viverci e dovranno essere più belli e soprattutto più sicuri. Lo dico con una rabbia che si fa amarezza: nessun genitore dovrà soffrire come sto soffrendo io. Nessuno deve più morire sotto le macerie come voi, Domenico e Maria Paola e come le altre 306 persone.Ora, mentre chiudo questo scritto, con le lacrime agli occhi, ho una grande voglia di abbracciarvi. Non posso, perché non ci siete. Ma voglio dirvi che se il mio dolore è così grande è perché era grande la gioia che mi avete dato, e in fondo sono stato fortunato ad avere due figli come voi. Ciao dal vostro papà. Fino all’ultimo giorno.Fino all’ultimo respiro"
Giustino Parisse
Giustino Parisse
giovedì 15 luglio 2010
abbracci
le ali si schiudono
nel vento
e si lasciano trasportare leggere sulle nuvole,
sui mari,
sui pensieri.
emozioni si schiudono
nell'anima,
si intrecciano a pensieri lontani,
remoti
che riportano alla mente
immagini sbiadite di un tempo lontano,
quasi dimenticato
eppure presente e lucido.
parole,significati,metafore
corrono veloci,
sul filo del pensiero
e giocano a rincorrersi,
allegre,
spensierate,
quanta tristezza nei nostri cuori
quante emozioni nella nostra anima ......
quanti abbracci mancati eppur voluti
nel vento
e si lasciano trasportare leggere sulle nuvole,
sui mari,
sui pensieri.
emozioni si schiudono
nell'anima,
si intrecciano a pensieri lontani,
remoti
che riportano alla mente
immagini sbiadite di un tempo lontano,
quasi dimenticato
eppure presente e lucido.
parole,significati,metafore
corrono veloci,
sul filo del pensiero
e giocano a rincorrersi,
allegre,
spensierate,
quanta tristezza nei nostri cuori
quante emozioni nella nostra anima ......
quanti abbracci mancati eppur voluti
vite parallele
ci sono momenti in cui mi sembra di vivere una vita parallela,nel senso che mi sembra che non sia accaduto nulla e allora mi ritrovo a pensare che effettivamnete quella cosa è in quel tal posto e che domenica posso prenderla, e invece a casa non ci posso tornare se non chiamando il num verde dei pompieri, prendere appuntamento e sperare che effettivamente quella cosa sia ancora lì dove l'ho lasciata.
a volte mi dimentico che c'è stato il terremoto e allora penso che domani e venerdì e andrò al frizzo con le mie amiche per l'aperitivo,che prenderemo una bella birra artigianale con le piadine e ci racconteremo tutta la settimana ed invece....
il frizzo ha riaperto altrove e non ci sono più andata e le mie amiche le vedo una volta ogni tanto nei posti più disparati.
se poi penso alle persone che non ci sono più allora .....
se penso a noemi con cui ho condiviso i mitici anni dell'università della mia prima laurea,la vedo sulle scale dell'università,o vicino la macchinetta del caffè di fronte alla mitica aula F, con i suoi gonnoni e lo zainetto di cuoio che mi sorride,le interminabili chiacchierate sul teatro e su tutto.
se penso a valentina torno indietro di almeno 15 anni quando andavamo in giro sotto i portici e poi ci fermavamo al negozio di fotografia di sua madre a vai accurzio,
se penso a walter lo vedo sorridente insieme a M. davanti al cavur oppure dietro il bancone del suo negozio di roba usata.
a volte mi sembra che tutto questo non sia mai accaduto e che presto mi sveglierò da questo incubo e invece .... è tutto vero.
siamo di nuovo in estate molte cose sono cambiate dall'anno scorso.
l'estate scorsa dormivo su un materasso dentro la tenda sul giardino dei miei zii,la domenica come potevo andavo da alberto.
ricordo la prima notte che ho ridormito al chiuso,eravamo a silvi e di fianco a me c'era alberto,eravamo nel lettone e io non riuscivo a dormire guardavo il soffitto con gli occhi sbarrati e alberto mi diceva "sta tranquilla,dormi un pochino,qui non succede nulla".
alla fine sopraffatta dalla stanchezza mi sono addormentata,quando mi sono svegliata ho pianto,alberto mi ha detto "che è successo ora?" poi ha capito e mi ha detto"sfogati" mi ha abbracciato e siamo rimasti così.
quante volte nel cuore della notte mi sono alzata di botto e seduta sul letto,e alberto "calma,calma"
quante ansie e paure mi porto dentro,ero una roccia ora sono la fragile,terribilmente fragile.
forse un giorno tornerò a volare alto per ora lavoro in una città caotica che mi lascia poco tempo per pensare ......
a volte mi dimentico che c'è stato il terremoto e allora penso che domani e venerdì e andrò al frizzo con le mie amiche per l'aperitivo,che prenderemo una bella birra artigianale con le piadine e ci racconteremo tutta la settimana ed invece....
il frizzo ha riaperto altrove e non ci sono più andata e le mie amiche le vedo una volta ogni tanto nei posti più disparati.
se poi penso alle persone che non ci sono più allora .....
se penso a noemi con cui ho condiviso i mitici anni dell'università della mia prima laurea,la vedo sulle scale dell'università,o vicino la macchinetta del caffè di fronte alla mitica aula F, con i suoi gonnoni e lo zainetto di cuoio che mi sorride,le interminabili chiacchierate sul teatro e su tutto.
se penso a valentina torno indietro di almeno 15 anni quando andavamo in giro sotto i portici e poi ci fermavamo al negozio di fotografia di sua madre a vai accurzio,
se penso a walter lo vedo sorridente insieme a M. davanti al cavur oppure dietro il bancone del suo negozio di roba usata.
a volte mi sembra che tutto questo non sia mai accaduto e che presto mi sveglierò da questo incubo e invece .... è tutto vero.
siamo di nuovo in estate molte cose sono cambiate dall'anno scorso.
l'estate scorsa dormivo su un materasso dentro la tenda sul giardino dei miei zii,la domenica come potevo andavo da alberto.
ricordo la prima notte che ho ridormito al chiuso,eravamo a silvi e di fianco a me c'era alberto,eravamo nel lettone e io non riuscivo a dormire guardavo il soffitto con gli occhi sbarrati e alberto mi diceva "sta tranquilla,dormi un pochino,qui non succede nulla".
alla fine sopraffatta dalla stanchezza mi sono addormentata,quando mi sono svegliata ho pianto,alberto mi ha detto "che è successo ora?" poi ha capito e mi ha detto"sfogati" mi ha abbracciato e siamo rimasti così.
quante volte nel cuore della notte mi sono alzata di botto e seduta sul letto,e alberto "calma,calma"
quante ansie e paure mi porto dentro,ero una roccia ora sono la fragile,terribilmente fragile.
forse un giorno tornerò a volare alto per ora lavoro in una città caotica che mi lascia poco tempo per pensare ......
martedì 13 luglio 2010
mercoledì 7 luglio 2010
manifestazione a roma
oggi c'è stata la manifestazione a roma per chiedere al governo di ripensrci per ciò che riguarda il 100% delle tasse e soprattutto per tenere alta l'attenzione sull'aquila.a quanto pare il tg 1 ci ha ignorato o meglio ha lasciato intendere che gli aquilani hanno insultato bersani.sinceramente non ero presente però il fatto che abbiano usato i manganelli e che ci siano dei feriti mi unrta moltissimo o meglio mi manda il sangue al cervello.
prima eravamo menti fragili dal grilletto facile ora siamo diventati facinorosi dei centri sociali,ma insomma non è che stiamo chiadendo la luna!
chiediamo solo di essere trattati come gli altri terremotati niente di più.
un discorso a parte merita il progetto case che tutta italia ci rinfaccia dicendoci "vi hanno fatto le case nuove cosa volete di più? andate a lavorare"
già andare a lavorare,io per lavorare sono dovuta venire a roma invece di restare a l'aquila.
per 7 mesi sono stata in albergo e poi da un giorno all'altro mi hanno buttato fuori e mi sono dovuta procurare un alloggio a mie spese;dal mese di giugno sono in autonoma sistemazione ma so già che i soldi lì vedrò tra moltissimo tempo.
insomma non siamo degli ingrati semplicemente vorremmo tornare a vivere nelle nostre case,poter riprendere a lavorare nella nostra terra senza per forza emigrare.
il fatto è che per l'italia è tutto risolto,la televisione mostra solo il progetto case e la zona del centro riaperta,e tutto il resto?
sabato riaprirà dopo 15 mesi il bar ai piedi del vicolo di casa mia e abreve anche la parrucchiera sotto casa io però per nadare a casa mia devo chiamre un numero verde per mettermi daccordo con i viglili del fuoco e lasciare i documenti al posto di blocco.
non mi sembra che sia tutto risolto anzi credo proprio che forse sarebbe il caso si riaprire gli occhi,ma in questo momento di crisi globbale è più facile mettere la testa sotto la sabbia,chi non ha vissuto quella notte non può capire e per chi non c'era non è cambiato nulla siamo come il terrremoto di haiti,siamo lonatani basta donare un ero per stare in pace con la coscienza.
il fatto è che la nostra vita è cambiata per sempre,siamo marchiati a fuoco,ma lo sappiamo solo noi perchè il mondo esterno è andato avnti già il secondo dopo che il terremoto è finito.
prima eravamo menti fragili dal grilletto facile ora siamo diventati facinorosi dei centri sociali,ma insomma non è che stiamo chiadendo la luna!
chiediamo solo di essere trattati come gli altri terremotati niente di più.
un discorso a parte merita il progetto case che tutta italia ci rinfaccia dicendoci "vi hanno fatto le case nuove cosa volete di più? andate a lavorare"
già andare a lavorare,io per lavorare sono dovuta venire a roma invece di restare a l'aquila.
per 7 mesi sono stata in albergo e poi da un giorno all'altro mi hanno buttato fuori e mi sono dovuta procurare un alloggio a mie spese;dal mese di giugno sono in autonoma sistemazione ma so già che i soldi lì vedrò tra moltissimo tempo.
insomma non siamo degli ingrati semplicemente vorremmo tornare a vivere nelle nostre case,poter riprendere a lavorare nella nostra terra senza per forza emigrare.
il fatto è che per l'italia è tutto risolto,la televisione mostra solo il progetto case e la zona del centro riaperta,e tutto il resto?
sabato riaprirà dopo 15 mesi il bar ai piedi del vicolo di casa mia e abreve anche la parrucchiera sotto casa io però per nadare a casa mia devo chiamre un numero verde per mettermi daccordo con i viglili del fuoco e lasciare i documenti al posto di blocco.
non mi sembra che sia tutto risolto anzi credo proprio che forse sarebbe il caso si riaprire gli occhi,ma in questo momento di crisi globbale è più facile mettere la testa sotto la sabbia,chi non ha vissuto quella notte non può capire e per chi non c'era non è cambiato nulla siamo come il terrremoto di haiti,siamo lonatani basta donare un ero per stare in pace con la coscienza.
il fatto è che la nostra vita è cambiata per sempre,siamo marchiati a fuoco,ma lo sappiamo solo noi perchè il mondo esterno è andato avnti già il secondo dopo che il terremoto è finito.
martedì 6 luglio 2010
io e il G8
L ' Anno scorso in questo Periodo ero all'Aquila e lavoravo Alla mensa da Campo dei Carabinieri, ho iniziato a Lavorare lì 10 aprile nonostante Gli ematomi Sulle gambe.i Primi Giorni andavo a lavorare con un Enorme Camice e le Gocce di Ochi in Tasca, pian piano POI MI SONO Organizzata per SIA UN abigliamneto Più comodo SIA PER IL freddo.e gia Il Freddo, ti entrava Nelle ossa Insieme all'umidità e POI la mensa non era ancora " Organizzata Alla perfezione Così ci pioveva in testa e per lavare Le Pentole bisognava utilizzare dei Grandi fusti pieni d'acqua .
I Primi Giorni SONO STATI Davvero Duri , Sara Perchè la notte dormiva Poco TRA Il Freddo, le scosse e la Paura ...
Il G8 , SI per il G8 C'E Stata Una Grande e Organizzazione SONO arrivati moltissimi SIA carabinieri che poliziotti per far sì Che L' Aquila non diventasse Una Seconda genova , Che non si ripetessero gli scontri con i black blok , C'era un ' agiatzione palpabile Che SI poteva Tagliare con la lama di un coltello.tutto doveva Andare Alla perfezione .
a differenza di genova a l'aquila non c'era nulla da distruggere e gli aquilani,io per prima,eravamo pronti a prendere noi a sassate i black bloc se si fossero solo lontanamente avvicinati alle nostre case. all'incrocio con la strada per la finanza c'era un solo are crishna con un tamburello e un cartello con scritto peace,è rimasto a l'aquila per tutta la settimana del G8,la mattina presto si metteva sui giardinetti sparti traffico e pregava e durante il giorno suonava il suo tamburello per la pace.
un personaggio davvero particolare,ma allostesso tempo una persona detrminata che crede davvero nella sua scelta di vita.
all'inizio il G8 si doveva fare alla maddalena poi è stato spostato a l'aquila,erano state noleggiate delle navi da crociera favolose per far alloggiare i Capi di Stato,poi visto il cambio di location sono state ormeggiate nel porto di ortona e ci hanno dormito i militari.
La mensa era in fibrillazione , è Stata allestita un'altra mensa da campodi fianco a quella preesistente per far Si che potessero Mangiare Sempre 600 militari per TURNO , Gli Scarichi delle Materie Prime SI SONO moltiplicati , sono stati aumentati i Cuochi,Gli addetti di cucina,ed anche il personale civile come noi .
I Cuochi SONO Persone eccezionali , ne ho conosciuti molti di Che SI SONO avvicendati in quei MESI,sempre con il sorriso sulle labbra e con la battuta pronta,quelle 4 ore al giorno sono state molto utili per poter staccare la spina .
Il responsabile della mensa maggiore sembrava impazito.
Il Giorno del G8 e Stato devastante , mentre i capi di Stato discutevano Noi preparavamo per Il Pranzo Qualcosa come 800 Pasti, di semper CUI 400 cestini da mandare Alle Pattuglie per le strade.abbiamo Fatto turni massacarnti per Una Settimana .
Di black Blok neanche L ' ombra pero C'era Molta paura.
per Giorni abbiamo parcheggiato le Macchine tra i semi palazzi crollati Davanti Alla Caserma , per Giorni ci siamo guardate le spalle.c'è Stato un fermo,un furgoncino Tutto Dipinto Pare Che Dentro ci fossero Mazze e Altri arnesi,come se a l'aquila mancassero!!!!
Un giorno solo siamo state accolte Dalle urla di qualcuno che era stato arrestato E Stava nella cella dietro al piantone , era ubriaco Che pare avesse tirato dei fuochi di capodanno Dentro la Tendopoli di Piazza d'Armi CREANDO TRA Gli sfollati allarmismo.
Le Strade erano chiuse e in alcuni casi bisognavaavere dei pass per passare altrimenti era tutto of Limite.
Gli Elicotteri giravano Sulle Nostre Teste in contonuazione , era assordante Ronzio , SIA di Giorno Che di notte , per Giorni MI SONO sentita spiata .
ovunque giravi erano posti di Blocco, siamo STATI sequestrati per Una Settimana , quando Tutto Finito ho tirato sopspiro di Sollievo .
Il G8 al 'Aquila Sicuramente ha giovato uno Perchè Così Il Resto del Mondo ha visto Cosa Davvero era accaduto e in alcuni casi i Risultati SONO arrivati.un'altra cosa molto Caratteristica Formulazione Molto Folcloristico e Stata La Tenda di Gheddafi e le Sue Guardie del Corpo , SE CI Fosse Stata Una Scossa in quei Giorni tutti sarebbero stati evaquati a Roma in brevissimo tempo e comunque POI C'era semper La Tenda di Gheddafi Pronta ad accogliere tutti " .
Gli Americani SONO arriavti con quasi Mese di anticipada per valutare le Sicurezza del Posto Colomba SI Il G8.tutto e sarebbe andato verso uno Il Giusto ANCHE SE ....
quei giorni li ricorderò come giorni di grande lavoro,con doppi turni e tanta tanta tensione con negli occhi le immagini di genova
I Primi Giorni SONO STATI Davvero Duri , Sara Perchè la notte dormiva Poco TRA Il Freddo, le scosse e la Paura ...
Il G8 , SI per il G8 C'E Stata Una Grande e Organizzazione SONO arrivati moltissimi SIA carabinieri che poliziotti per far sì Che L' Aquila non diventasse Una Seconda genova , Che non si ripetessero gli scontri con i black blok , C'era un ' agiatzione palpabile Che SI poteva Tagliare con la lama di un coltello.tutto doveva Andare Alla perfezione .
a differenza di genova a l'aquila non c'era nulla da distruggere e gli aquilani,io per prima,eravamo pronti a prendere noi a sassate i black bloc se si fossero solo lontanamente avvicinati alle nostre case. all'incrocio con la strada per la finanza c'era un solo are crishna con un tamburello e un cartello con scritto peace,è rimasto a l'aquila per tutta la settimana del G8,la mattina presto si metteva sui giardinetti sparti traffico e pregava e durante il giorno suonava il suo tamburello per la pace.
un personaggio davvero particolare,ma allostesso tempo una persona detrminata che crede davvero nella sua scelta di vita.
all'inizio il G8 si doveva fare alla maddalena poi è stato spostato a l'aquila,erano state noleggiate delle navi da crociera favolose per far alloggiare i Capi di Stato,poi visto il cambio di location sono state ormeggiate nel porto di ortona e ci hanno dormito i militari.
La mensa era in fibrillazione , è Stata allestita un'altra mensa da campodi fianco a quella preesistente per far Si che potessero Mangiare Sempre 600 militari per TURNO , Gli Scarichi delle Materie Prime SI SONO moltiplicati , sono stati aumentati i Cuochi,Gli addetti di cucina,ed anche il personale civile come noi .
I Cuochi SONO Persone eccezionali , ne ho conosciuti molti di Che SI SONO avvicendati in quei MESI,sempre con il sorriso sulle labbra e con la battuta pronta,quelle 4 ore al giorno sono state molto utili per poter staccare la spina .
Il responsabile della mensa maggiore sembrava impazito.
Il Giorno del G8 e Stato devastante , mentre i capi di Stato discutevano Noi preparavamo per Il Pranzo Qualcosa come 800 Pasti, di semper CUI 400 cestini da mandare Alle Pattuglie per le strade.abbiamo Fatto turni massacarnti per Una Settimana .
Di black Blok neanche L ' ombra pero C'era Molta paura.
per Giorni abbiamo parcheggiato le Macchine tra i semi palazzi crollati Davanti Alla Caserma , per Giorni ci siamo guardate le spalle.c'è Stato un fermo,un furgoncino Tutto Dipinto Pare Che Dentro ci fossero Mazze e Altri arnesi,come se a l'aquila mancassero!!!!
Un giorno solo siamo state accolte Dalle urla di qualcuno che era stato arrestato E Stava nella cella dietro al piantone , era ubriaco Che pare avesse tirato dei fuochi di capodanno Dentro la Tendopoli di Piazza d'Armi CREANDO TRA Gli sfollati allarmismo.
Le Strade erano chiuse e in alcuni casi bisognavaavere dei pass per passare altrimenti era tutto of Limite.
Gli Elicotteri giravano Sulle Nostre Teste in contonuazione , era assordante Ronzio , SIA di Giorno Che di notte , per Giorni MI SONO sentita spiata .
ovunque giravi erano posti di Blocco, siamo STATI sequestrati per Una Settimana , quando Tutto Finito ho tirato sopspiro di Sollievo .
Il G8 al 'Aquila Sicuramente ha giovato uno Perchè Così Il Resto del Mondo ha visto Cosa Davvero era accaduto e in alcuni casi i Risultati SONO arrivati.un'altra cosa molto Caratteristica Formulazione Molto Folcloristico e Stata La Tenda di Gheddafi e le Sue Guardie del Corpo , SE CI Fosse Stata Una Scossa in quei Giorni tutti sarebbero stati evaquati a Roma in brevissimo tempo e comunque POI C'era semper La Tenda di Gheddafi Pronta ad accogliere tutti " .
Gli Americani SONO arriavti con quasi Mese di anticipada per valutare le Sicurezza del Posto Colomba SI Il G8.tutto e sarebbe andato verso uno Il Giusto ANCHE SE ....
quei giorni li ricorderò come giorni di grande lavoro,con doppi turni e tanta tanta tensione con negli occhi le immagini di genova
a volte
a volte non ci sono parole per descrivere ciò che si prova,
a volte mi sembra di essere un' aliena sciesa in terra,
a volte penso di essere sospesa a mezz'aria,
a volte mi sembra che non debba mai finire,
a volte mi sento imbracata nelle mie stesse emozioni,
a volte mi sembra che i miei pansieri siano fasciati intorno a me,
a volte mi sembra che le le parole siano puntellate dentro di me
e si incaglino tra le mie anzie,tra le mie nuove paure.
a volte mi sembra di aver perso tutto
e di adare aventi per forza di inerzia,
a volte mi sembra come se io non fossi più padrona della mia vita,
è come se mi lasciassi vivere invece di vivere.
a volte mi manca una boccata d'aria fresca
che cancelli con un colpo di spugna tutti i tristi pensieri,
tutte le immagini che si rincorrono nella mente nei momenti più bui.
a volte vorrei svegliarmi e pensare è stato solo un brutto incubo
ed invece mi ritrovo imbrigliata,fasciata,puntellata
in una vita che forsenon mi appartiene ....
a volte mi sembra di essere un' aliena sciesa in terra,
a volte penso di essere sospesa a mezz'aria,
a volte mi sembra che non debba mai finire,
a volte mi sento imbracata nelle mie stesse emozioni,
a volte mi sembra che i miei pansieri siano fasciati intorno a me,
a volte mi sembra che le le parole siano puntellate dentro di me
e si incaglino tra le mie anzie,tra le mie nuove paure.
a volte mi sembra di aver perso tutto
e di adare aventi per forza di inerzia,
a volte mi sembra come se io non fossi più padrona della mia vita,
è come se mi lasciassi vivere invece di vivere.
a volte mi manca una boccata d'aria fresca
che cancelli con un colpo di spugna tutti i tristi pensieri,
tutte le immagini che si rincorrono nella mente nei momenti più bui.
a volte vorrei svegliarmi e pensare è stato solo un brutto incubo
ed invece mi ritrovo imbrigliata,fasciata,puntellata
in una vita che forsenon mi appartiene ....
domenica 4 luglio 2010
anzia
oggi ero all'aquila comodamente seduta in quella che ora è la nostra casa,una cucina rustica con bagno esterno,quando ha incominciato a tuonare e lampeggiare e mentre iniziava un temporale torrenziale .... si è mossa la mia sedia .... ho aspettato un attimo e ho pensato ai tuini e invece ..... scossa di 3.6.
erano mesi che non sentivo una scossa,mi si è gelato il sangue.
in più su canale 5 hanno fatto la replica di matrix sul dvd del concerto delle amiche per l'abruzzo,guardandolo mi veniva da piangere,vedere la pausini sconcertata,spagna piangere ...
mamma mia quando ne usciremo,quando.
certo se qualcuno dovesse leggere questo blog potrebbe dire che stress parla sempre di terremoto,e già .... ma come si fa a non parlarne
perchè continuano le scosse?
perchè a distanza di più di un anno la terra non si placa?
erano mesi che non sentivo una scossa,mi si è gelato il sangue.
in più su canale 5 hanno fatto la replica di matrix sul dvd del concerto delle amiche per l'abruzzo,guardandolo mi veniva da piangere,vedere la pausini sconcertata,spagna piangere ...
mamma mia quando ne usciremo,quando.
certo se qualcuno dovesse leggere questo blog potrebbe dire che stress parla sempre di terremoto,e già .... ma come si fa a non parlarne
perchè continuano le scosse?
perchè a distanza di più di un anno la terra non si placa?
giovedì 1 luglio 2010
tristezza per un'amica
oggi sulla metro c'era una signora che ha detto che ostia antica è una zona sismica,appena arrivata a scuola ho chiesto alla mia collega e lei mi ha detto non è assolutamente vero.
la pulce nell'orecchio però mi è rimasta nella testa così questa sera sono andata sul sito dell'ingv ed effettivamente quella zona è gialla.ho chiamato d.per dirglielo tra lo scherzoso e l'ironico e lei mi ha detto certo che tu sei rimasta un po' schoccatella,anche oggi quando parlavi,cmq qui non è mai successo nulla. non ti andare a vedere ste cose vai su fb con le tue amiche ....
ci sono rimasta male,si male perchè è vero io sarò come dice lei schoccatella, però per la miseria mi sono alzata sotto un cumulo di calcinacci,sono viva per miracolo.
pensavo mi capisse,ora con chi potrò ancora parlare? pensavo di aver trovato un'amica.
lo so che paralre di terremoti è pesante ed infatti io cerco di parlarne il meno possibile perchè non voglio essere compatita.
gli aquilani quasi tutti i giorni vanno sull'ingv per vedere le scosse anche se ormai non le scrivono più,è normale per me andare su quel sito,come è normale anadre su 6 aprile,sul capoluogo e su tutti gli altri siti che parlano dell'aquila.
solo chi la vede tutti i giorni,chi ci ha vissuto e adesso la vede ferita,imbavagliata,imbrcata,puntellata,fasciata lo può capire. è proprio vero fuori dell'aquila la vita continua come nulla fosse,non è successo assolutamente nulla.
non possono capire,mi sento vuota.
forse bisogna puntellare tutte le emozioni e fasciarle intorno al cuore per evitare che escano fuori.
mascherarsi con un sorriso e andare avanti.
come si può vivere così?una volta,un anno fa tutto era diverso,guardando le foto che ho sul pc mi sembra che quella vita non sia la mia,sia di un'altra persona.
quel magico san valentino che ci accolse dopo una cena romantica con la città evvolta nella neve,fu meraviglioso camminare con il passo ovattato per i vicoli facendosi accarezzare il viso dai mille fiocchi che lenti scendono danzando dal cielo ....
le foto dentro al frizzo dei nostri aperitivi del venerdì,il panippo a piazzetta cavur,i caffè della domenica al gran caffè in piazza d'uomo .....
una vita fa,passata e chissa se mai ritornerà.
ho le lacrime agli occhi,è tutto così folle ..... pazzescamente vero
la pulce nell'orecchio però mi è rimasta nella testa così questa sera sono andata sul sito dell'ingv ed effettivamente quella zona è gialla.ho chiamato d.per dirglielo tra lo scherzoso e l'ironico e lei mi ha detto certo che tu sei rimasta un po' schoccatella,anche oggi quando parlavi,cmq qui non è mai successo nulla. non ti andare a vedere ste cose vai su fb con le tue amiche ....
ci sono rimasta male,si male perchè è vero io sarò come dice lei schoccatella, però per la miseria mi sono alzata sotto un cumulo di calcinacci,sono viva per miracolo.
pensavo mi capisse,ora con chi potrò ancora parlare? pensavo di aver trovato un'amica.
lo so che paralre di terremoti è pesante ed infatti io cerco di parlarne il meno possibile perchè non voglio essere compatita.
gli aquilani quasi tutti i giorni vanno sull'ingv per vedere le scosse anche se ormai non le scrivono più,è normale per me andare su quel sito,come è normale anadre su 6 aprile,sul capoluogo e su tutti gli altri siti che parlano dell'aquila.
solo chi la vede tutti i giorni,chi ci ha vissuto e adesso la vede ferita,imbavagliata,imbrcata,puntellata,fasciata lo può capire. è proprio vero fuori dell'aquila la vita continua come nulla fosse,non è successo assolutamente nulla.
non possono capire,mi sento vuota.
forse bisogna puntellare tutte le emozioni e fasciarle intorno al cuore per evitare che escano fuori.
mascherarsi con un sorriso e andare avanti.
come si può vivere così?una volta,un anno fa tutto era diverso,guardando le foto che ho sul pc mi sembra che quella vita non sia la mia,sia di un'altra persona.
quel magico san valentino che ci accolse dopo una cena romantica con la città evvolta nella neve,fu meraviglioso camminare con il passo ovattato per i vicoli facendosi accarezzare il viso dai mille fiocchi che lenti scendono danzando dal cielo ....
le foto dentro al frizzo dei nostri aperitivi del venerdì,il panippo a piazzetta cavur,i caffè della domenica al gran caffè in piazza d'uomo .....
una vita fa,passata e chissa se mai ritornerà.
ho le lacrime agli occhi,è tutto così folle ..... pazzescamente vero
Iscriviti a:
Post (Atom)